Cresce, nel mondo, il peso dei repertori 'locali'

“Act local, think global”: il nuovo credo universale della discografia mondiale, spinta dalla necessità di arricchire e diversificare le sue fonti di repertorio, si sta traducendo in realtà se è vero che, come sottolinea una ricerca dell’IFPI (la federazione internazionale dell’industria musicale) appena pubblicata, le vendite dei dischi pubblicati da artisti locali hanno incrementato la loro quota di mercato mondiale di ben dieci punti percentuali rispetto a dieci anni fa. Secondo il rapporto annuale dell’IFPI “The Recording Industry in numbers – 2001”, che analizza in dettaglio i mercati musicali di 76 paesi, le vendite di dischi di artisti locali (o comunque sotto contratto con etichette locali) sono cresciute nel mondo fino a rappresentare il 68 % del giro d’affari dell’industria nell’anno 2000 (era il 58 % nel 1991): la tendenza si riscontra in tutte le aree del mondo, con l’eccezione di Africa e Medio Oriente.
Secondo il presidente e amministratore delegato dell’IFPI Jay Berman questo significa che “l’industria discografica è emersa nello scorso decennio come un investitore importante nelle culture locali del mondo”. Nel frattempo, però, la globalizzazione del mercato porta artisti come Britney Spears, Santana e i Beatles a comparire nelle Top 10 di numerosi paesi simultaneamente (rispettivamente 19, 18 e 16 nel corso del 2000).
Gli ultimi dati disponibili per il mercato italiano, relativi al 2000, segnalavano una flessione dell’incidenza del repertorio locale sul totale delle vendite (41 %, sei punti in meno rispetto all’anno precedente, vedi news). Tuttavia, come dimostrano i più recenti dati di vendita, l’Italia resta una delle nazioni dove è maggiore il consumo e il gradimento di musica locale.
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