NEWS   |   Industria / 10/02/2012

Steve Jobs, il dossier dell'FBI: 'Disonesto e dalla dubbia moralità'

Steve Jobs, il dossier dell'FBI: 'Disonesto e dalla dubbia moralità'

In occasione della sua morte persino il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, spese parole bellissime per ricordarlo ("Un autentico genio americano"), eppure Steve Jobs, fondatore della Apple vinto da un tumore al pancreas lo scorso ottobre, era tra i sorvegliati speciali del FBI, l'ente investigativo di polizia federale americano: il dossier sull'imprenditore venne aperto nel 1991, in vista di un suo possibile ruolo nell'amministrazione dell'epoca, più precisamente nell'Export Council che avrebbe dovuto istituire il presidente George Bush padre. Il faldone - ora desecretato e reso pubblico sul sito del Federal Bureau of Investigation a questo indirizzo - include anche testimonianze di ex compagni di scuola, che non restituiscono un ritratto edificante del padre dell'iPod: "Jobs è una persona ingannevole che non riesce ad essere completamente onesta e trasparente: al fine di raggiungere i propri obbiettivi, è capace di distorcere la realtà e piegare la verità ai propri interessi", è una delle deposizioni raccolte. Nei documenti, inoltre, si fa menzione dell'utilizzo, da parte dell'imprenditore, di sostanze stupefacenti ("tra il 1970 e il 1974, durante la scuola superiore e il college, più che altro di marijuana, hashish e LSD") e del mancato supporto finanziario alla sua ex moglie e alla figlia nata dalla sua relazione con lei.

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