Il Consiglio di Stato conferma: i discografici possono iscriversi alla SIAE

Il Consiglio di Stato conferma: i discografici possono iscriversi alla SIAE
Anche i produttori discografici, e non soltanto gli autori ed editori di opere musicali, hanno la facoltà di iscriversi alla SIAE in qualità di soci ordinari, con tutti i benefici che ne derivano sotto il profilo economico (per quanto riguarda la ripartizione dei proventi incassati dall’ente) e del godimento dei diritti sociali, compresa l’eleggibilità attiva e passiva. Lo ha ribadito sabato scorso, 14 luglio, il Consiglio di Stato, decidendo sulle istanze di iscrizione presentate dalle case discografiche Ala Bianca, Bieffe, Dipiù, Expanded Music, Media Records, New Music e Saifam con una sentenza che replica in sostanza quanto la Consulta aveva disposto nel giugno scorso a riguardo della Ducale, prima etichetta discografica a fare richiesta di iscrizione alla società degli autori sulla base di una norma in precedenza mai applicata ma prevista dallo statuto dell’ente. Al centro della questione vi è l’obbligo o meno, per i produttori musicali indipendenti, di affiliarsi alle società di collecting esistenti (AFI e SCF, quest’ultima finanziata principalmente dalle major discografiche) per godere della ripartizione dei cosiddetti diritti “connessi”, legati allo sfruttamento secondario delle registrazioni musicali su mezzi di diffusione come cinema, radio, televisione, jingle pubblicitari e oggi anche su Internet. Una delegazione di società indipendenti assistita dall'avvocato Renato Recca (vecchia conoscenza delle cronache giudiziarie e non che riguardano la travagliata esistenza della società degli autori di questi ultimi anni), ha sostenuto il contrario, ritenendo inutile, economicamente svantaggiosa e politicamente controproducente l’affiliazione a una società parallela quando lo stesso tipo di servizi può e deve essere svolto dalla società degli autori.
“La produzione indipendente italiana è sempre stata fortemente penalizzata in SIAE”, ha commentato Giovanni Natale, presidente della Expanded, “ed è il momento che i produttori stessi si decidano ad iscriversi in massa alla società degli autori. Questa sentenza dimostra che, a dispetto degli appoggi politici e del potere economico di cui godono, le multinazionali e le famiglie che controllano la SIAE non sono imbattibili. Ora si tratta di tenere gli occhi aperti anche su Internet, perché c’è già chi – tramite le ordinanze di ripartizione in SIAE - cerca di estendere il controllo anche sui proventi economici che deriveranno da questo nuovo mercato, bloccando una volta di più le possibilità di crescita dell’industria indipendente”.
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