Fabio Concato presenta 'Tutto qua': 'Osservare è la cosa che mi riesce meglio'

Fabio Concato presenta 'Tutto qua': 'Osservare è la cosa che mi riesce meglio'

Sessant'anni non ancora compiuti, un nuovo album pubblicato a undici anni di distanza dal precedente, la passione per la musica classica, scoperta a cinquat'anni, e il pensiero fisso che nella vita, la vera salvezza è provare ad essere più sensibili: Fabio Concato è molto diretto ma altrettanto pacato nel raccontare i temi che caratterizzano gli undici brani presenti nella sua ultima fatica in studio intitolata "Tutto qua", pubblicato martedì 20 marzo. "La canzone che dà il titolo al disco è un manifesto", racconta il cantautore, "Ci stiamo concentrando troppo sulla politica e sull'economia quando in realtà, i bisogni dell'uomo e i suoi problemi, sono anche altri. Abbiamo bisogno di essere sostenuti e curati da questa società, invece siamo lasciati allo sbando. Dobbiamo riacquistare fiducia, ricevere e dare amore. Mi rendo conto che provoca dolore incontrare un poveraccio, quindi cerchi di rimuoverlo, ma queste cose esistono, ci sono e non dobbiamo delegarle agli altri, dobbiamo occuparcene un po' anche noi in prima persona e provare a guardarci in torno con occhi diversi, cogliere le sfumature perché è quello che serve per vivere meglio".
Un disco ispirato, realizzato in un mese, dopo oltre dieci anni passati a "vivere", perché la musica è fondamentale ma non è tutto: "C'è una canzone del disco, 'L'altro di me', che contiene forse la chiave di lettura dell'intero album. In questi anni lontano dalla scena ho cercato di capire qualcosa in più della mia persona e non è stata un'operazione tanto facile. E' un lavoro che serve per tirare fuori il meglio, la parte più buona, la parte meno irascibile, meno aggressiva. Sono anche ironico, certo, basta venire ad un mio concerto per capire come non mi prendo sul serio, e questo lo si percepisce in canzoni come 'Breve racconto in monto', scanzonata, maliziosa, spudorata… un po' ispirata anche alle canzoni di Enzo Jannacci, artista che amo in modo smisurato". "Scrivere canzoni da questo punto di vista è molto terapeutico, non conosciamo ancora tutti gli effetti meravigliosi della canzone, della musica popolare. 'Tutto qua' di certo non è un disco ottimista, ma nemmeno poi tanto negativo. Ho perso un po' di fiducia in ciò che mi circonda, in più sono una persona malinconica e nostalgica, diciamo che non sono un tipo particolarmente frizzante. Però mi diverto, da solo o in compagnia, e ho un grandissimo bisogno di amare, come dovrebbero averlo tutti. Ne parlo in 'Non smetto di aspettarti', una canzone basata su un'amore che in realtà non esiste, ma che ci obblighiamo ad inventarlo, perché se non ci fosse per davvero, usciremmo di testa. E' la canzone che avrei voluto portare al Festival di Sanremo ma poi mi hanno escluso, come è giusto che succeda essendo una gara con delle selezioni, ma avrei preferito non saperlo mezz'ora prima dell'annuncio ufficiale in diretta a Domenica In, la cosa mi ha lasciato un po' tramortito perché ero dato per certo da due mesi".
Non ha fronzoli, il personaggio di Fabio Concato, come non ha fronzoli nemmeno il disco, denso di parole e musiche raffinate, suonate e registrare con una qualità che risalta subito, dal primo ascolto: "Fa molto piacere sapere che la musica si senta bene, è fondamentale anche se molte persone lo danno per scontato. Abbiamo registrato il disco impiegandoci quasi un anno, ma le canzoni le ho scritte in trenta giorni, sarei potuto andare avanti all'infinito. Oltre ai miei musicisti fidati di sempre ha partecipato al disco anche Stefano Bollani che ha suonato il pianoforte in 'Se non fosse per la musica'. Stefano è un musicista e una persona eccezionale, non mi viene in mente niente di mediocre che faccia parte della sua persona. A volte penso sia un venusiano, uno che viene da un altro mondo. Abbiamo registrato tre canzoni, ma ho preferito inserirne una sola per renderla l'unica chicca dell'intero album".
Un'altro brano di spicco all'interno del disco è "Stazione Nord", canzone pensata mentre Concato era alla Stazione Centrale di Milano e osservata, con occhi diversi, ciò che accadeva intorno: "Ho visto una coppia che si stava lasciando e mi sono fatto tutto il film", racconta il cantante, "mi sono immaginato una serie di discorsi che stavano facendo tra di loro, mentre io rimanevo lì, a guardare, da spettatore. Quando lei se ne è andata via ho avuto il desiderio di andare dal ragazzo, non per consolarlo, ma per dirgli che avrebbe sofferto molto e che quel dolore lo avrebbe aiutato negli anni ad affrontare meglio le altre delusioni. Osservare è una di quelle cose che mi riesce meglio fare. Guardare le cose per scoprirle è diverso che vederle e basta".

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