Guardian: Universal vuole tenere la EMI come divisione autonoma

Se la Commissione Europea e l'Antitrust americano non opporranno eccezioni al <i>merger</i>, la EMI potrà sopravvivere come divisione autonoma all'interno di Universal Music. Sarebbero questi, secondo un articolo pubblicato ieri (21 febbraio) dal Guardian, i progetti di Lucian Grainge e del suo team a proposito della major britannica, rilevata (per la parte discografica) lo scorso novembre con un'operazione costata 1,4 miliardi di euro.

Nelle carte presentate venerdì scorso a Bruxelles da Universal sarebbe contenuta la promessa di mantenere in vita etichette come Capitol e Parlophone, capisaldi della EMI, mentre Grainge sarebbe intenzionato a nominare un amministratore delegato che riporti direttamente a lui, sempre che riesca a trovare la persona ritenuta adatta.  

Universal sostiene che la EMI non sarebbe in grado di continuare ad esistere come entità autonoma, con il rischio di frammentare un prezioso catalogo che include il repertorio storico dei Beatles e dei Pink Floyd e hits recenti di artisti come Coldplay e Katy Perry. Gli oppositori, tra cui Warner Music e le etichette indipendenti associate a Impala, puntano invece il dito contro la  quota di mercato combinata delle due major:  le ultime stime di Music & Copyright danno Universal al 28 per cento ed EMI al 10 per cento nel mondo, e cioè ben oltre i livelli normalmente tollerati dalle autorità che vigilano sulla concorrenza, mentre nel Regno Unito la market share complessiva sfiorerebbe il 45 per cento e in Francia supererebbe addirittura il 50 per cento; Grainge e il suo team ribattono invece che la percentuale è decisamente più bassa se depurata del valore delle etichette distribuite (togliendo queste ultime, negli Stati Uniti Universal scende dal 30 al 22 per cento, mentre EMI è al 9 per cento). Sembra dunque probabile che Universal venga quantomeno costretta a cedere almeno una porzione dei suoi cataloghi per rientrare in una dimensione considerata accettabile dalla Commissione Europea, che nel 2000 aveva posto il veto a una fusione completa tra EMI e Warner Music ma che poi ha approvato il merger tra Sony e BMG.


Una prima decisione in merito da parte dell'Antitrust europeo è attesa entro il 23 marzo; ma è possibile (anzi probabile) che per quella data la CE decida di avviare un'inchiesta più approfondita prima di arrivare a una pronuncia definitiva.
 

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