Gli Asteroids Galaxy Tour raccontano 'Out of frequency': la nostra intervista

Gli Asteroids Galaxy Tour raccontano 'Out of frequency': la nostra intervista

Bionda, magra, occhi azzurri: non ci vuole molto a capire che Mette Lindberg è danese. Anche e soprattutto per la sua gentilezza scandinava: spontanea ma composta. E' lei il volto e soprattutto la voce degli Asteroids Galaxy Tour, la band di Copenaghen che lo scorso 28 febbraio ha pubblicato il secondo album "Out of frequency". L'abbiamo incontrata a Milano, per chiederle come è nata la nuova fatica del gruppo. "'Out of frequency' è un disco nel quale abbiamo cercato di mescolare il più possibile tutti i generi musicali che ci piacciono: ci sono il funk di James Brown e George Clinton, c'è il rock degli Who e di Elvis Presley. Ma anche un po' di jazz e di disco retrò", ci racconta Mette, "Il primo disco lo avevamo iniziato cinque anni fa, quindi era un insieme di pezzi vecchi e nuovi. Questo invece è stato fatto in gran parte durante l'ultimo tour e poi è stato finito nel nostro studio di Copenaghen". E come definirebbe il suono dell'album rispetto agli esordi? "Volevamo essere più elettronici e rumorosi, come nel singolo 'Heart attack', ma anche romantici. Nel registrare le voci ho cercato di lasciarmi andare, di non essere necessariamente 'educata'. Mi piace cantare anche urlando e sentendomi libera", prosegue l'artista.
Da dove nasce il titolo del disco? "Viene dalla canzone 'Out of frequency', che parla di una relazione di coppia: è un pezzo sull'amore, che racconta la difficoltà nei rapporti a distanza. Ecco, l'espressione si potrebbe tradurre così: fuori sincrono, su due frequenze diverse", spiega.

Gli Asteroids Galaxy Tour, per stessa definizione di Lette, sono più un collettivo musicale che una band vera e propria. "Io e Lars Iversen siamo il vero e proprio cuore del gruppo: lui è il principale compositore e produce anche i pezzi, ma spesso mi manda degli sketch e che lavoriamo insieme in studio. Magari a volte partiamo da un riff di piano Rhodes, altre da un giro di chitarra. Ma di fatto le canzoni partono solo da noi due. Gli altri musicisti che suonano con noi dal vivo sono semplicemente un gruppo di amici e spesso variano da un tour all'altro", racconta Lette.



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La fortuna del gruppo in questi anni si deve anche a due collaborazioni con il mondo della pubblicità: i brani "Around the bend" e "The Golden Age" infatti nel 2008 sono stati utilizzati per gli spot di due noti marchi, dando agli Asteroids Galaxy Tour la possibilità di arrivare ad un pubblico più ampio. Alcuni artisti sono contrari a scelte del genere, ma la Lindberg non è d'accordo. "Parliamoci chiaro: oggi non ci sono molti soldi nell'industria musicale. Noi non siamo nemmeno sotto contratto con una major, facciamo tutto in modo molto 'indie' anche a livello di distribuzione. Ed essere in una pubblicità e andare in televisione è una bella opportunità per avere più spazio. Lo facciamo solo per i soldi che otteniamo per la promozione. Non siamo diventati ricchi, non abbiamo i soldi per permetterci una pubblicità in televisione e la maggior parte delle persone ha bisogno di 50 ascolti per memorizzare una canzone. Chi critica i gruppi che danno le canzoni alle pubblicità sbaglia, secondo me".

Gli Asteroids Galaxy Tour stanno per iniziare il loro tour mondiale, che ad aprile toccherà anche l'Italia. La band suonerà ai Magazzini Generali di Milano il 25, al Locomotiv di Bologna il 26 e al Circolo degli Artisti di Roma il 27 aprile. Molti non lo sapranno, ma il gruppo ha tenuto il suo primo concerto nel 2007, come spalla di Amy Winehouse. "Al tempo avevamo registrato solo sei canzoni e stavamo mandando provini a diverse case discografiche e agenzie di booking. E un giorno un'agenzia di booking di Amy ha sentito il cd e ci ha detto: 'Perché non le fate da spalla a Copenaghen'? A quel punto abbiamo dovuto mettere in piedi la band in 10 giorni, chiamando alcuni amici e convincendoli a salire sul palco con noi. Per farla breve è stato il nostro primo show, è durato 20 minuti e io sono quasi morta dalla tensione prima di salire sul palco". "Dispiace per Amy, quando è morta aveva 27 anni come me, era un grande voce. La cosa mi ha reso triste, ma non mi sento di giudicarla per il modo in cui ha deciso di vivere", conclude la cantante.

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