Ferdinando Arnò, il jazzista che scrive jingles

C'è stato un tempo in cui i musicisti giudicavano quasi sconveniente comporre musica per la pubblicità o concedere una canzone per uno spot, attività indubbiamente remunerative ma ritenute potenzialmente lesive dell'immagine e dell'integrità artistica. Le cose sono cambiate: comparendo a sorpresa qualche anno fa in un "promo" della griffe di biancheria intima femminile Victoria's Secret e autorizzando l'uso di  "Blowin' in the wind" per il filmato pubblicitario di un supermarket inglese, Bob Dylan ha infranto un altro tabù. E anche se illustri colleghi come Bruce Springsteen, Neil Young o Tom Waits resistono stoicamente, la pubblicità televisiva viene oggi generalmente percepita come un revenue stream alternativo con grande potenziale di crescita per l'intera  industria  discografica (2 per cento del fatturato mondiale del settore nel 2011, secondo gli ultimi dati diffusi dall'IFPI). Nonché come una importante vetrina promozionale, una piattaforma di lancio per talenti emergenti o dimenticati, ora che i format radiofonici sono irrigiditi sulla ripetizione ossessiva dei grandi successi e Internet è un oceano tempestoso da cui è difficile emergere (eclatanti, negli ultimi anni, gli exploit del defunto Nick Drake con uno spot Volkswagen e di Feist con un "commercial" della Apple).  

    C'è stato un tempo in cui i musicisti giudicavano quasi sconveniente comporre musica per la pubblicità o concedere una canzone per uno spot, attività indubbiamente remunerative ma ritenute potenzialmente lesive dell'immagine e dell'integrità artistica. Le cose sono cambiate: comparendo a sorpresa qualche anno fa in un "promo" della griffe di biancheria intima femminile Victoria's Secret e autorizzando l'uso di  "Blowin' in the wind" per il filmato pubblicitario di un supermarket inglese, Bob Dylan ha infranto un altro tabù. E anche se illustri colleghi come Bruce Springsteen, Neil Young o Tom Waits resistono stoicamente, la pubblicità televisiva viene oggi generalmente percepita come un revenue stream alternativo con grande potenziale di crescita per l'intera  industria  discografica (2 per cento del fatturato mondiale del settore nel 2011, secondo gli ultimi dati diffusi dall'IFPI). Nonché come una importante vetrina promozionale, una piattaforma di lancio per talenti emergenti o dimenticati, ora che i format radiofonici sono irrigiditi sulla ripetizione ossessiva dei grandi successi e Internet è un oceano tempestoso da cui è difficile emergere (eclatanti, negli ultimi anni, gli exploit del defunto Nick Drake con uno spot Volkswagen e di Feist con un "commercial" della Apple).  

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