Allarme negli Usa, i dischi americani non funzionano più all’estero

L’industria americana del disco fa i conti di fine anno e scopre di non essere più l’invincibile armata dei bei tempi andati.
L’allarme lo ha lanciato nelle scorse settimane il periodico specializzato “Billboard”, che ha rilevato come tra i cinque album americani più venduti sul suolo nazionale nel corso del ‘97 uno solo, “Tragic kingdom” dei No Doubt, ha raggiunto livelli consistenti di vendita anche all’estero.
Grazie al successo radiofonico internazionale riscosso dal singolo “Don’t speak” e alla sua intensa attività promozionale all’estero, infatti, la band californiana ha venduto 4 milioni e 830 mila copie di “Tragic kingdom” fuori dagli Stati Uniti, che si aggiungono agli 8 milioni di copie distribuiti sul mercato interno: il disco ha ottenuto successi di vendita significativi in paesi come il Canada (1 milione di copie), la Gran Bretagna (300 mila copie), la Germania (250 mila copie), l’Australia (210 mila), la Francia (100 mila) e anche l’Italia, dove l’album ha superato le 100 mila copie conseguendo il disco di platino.
Meno bene si sono comportati sul mercato internazionale gli altri “charbusters” della stagione discografica americana: da Jewel (7 milioni di copie in Usa e 1 milione 300 mila nel resto del mondo) ai Wallflowers (4 milioni in America e 920 mila copie all’estero), dallo scomparso rapper Notorious B.I.G. (6 milioni di copie e 600 mila rispettivamente) alla “lolita” del country LeAnn Rimes (5 milioni di copie in patria e appena 550 mila fuori dai confini nazionali).

“Billboard” attribuisce la defaillance alla natura dei dischi che oggi hanno successo in America, oltre che all’accresciuto livello qualitativo e competitivo delle produzioni che provengono dagli altri paesi: i campioni del country, del rock e dell’hip hop statunitense, che dominano le classifiche nazionali, fanno una musica difficile da esportare, troppo legata ai gusti di settori specifici (per quanto ampi) del pubblico americano.
Il rimedio, secondo il settimanale americano e gli operatori intervistati sull’argomento, è uno solo: cercare di incrementare la produzione di dischi di taglio più pop e di orientamento più “mainstream” e abbandonare l’atteggiamento “insulare” e un po’ spocchioso che fino ad oggi ha contraddistinto numerosi artisti statunitensi, impegnandosi più di frequente in concerti e apparizioni promozionali all’estero. Come appunto hanno fatto i No Doubt di Gwen Stefani, che nel ‘97 hanno visitato tre volte l’Europa, due volte il Sud Est Asiatico e una volta l’America latina.
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