NEWS   |   Pop/Rock / 25/02/2012

Johnny Cash, 80 anni di folk: il ricordo e lo speciale di Rockol

Johnny Cash, 80 anni di folk: il ricordo e lo speciale di Rockol

A ottant'anni, l'età che Johnny Cash avrebbe (è nato a Kingsland il 26 febbraio del 1932) se il 12 settembre del 2003 non fosse stato vinto da una lunga malattia, si può ancora cantare, incidere dischi, salire su un palco. E' un concetto relativamente nuovo, quasi inconcepibile fino a pochi anni fa ma perfettamente accettabile nelle società occidentali di oggi, sempre più inclinate verso la terza età. Guardate Leonard Cohen, che di anni ne ha 78, ha appena pubblicato un disco bellissimo e a fine 2010 a ha chiuso il suo tour più lungo e affollato di sempre. Ne avesse avuto le forze e la possibilità, il Man in Black avrebbe probabilmente fatto lo stesso. Era della stessa pasta, e abituato per di più a stare sempre in trincea. Un personaggio a tutto tondo, larger than life, di cui nemmeno un film volenteroso come "Quando l'amore brucia l'anima- Walk the line" ha saputo ricreare lo spessore drammatico, la turbolenta complessità, le violente contraddizioni.
Un patriota e un ribelle che ogni tanto doveva fare i conti con la legge, un timorato di Dio che si autodefiniva "il più grande peccatore sulla faccia della terra", un simbolo della Tradizione capace di confrontarsi con il Nuovo. Per questo gli abbiamo dedicato uno speciale, che trovate a questo indirizzo.

Grazie a Rick Rubin, naturalmente, che negli ultimi anni di vita artistica e terrena lo spinse a spogliarsi di tutto. Convinto che per scuotere le orecchie, le coscienze e le mura di Gerico bastassero quel suo vocione baritonale vasto e profondo come il Mississippi, la sua Martin acustica, la sua storia, il suo carisma, la sua statura morale e musicale: ne nacquero i sei volumi (più un cofanetto quintuplo con inediti) tramandati ai posteri come "American Recordings", capitoli biblici che come le macchine da presa di un film vérité inquadravano un uomo mentre si incammina verso il crepuscolo tra nuvole scure e bagliori luminosi, consapevole che non si può restare eternamente sospesi in quella terra di nessuno che sta tra l'inferno e il paradiso.
Rubin, geniale, aveva intuito che quella voce poteva parlare a chiunque, che il momento era propizio perché un'icona dei baby boomers e dell'America profonda diventasse finalmente un eroe planetario e intergenerazionale. E che nessuna musica o canzone gli poteva essere preclusa purché vibrasse in sintonia con la sua straordinaria esperienza umana: il Neil Diamond di "Solitary man" come i Depeche Mode di "Personal Jesus", gli U2 di "One" e il Bob Marley di "Redemption song" (in una versione a due voci con Joe Strummer che mette i brividi a solo nominarla), i Nine Inch Nails di "Hurt" e il Nick Cave di "Mercy seat", Springsteen, Cohen e Tom Petty accanto ai testi sacri della tradizione, Hank Williams, "Wayfaring stanger" e "Long black veil". Alcol e anfetamine lo avevano portato spesso fuori strada, la adorata moglie e alter ego musicale June Carter lo aveva sempre rimesso in carreggiata, ma in oltre 45 anni di musica Cash ha fatto cose che noi umani non possiamo neanche immaginare.

Con Elvis, Jerry Lee e Carl Perkins (i tre soci del Million Dollar Quartet) ha forgiato il leggendario suono della Sun Records scandendo il rockabilly al ritmo sferragliante di un treno merci (il celeberrimo boom-chicka-boom ). Con "Ring of fire" (scritta da June e Merle Kilgore) e "I walk the line" ha cantato l'amore che brucia l'anima e inverte il senso delle maree. Con "Folsom Prison blues" ("Ho sparato a un uomo a Reno/solo per vederlo morire") ha narrato la violenza cieca, sorda e muta di certa America molto prima della "Rabbia giovane" di Terrence Malick, il "Nebraska" springsteeniano e il "Natural born killers" di Oliver Stone.



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Con i concerti davanti ai detenuti di Folsom e San Quentin ha mostrato un fegato, un'abnegazione e una compassione umana che ne hanno trasfigurato e nobilitato per sempre la figura di entertainer. Il country e il rockabilly gli hanno dato fama imperitura, ma il gospel era la sua ancora di salvezza. "A volte sono due persone diverse", aveva confessato a proposito della sua natura contraddittoria. "Johnny è quello buono, Cash quello che provoca i casini. E quei due sono sempre in lotta fra di loro". Magro, scavato, flebile, sofferente, alla fine era rimasto solo Johnny, convinto che "così come è sicuro che Dio ha creato il nero e il bianco/quel che è nato nell'oscurità verrà portato alla luce" ("God's gonna cut you down").

(am)

LEGGI QUI IL NOSTRO SPECIALE DEDICATO A JOHNNY CASH

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