Prezzi dei CD, anche Warner Italia sotto osservazione

Tre major tedesche (Warner Music, EMI e Universal) e una casa discografica italiana (Warner Music) avrebbero messo in atto, nei rispettivi mercati, politiche di “minimum advertised price” (MAP), chiedendo ai negozianti di dischi di non vendere i CD al di sotto di un prezzo minimo in cambio di un sostegno alle proprie campagne pubblicitarie. Il fatto è emerso nell’ambito dell’indagine sul prezzo dei CD in Europa condotto dalla Commissione Europea, che l’organo comunitario ha deciso comunque di archiviare (vedi news) in quanto le presunte pratiche anticoncorrenziali sono cessate nel momento in cui la Commissione stessa ha iniziato il procedimento istruttorio. Gli elementi raccolti nel corso dell’indagine dall'organo comunitario (che nei suoi documenti non indica ufficialmente il nome delle case discografiche "indagate") sono stati tuttavia trasmessi agli organi antitrust nazionali, cui spetterà decidere se istruire un nuovo procedimento di indagine o archiviare definitivamente il caso. Il tentativo di controllo dei prezzi da parte della Warner Italia si sarebbe comunque verificato in un caso sporadico, motivando la decisione a non procedere da parte della Commissione Europea.
Le politiche di “minimum advertised price”, finalizzate al controllo del prezzo al pubblico dei CD, sono oggi bandite in tutti i principali mercati del mondo a cominciare dagli Stati Uniti, dove le maggiori case discografiche hanno rinunciato a praticarle dopo che il loro comportamento era stato censurato dalle autorità antitrust federali.
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