J-Ax, vent'anni di rap'n'roll: l'intervista di Rockol

J-Ax, vent'anni di rap'n'roll: l'intervista di Rockol

L'antifascista che non piace alla sinistra. L'anti-star che non piace ai giornali. Scarica qualche volta illegalmente, ma eticamente e con una precisa ragione. Vent'anni di rap'n'roll e contraddizioni, tra colpi bassi e colpi grossi: J-Ax si racconta a Rockol.


L'avvicinarsi del quarantesimo compleanno - il prossimo 5 agosto - è un buon momento per fare un bilancio della propria carriera. Specie quando, contestualmente al proprio genetliaco, ci si appresta a doppiare la boa dei vent'anni di attività. Occorre però non esagerare con le coincidenze e gli slanci numerologici, perché il musicbiz è molto più concreto e spietato di quanto si pensi, ed il motivo per il quale J-Ax si è accomodato su una sedia della nostra redazione è la prossima pubblicazione della sua opera omnia - tanto i dischi con gli Articolo 31, quanto le sue prove soliste, corredate da un libro di interviste a collaboratori e colleghi, anche molto illustri - che verrà distribuita in edicola come allegato ad un noto settimanale di spettacolo. Quando arriva ha in testa altro, però. Il tour ("Dite ai miei fan siciliani che sto arrivando. Diteglielo, che mi stanno tirando pazzo"), che lo vedrà protagonista sui palchi italiani nel corso della prossima estate, l'ultimo disco, "Meglio prima" ("L'ho voluto mettere io, a prezzo speciale, tanto nei negozi che su iTunes. In America, dopo 5 o 6 mesi sul mercato, lo fanno con tutti i dischi. In Italia no? Beh, consideratela una mia personale misura anticrisi. Perché non sono io il tipo d'artista che vive nel suo mondo e non sa quello che succede in giro...") e Twitter ("Non starete mica twittando tutte le cazzate che sto dicendo, vero?"). A sedersi ad un tavolo, tra un video su Youtube ed uno scambio di battute, ci si mette un po'...

Rockol: A agosto compirai quarant'anni...

J-Ax: Ero più in crisi quando feci i trenta, per la verità. Sarà il fatto che ho smesso con le canne, ho iniziato a mangiare bene e a fare sport. Come vizi mi sono rimaste giusto le sigarette. Ma non mi sento diverso. Anzi, adesso posso essere un ribelle veramente. Perché sapete come funziona: uno compie quarant'anni, si mette la giacca e attacca con le canzoni d'amore. Col cazzo. Io sono ancora com'ero una volta...

... e forse, adesso, hai anche più cose da dire....

Sì, e le posso dire in una certa maniera. A quelli che dicono: 'A quarant'anni fai ancora il dannato...'. Sì, lo sono, e allora?

I rocker non invecchiano tutti bene. Per i rapper è diverso: Jay-Z, quando compì quarant'anni, uscì con un pezzo intitolato "Young forever"...

Noi facciamo una cosa che ci permette di fermare il tempo: se sei bravo, al tuo pubblico non interessa quando hai fatto ciò per cui ti apprezzano. I ragazzi, oggi, ascoltano ancora su Youtube le canzoni degli Articolo 31 e non si pongono minimamente il problema di quando siano state pubblicate. Oggi poi è una fatica rimanere giovani tutta la vita: o ce l'hai nel DNA, o non ce l'hai. In America lo chiamano 'arrested development', 'sviluppo bloccato': il mio cervello pensa allo stesso modo di quanto ero ventenne.

Sono quasi vent'anni che fai questo lavoro, e che scatti istantanee dell'Italia e degli italiani: come li hai visti cambiare?

Ne parlo giusto in 'Tutta scena', il mio singolo in radio in questi giorni. Tutti hanno il loro cliché: l'intellettuale di sinistra col tabacco, le cartine e Che Guevara. Poi ci sono i nerd, e i maniaci dell'hi-tech. Il vescovo anti-gay palesemente omosessuale e l'indie-rocker che dice di essere bisessuale e poi è pieno di ragazze e con un uomo non s'è mai visto. C'è un denominatore comune tra quando iniziai e oggi. Sono un figlio degli anni Ottanta e sono abituato a restare al passo coi tempi. Tutto è una posa. Il mio lavoro è farmi beffa dei miei padroni e poi cantare i loro segreti, come dicevo con gli Articolo 31 in "Consigli di un pirla". Svelare quello che c'è dietro alla scena. Ditemi pure che faccio cagare, ma non ditemi che sono finto. Io magari dipingo a tinte forti, in modo caricaturale, ma non ho mai detto bugie. Cosa è cambiato da allora? Quasi niente. Allora la stampa per liquidarmi diceva che avevo un pubblico di tredicenni, adesso succede la stessa cosa. Poi basta andare a vedere i miei video dal vivo su Youtube per vedere che non è vero. Forse è che sono io poco furbo a porgermi in un certo modo nei confronti di certe èlite intellettuali, ma credo che quando dici la verità sei bipartisan, e infastidisci tutti. Sono antifascista da sempre ma non sono mai entrato nell'establishment della sinistra. Dicevo delle cose sui politici e mi davano del populista. Poi si scopre che il tesoriere della Margherita, Lusi, s'è fregato 13 milioni di euro. Come la mettiamo? Io se dico delle cose le dico perché ne ho riscontro. E' come dire che il cielo è blu e beccarsi del qualunquista. Cosa devo dire, che è grigio? No, cazzo: alza la testa, non vedi che è blu?

All'inizio ci fu il "Funkytarro". Ritratto o autoritratto?

Usavo la prima persona, ma non è che fosse un autoritratto: difendevo i tamarri. Gente che veniva snobbata da tutti, tanto dai centri sociali quanto dalle feste in discoteca, perché totalmente fuori da qualsiasi corrente...

Era un ritratto benevolo e divertito. Poi è arrivato "L'italiano medio" e il discorso è un po' cambiato...

Il tamarro in fondo è positivo. Non parlavo, però, di quelli di "Jersey Shore": ci sono tanti ragazzi che partono dal niente, ma studiando si elevano, pur rimanendo tamarri e genuini nel proprio intimo. E' questo che volevo dire: raccontavo un certo tipo di emarginazione. L'"Italiano medio", invece, l'ho scritta con un po' di fastidio. Il tamarro guardava il Drive-In: faccio una distinzione tra i tamarro auto-acculturato e il tamarro che invece sguazza nella mediocrità impostagli dal sistema culturale che lo porta ad ammirare Corona.

E' curioso che l'"italiano medio" di Maccio Capatonda che adesso spopola su Youtube in fondo non sia tanto diverso dal tuo, che è arrivato dieci anni prima...

Beh, la stessa cosa successe per "Funkytarro". Due o tre anni dopo arrivò il "Supercafone" del Piotta e tutti ne parlarono: ma, in fondo, non era nient'altro che il funkytarro in salsa romana... O "La mia ragazza mena": usarono l'espressione per la copertina di un magazine importante senza nemmeno citarmi... Il fatto è che io sto sul cazzo ad una certa carta stampata. Grazie al cielo adesso però c'è Internet: gli articoli dei giornali finiscono presto nel cestino, quelli sul Web rimangono per sempre.

Tornando al discorso, qualche anno dopo è arrivata la "mamma che si droga"...

Quella l'ho scritta per rispondere a chi mi dava del drogato solo perché mi facevo le canne. Tutti si drogano. La droga non è solo quella illegale. Droga è tutto ciò che dà dipendenza. Chiunque può trasformare in droga qualsiasi cosa. Anche una cosa assolutamente innocua, come i broccoli, può trasformarsi in droga. In tanti abbiamo una 'personalità da dipendenza', fenomeno che non è mai stato studiato in profondità. Per dire, ho smesso di farmi le canne: adesso le ho sostituite con Twitter. Ma da piccolo, quando ero triste, mi mettevo in un angolo da solo e mi ingozzavo di Duplo...

Adesso sei arrivato alle "Domenica da coma": scenari quasi alla "American beauty", descritti con una sguardo sempre più tagliente...

"Domenica da coma" è un'idea che avevo prima ancora di iniziare con gli Articolo. Quando iniziai a fare rap cancellai il mio passato: la situazione richiedeva di essere duri e puri. Adesso, a quarant'anni, ho sentito l'esigenza di raccontare davvero chi fosse Alessandro Aleotti, dopo aver raccontato per così tanto tempo J-Ax. "Domenica da coma" è stata la mia domenica pre-rap, ma allora non avevo le armi per descriverla. Poi ho scoperto quale fosse il punto: il lavoro è una truffa. Non è vero che si debba lavorare sempre di più per vivere: potremmo lavorare tutti molto meno riuscendo comunque a vivere dignitosamente. Sono i poteri forti che usano questo inganno per tenerci buoni, occupandoci, e cercando di non farci accorgere come in questo modo ci stiano rubando il 90% della vita. Non possono pretendere di prenderci cinque giorni a settimana della nostra vita e poi lasciarcene solo due per costruircela. Io ci sono potuto arrivare grazie al lavoro che faccio: è stata la gente a salvarmi dalle domeniche da coma. Questa era l'ultima idea che avevo nel cassetto, che - roba curiosa - era anche tra le prime...

Sa tanto di chiusura di un ciclo...

Senz'altro. "Meglio prima" chiude sicuramente un ciclo. Il prossimo disco sicuramente, a livello di testi, sarà rivoluzionario, almeno per quanto riguarda il mio songwriting...



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Quando hai preso parte allo show su Jannacci sembravi 'il rapper d'ufficio', chiamato a rappresentare una categoria, non un cantautore...

Sapete com'è, certe volte bisogna semplificare, in certi ambiti. Ieri Enrico Ruggeri in un'intervista ha detto: 'Qualcuno ha ancora il coraggio di dire che Caparezza o J-Ax non siano cantautori'?. Le mie radici sono lì, nell'hip hop, poi mi sono voluto staccare dalla scena perché sentivo di non poter più rappresentare niente, in quel senso. Quello che ho fatto di rap l'ho fatto bene con i primi Articolo. In America non è più un discorso musicale: si fa rock, rap, si contamina, e a nessuno frega più un cazzo. Adesso la divisione è tra 'pop d'amore' e 'pop antagonista'. Quindi di me potremmo dire "cantautore moderno". In fondo anche Rino Gaetano, certe volte, magari senza saperlo, rappava...

... e Gaber, Celentano, e tantissimi altri...

Questo è il karma degli artisti. Potrei dire come tanti altri che non me ne frega un cazzo che Rolling Stone Italia abbia messo Berlusconi in copertina al posto mio, invece me ne frega eccome, perché per me e per i miei fan sarebbe stata una soddisfazione grandissima. A livello di vendite non mi avrebbe certo cambiato la vita, però sarebbe stato bello. Però io rispetto Dalia Gaberscik (figlia di Giorgio Gaber titolare, con Ombretta Colli, della Fondazione Gaber, ndr) che mi chiama per le serate in memoria di sua padre, Enzo Iannacci che mi ha chiamato per il suo show, Bob Dylan, che si ricordava degli Articolo 31 per una versione di "Like a rolling stone". O Jovanotti, che per me ha speso parole bellissime e con me ha collaborato. O Cecchetto, o Vasco Rossi, o Renato Zero. Tutta gente che vende molto più di me e che non ha nessun motivo per leccarmi il culo. Tutto quello che la stampa non mi ha dato me l'hanno dato loro. Poi se vai a chiedere a quei soliti due o tre giornalisti dei grandi quotidiani ti dicono che faccio cagare prima ancora di sentire il mio disco. E dire che sono andato personalmente a portarglielo. Si vede che chi non è benvoluto in certi ambienti è benvoluto in altri. Allora credo davvero di essere un ribelle. Che poi quella della stampa fosse una vera e propria casta l'ho capito da tempo: fanno tanti bei discorsi sulla meritocrazia, poi sono i primi a non riconoscere chi il merito ce l'ha veramente. E non parlo solo di me. Prendete Max Pezzali, per esempio. Lui è stato capace di scrivere canzoni che, nel momento in cui sono state scritte, nessun altro era stato capace di scrivere. Solo gli Articolo 31 e gli 883 sono riusciti di dire certe cose in un quel determinato periodo. Eppure nessuno ci ha mai riconosciuto un cazzo. Se vai a chiedere in certi ambienti e a certi giornalisti di noi la risposta è sempre e solo quella, a prescindere dagli ascolti dei dischi: merda.

A proposito di libri, chi di solito ha una carriera lunga come la tua, alla tua età, ne ha gil scritti almeno due o tre. Tu, invece, ti sei fermato a "I pensieri di nessuno" (1998)

Per la verità quello non è nemmeno un libro. All'epoca andavo da uno psicologo che mi aveva consigliato di tenere un diario, e io l'ho pubblicato tale e quale. Erano i tempi di "Tranqui funky" e allora ero passato da una stretta notorietà di nicchia ad una fama simile a quella di un Daniele Interrante o simili. C'erano vallette e ragazze della TV che mi cercavano per scopare manco fossi Berlusconi. Questa cosa mi sconvolse la vita, ed arrivai ad un punto di saturazione. Poi presi a frequentare questo analista che mi consigliò di tenere un diario. Comunque mi piace leggere: ultimamente mi sto dedicando a Palahniuk, dall'inizio alla fine. Il fatto è che non voglio scrivere il classico libro del cantante. Quello lo potrà scrivere Mattia (dello staff della Best Sound, etichetta indipendente di J-Ax, ndr), che è molto più giovane di me e che una volta che sarò lì lì per schiattare metterà nero su bianco quello che ho fatto, girando i proventi delle vendite ai miei figli, semmai ne avrò. Come dicevo prima, con "Meglio prima" sto chiudendo un ciclo, e tutto quello che ho da dire per il momento lo sto dicendo coi dischi. In realtà ho un'idea per un libro, ma è un romanzo. Quindi, per farlo bene, dovrei fermarmi e dedicarmici completamente. Il fatto è che prima dovrei imparare a scrivere, perché un conto è scrivere il testo di una canzone, ma un romanzo è tutta un'altra cosa. Dovrei proprio andare a scuola, per riuscire ad approfondire la personalità dei personaggi, valorizzare l'intreccio e tutto il resto. La trama non avrebbe nulla a che fare con la mia storia, almeno non in modo esplicito. Verrebbe fuori un tomo da almeno 500 pagine. I miei fan me lo chiedono spessissimo, ma credo che debbano accontentarsi del libro scritto da altri che uscirà tra poco. Perché non ho voglia né di fare un trattato alla Travaglio, perché a farli c'è già Travaglio che è molto più bravo di me, né me ne frega un cazzo di smascherare i segreti del musicbiz, perché sono tutti patetici segreti di Pulcinella, o di parlare della mia generazione, perché quella storia non è ancora finita. In questi anni stiamo vivendo cambiamenti forti, epocali, e quindi devo ancora vedere quali saranno gli sviluppi. Perché sono curioso: ora che la mia generazione è finalmente al potere, voglio vedere cosa saremo capaci di fare, e che piega saremo in grado di dare al mondo...


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Già, i cambiamenti. Quando hai iniziato si contavano i dischi venduti, adesso le views su Youtube. Tu che di musica ci campi, come hai vissuto questo cambiamento?

Non sono mai stato attaccato ai soldi. Quando vendevamo tanti dischi - perché allora se ne vendevano molti più di adesso - oltre a me mangiavano anche tante altre persone. Poi sono diventato furbo, e ho imparato a firmare contratti più a mio favore che non a favore delle case discografiche. Il risultato è che adesso guadagno tanto quanto prima. E poi non ho mai avuto grossi vizi, come macchine di lusso o robe del genere: oltre alle canne - con le quali da un mese a questa parte ho pure smesso -, i videogiochi, qualche viaggetto ogni tanto, non mi sono mai concesso granché.

Sempre a proposito di Youtube, credi che il Web e i social media siano una cartina tornasole affidabile della popolarità? Sai, se ne è parlato un po' recentemente...

Sì, la storia di Fedez. Tutta invidia. Per comprare davvero le views che ha avuto lui ci sarebbero voluti 30mila euro. E chi ha un minimo di cervello e conosce la discografia di oggi sa benissimo che quei soldi lì da spendere solo in promozione, di questi tempi, li avrebbe solo gente come Vasco o Ramazzotti, ai quali fare certe cose proprio non serve. Poi quando faceva gli incontri in-store c'erano almeno 2000 ragazzine fuori dal negozio. Sono contento di essere uscito da mondo del rap anche per queste cose. C'è gente che rappa e che fa cagare, ma veramente cagare...

Niente nomi?

No, perché sono talmente tanti che rimarremmo qui fino a domani. Insomma, fanno cagare, e fanno cagare da vent'anni. Tutte le mattine si alzano, si guardano allo specchio e devono trovare un modo per convivere con la loro mediocrità, e con il fatto che ogni tanto esce uno come Fedez che magari rappa solo da tre o quattro anni e col primo pezzo che fa li surclassa in termini di fan e di views. Allora si inventano le cose. Tipo che J-Ax è famoso solo perché ha una grossa major alle spalle, anche se io con l'etichetta che pubblica i miei dischi (la Sony Music, ndr) non ci parlo da due mesi e sto andando avanti a fare live (con Barley) e video (con la Best Sound, interlocutrice per conto di Ax con la Sony Music, ndr) per conto mio. Non sanno - o non vogliono - darsi una spiegazione e allora si danno all'hating. Parte tutto da altri artisti. Iniziano a parlare male, a inventarsi cazzate come quelle dei click comprati. La faccenda delle views provenienti dall'estero si spiega facilmente, per chi ha un po' di confidenza con l'informatica: quando arrivano troppi click e il server rischia di saltare, il sistema di Youtube apre account finti dove far rimbalzare le views in eccesso. Il povero Fedez si è anche preso la briga di pubblicare sul suo Facebook la spiegazione scritta dai tizi di Youtube, e le teste di cazzo ancora a non capire e a dire "ma quell'altro ha le stesse views che però non vengono dall'Alaska o dalla Cina". Già, peccato che quell'altro, però, il video ce l'abbia su Vevo... Già in Italia l'invidia è una costante in tutti gli ambiti - televisione, giornalismo, sport... - ma nel rap è insostenibile. In America quando vedono uno bravo pensano: devo fare meglio di lui. Qui invece pensano: ti devo sputtanare. Perché dentro di loro sanno di fare così cagare che a diventare più bravi di lui non ci riusciranno mai. Le views che ha fatto Fedez sono vere. E chi dice il contrario parla per invidia...

Rimaniamo sul tema informatico. Hanno chiuso Megaupload. BTJunkie si è chiuso da solo. Cosa pensi di questa tendenza, tu che vieni dalla cassetta registrata in casa?

Ah, beh, l'account di Megaupload l'avevo anch'io. Però, per ragioni etiche, ho sempre scaricato solo quello che non riuscivo a compare comodamente. Parlando di musica, quando è arrivato iTunes, che ha iniziato a vendere in tutto il mondo dischi che prima di facevano fatica a reperire, ho sempre usato il download legale, acquistando regolarmente dischi e canzoni. Ma io col cazzo che mi guardo "Lost" doppiato. Non mi guardo i film doppiati, perché mi fanno schifo: faccio parte di quella fetta di pubblico che vuole vedere l'opera come era stata concepita in originale, non filtrata da un direttore del doppiaggio o da una commissione italiana che cambino le parole e - certe volte - addirittura il senso alle battute. In questo caso, beh, lo ammetto, scarico illegalmente. Sia chiaro, io sto con Anonymous quando attacca il PlayStation Network, ma il ciccione di Megaupload (Kim Schmitz, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Kim Dotcom, ndr) è solo uno che ha rubato un sacco di soldi a un sacco di gente. Per comprarsi le macchine di lusso, poi, mica per fare beneficenza. Cioé, va bene che non ti rompano i coglioni venendoti a dire che su Internet non si possa insultare chiunque si voglia: questa è una libertà che deve rimanere, a torto o a ragione...

Vasco, coi ragazzi di Nonciclopedia, ha dato dimostrazione di non essere troppo d'accordo...

Va beh, cazzo, ma lì secondo me Vasco ha sbagliato. Nonciclopedia è divertente, devi leggerla come una roba fatta da cazzoni con uno spirito da terza media. A me fa ridere, la pagina che mi hanno dedicato... Comunque, sono convinto di poter insultare chi voglio, su Internet. La libertà di insulto deve rimanere. La libertà di rubare no. O per lo meno, deve esserci libertà di rubare, ma con una certa etica. Se, per esempio, aprissero Netflix anche qui, io la smetterei di scaricare i film. Io dico ai miei fan fuori dall'Italia che fanno bene a scaricare illegalmente la mia musica, perché la mia etichetta - già se sei in Germania - impedisce di vedere i miei video su Youtube. In quel caso è un conto. Se però io mi sforzo di mettere i miei dischi a prezzo speciale, e di farlo trovare a sei euro su iTunes, anche voi ascoltatori dovreste fare uno sforzo, perché sennò io non campo più. E perché sennò la mia etichetta può pensare che non abbia seguito. Artisti come me possono convincere i discografici solo coi numeri: un cantante pop può andare alla radio e lanciare il suo disco da zero. Io ci devo andare quando sono già in classifica, sennò non mi danno ascolto...

Domanda di rito a chi ha una carriera praticamente ventennale: il periodo più difficile e quello più bello...

I periodi difficili? Per l'epoca Articolo 31 fu l'album "Perché sì", per quello solista il mio primo disco, "Di sana pianta". Ci ho messo una vita, a farlo: ci stavo morendo dietro, a quel disco, e non mi ha dato i risultati sperati. Non per fare il figo, ma era forse troppo avanti: l'avessi registrato oggi... Avevo bisogno di un disco semplice, come "Rap'n'roll", che rendesse chiari a tutti quali fossero i miei intenti. Già, "Rap'n'roll". Quello viceversa è il disco al quale sono più affezionato: uscì in un momento in cui tutti mi davano per finito, discograficamente, e spaccò tutto.

Dimostrazione che sia sempre più difficile, da parte dei discografici, decidere a priori cosa vada e cosa no...

Le cose stanno cambiando adesso, pian piano, con il Web. Fino ad oggi ci sono degli editori un po' mafiosi che hanno tenuto in mano quasi tutto. Il genere che faccio io, o che fanno - per dire - i miei amici Lacuna Coil, è fatto da gente intelligente, non da cantanti pronti a dare il culo pur di diventare famosi. Questa, però, è una questione di contratto. Una casa discografica investe su un cantante che ha firmato un contratto dove ad incamerare la maggior parte degli utili è la casa discografica stessa. A meno che tu, artista, non riesca a strappargli condizioni migliori. Ma se il tuo obbiettivo è la fama e basta allora il discorso non vale più. Quando uscì questa cosa dei reality io non riuscii più a capire. Questi ragazzi che vanno lì a farsi urlare addosso da Mara Maionchi, ma cosa hanno in testa? I giudici ai talent sono tutti dei maestri. A me verrebbe voglia di dirgli: ma tu che cazzo di autorità hai per decidere cosa è bello e cosa non va? Ma chi cazzo sei? Fammi prima vedere cosa hai fatto tu, che cantanti hai scoperto, e tutto il resto. Almeno la Maionchi ha Tiziano Ferro, ma altri che occupano la sua posizione non possono vantare un curriculum musicale altrettanto prestigioso. Se quando avevo vent'anni mi fossero venuti ad urlare addosso queste cose, io gli avrei risposto senza problemi: tu non hai nessuna autorità per venirmi a dire cosa cazzo sono o non sono. C'è una generazione di persone che pensa che pur di avere successo la musica debba essere fatta così, è questo il problema. La musica va fatta con orgoglio: un ragazzo di vent'anni che fa musica deve essere convinto che gli altri non capiscano un cazzo, e di avere la verità in mano. Sennò ha già finito prima di cominciare...


 

J-Ax sarà impegnato all’inizio della prossima estate in un tour che lo vedrà impegnato con la propria band - l'Accademia delle Teste Dure, composta da Space One, Fabio-B, Guido Style, Dj Zak e Steve Luchi – sui palchi di tutta Italia. Queste, ad oggi, le date confermate.

sabato  26 maggio - Reggio Emilia - fuori orario "fuori"
sabato 9 giugno  - Cagliari - Fiera
martedi' 12 giugno - Milano – Carroponte, Sesto San Giovanni
sabato 16 giugno - Senigallia (An) - Mamamia festival estate °12
sabato  30 giugno - Catania - luogo e costo da comunicare
giovedi'  5 luglio - Pontenure (Pc) - Festa della birra     ingresso € 20 + prev; € 25 la sera del concerto
mercoledi' 11 luglio - Roma  - Ippodromo le Capannelle - Rock in Roma
venerdi' 13 luglio - Genova - Porto Antico
mercoledi' 18 luglio - Bergamo – Fiera . ingresso € 20 + prev; € 25 la sera del concerto
giovedi' 19 luglio – Torino Grugliasco -  Gru village
venerdi' 3 agosto - Perugia - area verde Strozzacapponi, "Strozza music fest"

L’ingresso per tutti i concerti sarà di 22 euro più diritti di prevendita ed eventuali commissioni addizionali tranne dove diversamente specificato.

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