Musica in streaming, Deezer e l'Italia: 'Siamo diversi da Spotify'

Musica in streaming, Deezer e l'Italia: 'Siamo diversi da Spotify'

Inaugurato in Francia nell'estate del 2007, il servizio di streaming musicale Deezer è attivo in Italia da circa due mesi e mezzo (il lancio è avvenuto il 19 dicembre 2011). Con quali risultati? "Non posso comunicare dati ma posso dire che l'integrazione con Facebook sta funzionando molto bene, che più o meno il 50 per cento degli utenti locali sceglie di passare dall'opzione gratuita a quella premium e che si stanno sviluppando interessanti collaborazioni e partnership con le etichette discografiche e con gli artisti", risponde a Rockol Francesco Perrone, che dal quartier generale di Parigi opera come editorialista e gestore"del sito italiano. "Alessandra Amoroso", spiega, "è stata la prima artista italiana a compilare per noi una playlist di brani preferiti e altri nomi importanti seguiranno nelle prossime settimane. In tanti cominciano a muoversi: Deezer è pubblicizzato sul suo profilo Facebook da Ninja dei Subsonica, mentre con La Fame di Camilla e il loro manager ci siamo accordati per comparire con un tag sul sito ufficiale del gruppo, dal momento che la sua musica è molto richiesta dai nostri utenti". Il repertorio locale è incluso in un catalogo che ammonta complessivamente a 15 milioni di brani: "Ma siamo in continuo aggiornamento", precisa Perrone. "Con le ultime acquisizioni effettuate abbiamo alzato il tetto di due milioni di brani; ogni area geografica ha un catalogo diverso, modellato sulle esigenze e disponibilità locali".

L'offerta e i contenuti di Deezer, 20 milioni di abbonati e una distribuzione capillare che copre ben 200 Paesi, sono noti: music on-demand in streaming gratuito e senza interruzioni pubblicitarie (opzione "Discovery", che consente l'ascolto di soli 30 secondi dei brani selezionati ma anche un accesso illimitato ai canali "radio" tematici preconfezionati per artista o genere musicale), oppure fruizione a pagamento (opzione "Premium", 4,99 euro al mese per l'accesso tramite computer e pc portatili; opzione "Premium +", 9,99 euro al mese, per accedere al servizio anche tramite smartphone, tablet o in modalità offline, senza cioè essere connessi alla rete), con la possibilità di organizzare e salvare le proprie playlist e scoprire quelle dei propri amici.

Un'alternativa a Spotify, il più celebre dei servizi di streaming europei che in Italia non è ancora arrivato. "Spotify è un buon servizio, inutile negarlo, ma non sono sicuro che un suo ingresso imminente in Italia rientri nelle strategie della proprietà", riflette Perrone. "In cosa ci distinguiamo da loro? La proposta di Deezer è certamente diversa e più rivoluzionaria. In primo luogo per accedere al servizio basta collegarsi al sito: non c'è alcun software o client da scaricare, dunque non occupiamo spazio nei device utilizzati per la riproduzione. In secondo luogo, grazie alle nostre applicazioni per iOS e Android, è possibile anche un accesso completo offline tramite smartphone o altro dispositivo portatile. Abbiamo una distribuzione molto più capillare nel mondo, esclusi gli Stati Uniti che sono un mercato già saturo.  E poi prestiamo maggiore attenzione ai contenuti editoriali, con aggiornamenti settimanali delle nuove uscite, classifiche dei brani e album più richiesti, playlist di benvenuto e proposte che per l'Italia curo personalmente: questa settimana chi si collega al sito viene accolto da  'Com'è profondo il mare' di Lucio Dalla, quando  Barack Obama ha fatto parlare i giornali e il Web cantando 'Let's stay together' abbiamo riproposto la versione originale di Al Green".  

La sfida a Spotify non è solo tecnologica, ma anche di contenuti: nessuno dei due servizi ha accesso per il momento al catalogo dei Beatles o dei Led Zeppelin, ma Deezer - a differenza del rivale - può contare su John Lennon e Pink Floyd. Intanto artisti come Black Keys, Adele, Coldplay e Tom Waits, in modi e con toni diversi, si sono mostrati finora restii a rendere disponibile la loro musica in streaming: temono di danneggiare le vendite e che gli incassi stimabili non siano tali da giustificare il rischio. "E' nel loro diritto, una scelta da rispettare. Possiamo sollecitarli, prodigarci per fargli comprendere l'importanza del mercato digitale, ma in ultima analisi la decisione spetta a loro. E' normale che sia così, in un momento in cui i servizi di streaming on-demand non si sono ancora affermati a livello globale: d'altra parte va ricordato che negli Stati Uniti il digitale ha già varcato la soglia del 50 per cento del mercato, e dunque rappresenta una certezza, non una mera possibilità. Ed è un dato di fatto che lo streaming, la smaterializzazione della musica, stia progressivamente soppiantando il download di file Mp3. Col tempo le cose cambieranno".  
 

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