PMI scrive a Governo e Parlamento: 'La vendita della EMI va bloccata'

PMI scrive a Governo e Parlamento: 'La vendita della EMI va bloccata'

Alla vigilia della pronuncia della Commissione Europea sulla vendita della EMI a Universal Music (divisione dischi) e a Sony/ATV (edizioni musicali), attesa per la settimana prossima, l'associazione italiana di etichette indipendenti PMI (che rappresenta, tra le altre, la Sugar di Caterina Caselli e il Clan Celentano) ha inoltrato una lettera al ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi, al ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera, all'on. Antonio Palmieri (Camera dei Deputati), all'on. Vincenzo Vita (Senato della Repubblica), all'on. Raffaele Baldassarre (Parlamento Europeo) e al prof. Giovanni Pitruzzella (presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) per chiedere alle autorità politiche e governative italiane di mobilitarsi contro le due fusioni, sostenendo che "l'acquisizione da parte del gruppo Universal del repertorio discografico EMI e del gruppo Sony del repertorio editoriale EMI, se portata a conclusione, potrebbe avere un effetto devastante sul nostro settore culturale e sul mercato delle vendite online".

"La questione è molto delicata ed urgente", scrive il presidente dell'associazione Mario Limongelli (in sintonia con la posizione dell'organizzazione internazionale Impala cui PMI aderisce), ricordando che "già alcuni anni fa, la Commissione Europea si dovette confrontare con una situazione analoga: in quella occasione la Commissione osservò che Universal era un gigante rispetto alle altre società del settore e in caso di nuova acquisizione avrebbe avuto un potere incontrollabile e di conseguenza pericoloso". "Da allora", osserva PMI, "sia Universal che Sony hanno  incrementato le loro quote di mercato e ora,  con indescrivibile arroganza, intendono aumentare questo predominio". "Noi non crediamo", scrive ancora Limongelli, "che le tesi proposte dalle aziende che vogliono operare la fusione possano reggere un serio confronto con chi legittimamente crede in un mercato dove siano garantite le regole fondamentali della libera concorrenza (...). Ecco perché chiediamo a Lei di farsi portavoce della nostra causa nazionale ed Europea sia dal punto di vista politico ed economico, ma soprattutto da quello culturale".

"Se venisse approvata la fusione così come proposta", conclude la lettera, "questo mercato diverrebbe un duopolio e l'industria culturale raggiungerebbe un livello di concentrazione tra i più alti anche in confronto ad altri settori produttivi", pari - sostiene Limongelli - a quello che nel settore della telecomunicazione avrebbe prodotto il "merger" tra le imprese americane AT&T e T-Mobile, bocciato dall'Antitrust statunitense.
 

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