SIAE, iscritti, solidarietà: la replica dell'avv. Renato Recca

SIAE, iscritti, solidarietà: la replica dell'avv. Renato Recca

Il nome di Renato Recca, compositore diplomato in pianoforte e avvocato esperto in diritto d'autore  iscritto alla SIAE dal 1946 (è nato il 12 maggio del 1920 a Casalnuovo di Napoli), è ben noto a chi segue da tempo le vicende della società degli autori: furono la sua ostinazione e i numerosi procedimenti giudiziari da lui proposti fin dagli anni '80 a determinare, nel 1992, la famosa sentenza (applicata solo tre anni più tardi) con cui il Consiglio di Stato  abolì la discriminazione tra soci e iscritti, riconoscendo anche a questi ultimi il diritto di elettorato attivo e passivo e l'accesso ai benefici previdenziali.  


Citato dal direttore generale della SIAE Gaetano Blandini nel corso di un'intervista concessa a Rockol in merito al blocco delle "pensioni" e dei contributi di solidarietà, Recca ha replicato con una lettera inoltrata alla nostra redazione e il cui contenuto pubblichiamo integralmente qui di seguito:

     
"Sul vostro sito è comparsa un’intervista al dottor Blandini inerente l’interruzione dell’erogazione delle prestazioni previdenziali, in cui sono stato espressamente citato. Conseguentemente ritengo incomprimibile, visto che sono stato chiamato in causa, l’esercizio del diritto di rettifica in merito alle “bizzarre” affermazioni rese dal dottor Blandini.

    In via preliminare ritengo sorprendente che il direttore generale della SIAE, dopo una lunga carriera presso il Ministero dei Beni e delle attività culturali (ossia l’amministrazione vigilante) disinvoltamente ricordi che la “storica” sentenza del Consiglio di Stato del 1992 con cui sono stati equiparati gli aderenti alla SIAE … sia stata ignorata per anni dalla stessa SIAE. Il conseguimento di un diritto, riconosciuto dopo una lunga battaglia giudiziaria condotta in assoluta solitudine, viene qualificato da un dirigente pubblico come “l’ingresso del sottoscritto in un “maso chiuso””. Mi farebbe piacere chiedere al dottor Blandini cosa avrei dovuto fare. Ho combattuto individualmente per l’estensione della solidarietà a favore degli aderenti alla SIAE e dopo avere conseguito l’affermazione di tale diritto, avrei dovuto rinunciare in attesa di un’estensione del diritto a tutti gli autori? E’ veramente singolare che chi è costretto ad agire presso un’autorità giurisdizionale per ottenere il riconoscimento di un diritto violato, impegnando risorse e tempo, quando ottenga giustizia … sia tacciato di entrare solitariamente in una “casta”.

    A meno che il dottor Blandini non ritenga ingiusto il superamento della discriminazione fra iscritti e soci presso la SIAE, intendendo affermare personali valutazioni in contrasto con le pronunce giurisdizionali. Se poi il comitato di studio composto dagli autori della SIAE ed incaricato di trovare una soluzione, in 5 anni, non ha prodotto alcun risultato utile, sprecando solo risorse pubbliche per 600 mila euro, come riferisce  il dottor Blandini, lo stesso dovrebbe trasmettere gli atti alla Corte dei Conti per il danno erariale recato.

Le risorse pubbliche non possono essere dissipate senza alcun costrutto, talchè nell’esposto  alla magistratura contabile dovrebbero essere denunciati anche i vertici della SIAE che, all’epoca, hanno corrisposto 600 mila euro senza ottenere alcuna utile proposta. Il dottor Blandini non ha precisato i nomi e le date in cui tale comitato ha lavorato, né chi fossero gli amministratori pro tempore della SIAE. Sono tuttavia certo che il dottor Blandini vorrà dimostrare di essere “un soggetto terzo che non fa parte di nessuno schieramento”, denunciando alla Corte dei conti gli sprechi.

Da ultimo mi permetto di osservare che se il Fondo di solidarietà fra i soci della SIAE ha una contabilità separata… come mai solo adesso ci si è accorti che l’ingresso di 8 mila aventi diritto avrebbe determinato uno stato di insolvenza? Mi attendo che il dottor Blandini approfondisca le responsabilità e sia conseguente.

Apprezzo comunque il coraggio manifestato dal dottor Blandini nel sospendere il contributo di professionalità sbandierando solo un alternativo diritto a generiche quanto indefinite “forme di solidarietà.
Distinti saluti".
                                                        Avv. Renato Recca
 

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