I Beastie Boys costretti a chiudere la Grand Royal

Un altro sogno di autogestione artistica si infrange contro la realtà del mercato e dei bilanci in rosso: tocca, questa volta, alla Grand Royal, l'etichetta dei Beastie Boys che si vede costretta a chiudere bottega dopo otto anni di attività (e di buoni dischi): non sono bastati la guida esperta di John Silva e di Gary Gersh (ex boss della Capitol) né il recente accordo di distribuzione siglato a livello mondiale con la Virgin (quasi un milione di copie vendute con l’album di debutto degli At The Drive-In) a salvare l’etichetta dai debiti sempre più pesanti, dai costi infrastrutturali divenuti insostenibili, dal deprezzamento degli “asset” aziendali e dalle difficili condizioni di mercato, come spiega un comunicato diffuso nella giornata di venerdì 31 agosto.

Un esito “tragico”, lo hanno definito con rammarico i membri della band, aggiungendo che la decisione di chiudere l’avventura discografica è stata una delle più difficili a cui si sono trovati a far fronte nel corso della loro carriera. .


Incerto, a questo punto, anche il futuro degli artisti legati all’etichetta, tra cui figurano Atari Teenage Riot, Ben Lee, Sean Lennon e BS 2000, oltre alle componenti delle disciolte Luscious Jackson.
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