Industria: I negozianti di San Marino si pentono e dicono "no alla pirateria"

La Repubblica di San Marino (fino ad oggi ritenuta una specie di Tortuga per i "corsari" del disco) promette di ammainare la bandiera della pirateria.

Il minuscolo stato, finito nella lista nera degli osservati speciali dell’industria discografica americana per il suo fiorente mercato del falso (almeno 3 milioni di cassette pirata prodotte nel ‘96), avrebbe deciso di rinunciare per sempre agli spregiudicati comportamenti commerciali che l’hanno reso tristemente famoso presso le case discografiche locali e multinazionali. La solenne promessa di voltare pagina trova il suo fondamento in un accordo raggiunto nei giorni scorsi tra il governo locale e il Consorzio Sanmarinese Elettrici, l’associazione di categoria che riunisce i rivenditori di dischi della zona. Per effetto del patto stipulato con le autorità locali, i negozianti di San Marino si sono impegnati a vendere solo prodotti legittimi, acquistati direttamente dalle case discografiche o da distributori e grossisti autorizzati. Un ripensamento, il loro, a cui certo non è estranea la determinazione mostrata dalle autorità locali, a loro volta accerchiate dalla "lobby" discografica internazionale, di applicare finalmente con rigore le pesanti sanzioni previste dalla legge antipirateria locale (200 mila lire di multa per ogni copia illegale messa in commercio, fino a un massimo di mezzo miliardo di lire). Queste, almeno, le intenzioni dichiarate sulla carta: ma la FPM, unità locale dell’organismo antipirateria dei discografici, pur plaudendo all’iniziativa, ha annunciato l’intenzione di continuare a lavorare a stretto contatto con la magistratura e le forze di polizia per vigilare sul comportamento degli operatori locali. Per il momento, comunque, i "detective" dell’antipirateria tirano un respiro di sollievo e pensano al prossimo improbo compito che li aspetta: contrastare i falsari di Napoli. .

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