Napster in ginocchio:
file sharing interrotto per 'lavori in corso'

Che succede al più celebre, frequentato e contestato dei siti di “file sharing” in rete? Le ultime notizie dal mondo Napster sembrano gettare una luce sinistra sul futuro della Web company di Redwood City, California, dando credito a quei fan della prima ora che ne hanno già intonato il “de profundis” per trasferirsi in massa a servizi “open source” sul modello Gnutella come WinMx, BearShare o LimeWire, e che nella giornata di lunedì, 2 luglio, hanno intasato le chat room del sito lamentandosi per l'impossibilità di scaricare canzoni.
Proprio nella giornata di ieri Napster ha infatti staccato la spina interrompendo il servizio di "file sharing", ufficialmente in vista della trasformazione annunciata in un servizio a pagamento che dovrebbe cominciare a funzionare entro la fine dell'estate (vedi news); e non è stato neppure specificato quando i suoi server ricominceranno a funzionare regolarmente. Lo stesso servizio di aggiornamento obbligatorio del software (vedi news), la cui nuova versione include il “fingerprinting” in grado di identificare con precisione e di filtrare i brani scambiati attraverso il sito, sta creando non pochi problemi agli utenti come ai gestori del servizio. “Ci vorrà un po' di tempo prima che la nostra nuova tecnologia di filtraggio riesca a identificare i file”, hanno ammesso questi ultimi in un messaggio pubblicato sulla home page di Napster per annunciare l'introduzione del nuovo programma; “di conseguenza, inizialmente, il numero di file disponibili calerà. Man mano che un numero maggiore di utenti aggiornerà le sue versioni e che un numero maggiore di file verrà identificato, una maggiore quantità di musica diverrà disponibile attraverso Napster”.
Tutte queste correzioni di rotta successive, rese necessarie dall'obbligo di conformarsi all'ordinanza del tribunale che nel marzo scorso ha imposto al sito l'esclusione dalle sue liste di tutti i brani protetti da copyright (vedi news), sembrano tradursi in un ulteriore crollo di immagine per la società di Shawn Fanning, un tempo bandiera (a torto o a ragione) del libero scambio telematico e oggi costretta a un'affannosa corsa ad ostacoli per tentare di conservare un ruolo di rilievo nello scenario della musica digitale del futuro. Crollo d'immagine, ma anche crollo di traffico, se è vero che – secondo le analisi dell'ente specializzato Webnoize – gli utenti collegati al sito in un qualsiasi momento del giorno sono scesi a 320 mila, nelle scorse settimane, rispetto al milione e oltre del febbraio scorso, quando – prima dell'ingiunzione del giudice - la popolarità del sito raggiunse i suoi massimi livelli.
Non bastasse, Napster si trova in questi giorni a fronteggiare una nuova grana, messagli sul piatto dalll'industria discografica giapponese: la locale associazione di categoria RIAJ ha chiesto alla Web company di impedire ai suoi utenti lo scambio on-line di circa 3mila canzoni controllate da sei case discografiche associate. La stessa associazione ha minacciato, in caso contrario, azioni legali contro i singoli utenti del servizio, una volta ottenute dai provider informazioni sugli abbonati che praticano lo scambio illegale di file. Il marchio Napster resta tuttora uno dei simboli più potenti del Web, ma c'è il rischio che quello che era fino a pochi mesi fa il più sterminato database di brani musicali in rete si trasformi a poco a poco in una scatola vuota di contenuti.
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