Simple Minds: Jim Kerr
racconta canzone per canzone
le cover di 'Neon lights'

Simple Minds: Jim Kerrracconta canzone per canzonele cover di 'Neon lights'
Uscirà il prossimo 2 ottobre ‘Neon lights’, l’album di cover dei Simple Minds che pescherà, tra gli altri, nel repertorio di David Bowie, Patti Smith, Van Morrison e Velvet Underground.
“E’ la prima volta che i Simple Minds pubblicano una collezione di materiale non inedito”, ha raccontato Jim Kerr. “Le motivazioni che ci hanno spinto in questa direzione risalgono alle nostre origini e ai nostri esordi. Ci siamo guardati indietro e abbiamo considerato ciò che ci ha influenzato maggiormente; abbiamo voluto ringraziare questi artisti, sia come musicisti, sia come fan. Pensiamo sia importante per noi continuare a creare musica nuova guardando al passato”.
Con l’aiuto del leader della storica band scozzese ripercorriamo canzone per canzone le scelte e le motivazioni dietro ogni cover inclusa nell’album.

“Gloria” (Van Morrison)
“ ‘Gloria’ è uno standard di molte rock band, una di quelle canzoni che accomunano gruppi diversi. E’ una delle prime canzoni che si imparano a suonare, e la puoi sentire ovunque; rappresenta un classico del rock’n’roll, è sempre stata una delle nostre canzoni preferite, e spesso l’abbiamo suonata in chiusura dei nostri concerti”.
“The man who sold the world” (David Bowie)
“E’ noto che il nostro nome deriva da una canzone di David Bowie (da un verso di “Jean Genie”, “he’s so simple minded”, ndr). Bowie è stato l’artista che forse più di ogni altro ha rappresentato il cambiamento di un’era, influenzando molte band. Nel 1972, quando lo vidi per la prima volta a Glasgow, ciò che mi colpì di più furono il suo carisma, le sue canzoni e l’atmosfera. Tutto ciò ha fatto di quel concerto un evento, per noi che eravamo li. ‘The man who sold the world’ è anch’esso un classico rifatto da molte band. Nel nostro intento c’è stata la volontà di non stravolgere troppo la versione originale”.
“Homosapien” (Pete Shelley)
“Molti dei gruppi che hanno influenzato i Simple Minds arrivano dagli anni ’80, così abbiamo scelto alcuni artisti di allora perché ci sembrava doveroso omaggiare questo periodo importante per noi e per la musica in generale. Una delle ragioni che ci ha fatto scegliere ‘Homosapiens’ di Pete Shelley, l'ex leader dei Buzzcocks, è perché penso che, pur non essendo mai arrivata al vertice delle classifiche ed essendo sostanzialmente sconosciuta ai più, costituisce una canzone pop esemplare”.
“Dancing barefoot” (Patti Smith)
“Un'altra delle influenze musicali dei Simple Minds sono le band della scena newyorchese dei tardi anni ’70, come Television, Ramones, New York Dolls, Talking Heads. Abbiamo suonato spesso ‘Dancing barefoot’ e la reazione del pubblico è sempre stata grande. Nella canzone abbiamo voluto recuperare le nostre radici nel pop elettronico, anche se la versione originaria è molto diversa, essendo stata scritta nel ’79. Penso e spero ci sia riuscita bene”.
“Neon lights“ (Kraftwerk)
“I Simple Minds sono conosciuti soprattutto nella dimensione dal vivo e per il suono ‘da stadio’. In realtà le nostri radici sono nell’elettronica: i nostri primi dischi sono ‘machine records’. Da questo punto di vista i Kratfwerk sono stati una grande fonte d’ispirazione per la band. Abbiamo scelto ‘Neon lights’ che è una delle canzoni più ‘umane’ della produzione della band tedesca, ed è diventata pure il titolo del disco”.
“Hello I love you” (The Doors)
“Quando si parla dello stile dei Simple Minds, ed in particolare del mio modo di cantare, non si possono non nominare i Doors e Jim Morrison. Non abbiamo scelto di rifare, evidentemente, un loro pezzo sconosciuto, ma uno di quelli più noti…”.
“Bring on the dancing horses” (Echo & the Bunnymen)
“Ci siamo sentiti in dovere di includere nella raccolta anche band nostre contemporanee e, perché no, concorrenti. Con molte di queste band abbiamo condiviso vari tour e festival: Depeche Mode, U2, Cure. Tra queste abbiamo scelto gli Echo and the Bunnymen, a nostro avviso una band davvero grandiosa, di cui abbiamo rifatto “Bring on the dancing horses”, una tra le nostre canzoni preferite”.
“The needle and the damage done” (Neil Young)
“Questa canzone è stata scelta per costruirci sopra qualcosa di insolito: il nostro intento è stato quello di trasformare la versione originaria di Neil Young, inizialmente concepita come ballad acustica. La nostra versione, così, è imperniata sul ritmo della batteria, anche se abbiamo cercato di mettere anche in luce il testo drammatico della canzone. Una versione personalissima”.
“For your pleasure” (Roxy Music)
“Ripensando ai nostri esordi, le maggiori influenze sono state quei gruppi che oltre a fare grandi album, riuscivano a dare il meglio dal vivo. Tra questi vanno citati senz’altro i Roxy Music. Sono stati un punto di riferimento per il suono delle chitarre, dei sintetizzatori e per le melodie. La nostra scelta penso riguardi una canzone dei Roxy sicuramente poco nota, anche se ha dato il titolo ad un loro album. E’ stato un vero piacere rifarla e omaggiare un grande gruppo”.
“All tomorrow's parties”, (Velvet Underground)
“I Velvet Underground probabilmente hanno inventato la forma classica del rock and roll, quella più semplice. Un grande gruppo che ha goduto dei fantastici testi di strada di Lou Reed e dell’estro di John Cale. Non abbiamo scelto una canzone famosa, ma una che i veri fan dei Velvet riconosceranno; una canzone estrapolata dal periodo dark dell’incredibile catalogo dei Velvet. Un brano che, secondo noi, simboleggia la fine di un’era. Non è la fine di un’era per noi, almeno speriamo, ma è certamente un bel modo per chiudere l’album”.
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