Record Store Day 2012, Italia: il punto della situazione

Record Store Day 2012, Italia: il punto della situazione

Eravamo molto incuriositi dall'indagare sulle premesse di quella che sarà la prossima edizione italiana del Record Store Day. Un po' perché gli amanti del vinile e dei piccoli negozi di prossimità che di app, online store e Spotify non ne possono più li abbiamo sempre avuti in simpatia (immaginiamo ricambiata, stando almeno a quello che ci scrivono. Via mail o su Facebook, ché anche all'analogico c'è un limite...). Un po' perché, nonostante all'estero - soprattutto negli USA, dove l'iniziativa è nata quattro anni fa - la preparazione all'appuntamento del prossimo 21 aprile appaia agli occhi dell'osservatore straniero febbrile, con un moltiplicarsi di iniziative ed eventi collaterali a tutti i livelli, in Italia ad un mese e poco più dalla scadenza non si segnalava altro che calma piatta. Curiosamente, perché - dati alla mano - il mercato del vinile e del disco "fisico" sta facendo segnare, pur nel quadro di una grave crisi generalizzata, riguardante non solo il comparto relativo, risultati tutt'altro che scoraggianti. Eppure, fatte salve eccezioni come gli Afterhours, i Calibro 35, i Mariposa, gli Zen Circus e pochissimi altri, da band, etichette, rivenditori ed operatori in generale di segnali non ne erano arrivati.

Chiaro, fin da subito, è stato l'handicap causato dalla mancanza di un coordinamento nazionale della manifestazione: lo hanno lamentato i negozianti, che hanno ammesso di sentirsi abbandonati a sè stessi, meno discografici e distributori. Sicuramente, una comunicazione (possibilmente) strutturata incentrata sull'iniziativa avrebbe forse contribuito ad innescare un virtuoso battage presso i media contribuendo ad innalzare il livello di attenzione, ma - di contro - un'autorità in materia sarebbe inevitabilmente stata foriera di polemiche, mugugni più o meno sottotraccia e pubbliche dissociazioni. Comunque tutte cose che, a una festa, avrebbero fatto poco gioco.

E' la comunicazione, quindi, ad essere venuta meno? Forse. Anche perché i discografici, almeno quelli che ci hanno risposto, non si sono fatti cogliere del tutto impreparati. Oltre alle indipendenti, strutturalmente più duttili, costituzionalmente più affini al Record Store Day e quindi naturalmente più inclini ad iniziative del genere, anche le major non hanno mancato di darsi da fare, andando ad attingere al repertorio di artisti filosoficamente il più vicini possibile alla manifestazione, come ha fatto la Sony con Litfiba e Marlene Kuntz. Lo stesso discorso vale per i distributori, che - pur di fronte a "un'operazione non commerciale", e quindi poco invitante in un periodo di contrazione del mercato - hanno cercato, nel loro piccolo, di pianificare una serie di pubblicazioni ad hoc da concedere in esclusiva alle piccole rivendite.

Eppure qualcosa deve essere andato storto, perché - tra gli addetti ai lavori - nessuno sembrava essere stato informato di questi sforzi. Passi l'ignoranza dei media: alla poca curiosità di un giornalista avrebbe potuto supplire un efficiente ufficio stampa di un coordinamento nazionale. Quella dei propri partner commerciali, ovvero i negozianti, è però grave. I loro cahiers de doléances sono i più fitti, e - nella quasi totalità dei casi - il capitolo più lungo è sempre e solo dedicato all'industria del disco. Alle major, nello specifico, responsabili - a loro detta - di trascurare il Record Store Day in favore della grandi catene di distribuzione. Tuttavia qualcuno pare si sia mosso. Possibile che - salvo rare eccezioni, che hanno riconosciuto a pochi distributori e a parte dell'universo major un impegno, seppure minimo e in parte tardivo - in così pochi fossero al corrente dei piani dei propri interlocutori commerciali?

Viene da pensare che i negozi, tutto sommato, qualche responsabilità l'abbiano. Sul sito ufficiale del Record Store Day, nella sezione dedicata all'Italia, vengono segnalati in tutto 108 punti vendita aderenti all'iniziativa. Di questi solo 36 hanno risposto alle nostre telefonate, ed appena 26 hanno risposto alle nostre domande sulla manifestazione. Dimostrando, nella quasi totalità dei casi, di non essere a conoscenza dei piani - minimi, d'accordo - di etichette e distributori. E' anche comprensibile la vena polemica ("La discografia italiana si è mossa? Io non me ne sono accorto. Bisognerebbe coinvolgere la De Filippi...", ci ha amaramente confessato Alessandro del Gap Record Store di Pisa) di realtà sempre più oppresse da crisi finanziaria, concorrenza della grande distribuzione e apatia del pubblico: eppure, l'idea che un po' più di attenzione da parte dei negozianti riguardo al mercato domestico non avrebbe affatto guastato non ce la toglie nessuno. Soprattutto perché, quando si è piccoli, l'unione fa la forza.

E gli artisti? "Dove sono finiti Ligabue, Vasco Rossi, Jovanotti, Zucchero, eccetera, e cosa fanno per celebrare il Record Store Day?", si - e ci - chiede Valeria de Il Discomane di Milano. A meno di sorprese dell'ultimo minuto, che auspichiamo, supponiamo che per il momento la risposta sia niente, dato che nessuno dei siti ufficiali delle voci citate prevede iniziative in tal senso. Peccato, poi, che due realtà forti e discograficamente coinvolte in prima persona abbiano preso altri impegni per quel giorno (i Marlene Kuntz saranno in concerto al Fuori Orario di Taneto di Gattatico, mentre i Litfiba saranno di scena, lo stesso giorno, alla Unipol Arena di Bologna), ma chissà che non ci scappi un fuori programma nel negozio di dischi più vicino. Per il resto, il panorama indie di certo si muoverà, ma in ordine sparso, a macchia di leopardo e all'ultimo momento, come tanti negozianti ci hanno confermato.

L'unico attore di questa vicenda del quale, anche volendo, non potremmo cercare di svelare le mosse è il pubblico: l'attore protagonista, l'unico che potrà decretare il successo o l'insuccesso del Record Store Day. Prima delle major, dei distributori e dei negozianti, a testimoniare che "in Italia non ci sia la cultura della musica" sia ormai un luogo comune (abusato, e molto caro ai soloni) spetterà ai tanti che tra quattro sabati decideranno di passare un po' di tempo - e, possibilmente, spendere un po' di soldi - in un negozio di dischi. Se il Record Store Day, in Italia, fosse una manifestazione importante, di quelle in grado di guadagnare le prime pagine dei quotidiani nazionali (almeno online) e un paio di cenni nei telegiornali, una pletora di sociologi e statistici ci avrebbe già inondato di proiezioni circa l'affluenza, magari regione per regione. Noi preferiamo rimanere coi piedi per terra riservandoci, semmai, di parlarne il 22 aprile. Sperando che, comunque sia, l'anno prossimo vada meglio...
 

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.