Jovanotti telefona a Rockol:
‘Ecco perché vado a Genova’

Jovanotti telefona a Rockol: ‘Ecco perché vado a Genova’
“Ciao, sono Lorenzo, Jovanotti”.
La telefonata è arrivata ieri sera (lunedì 25), e ci ha fatto molto piacere. Jovanotti ha ricevuto il nostro messaggio (vedi News) - grazie alla segnalazione dei suoi collaboratori in Italia, che gliel’hanno riferito dove attualmente si trova: in Spagna, in vacanza - e ci ha voluto dimostrare ciò di cui noi già ieri avevamo scritto di non dubitare: di non essere una persona che tira il sasso e nasconde la mano. “Avevo promesso a Fabio Fazio, tre mesi fa, che gli avrei telefonato in trasmissione, e ho mantenuto la promessa. Sapevo che le mie parole sarebbero state ascoltate: anzi, semmai mi sorprende che solo voi di Rockol abbiate cercato di raggiungermi. Eccomi qua, fatemi le domande che volete”.
Non possiamo né vogliamo negare di essere soddisfatti: come già abbiamo detto, il nostro mestiere è cercare di approfondire le notizie e riferirne ai nostri lettori. Una promessa abbiamo fatto a Lorenzo, e l’abbiamo mantenuta: non abbiamo cercato di strappargli i nomi degli artisti che sta cercando di coinvolgere nell’iniziativa di Jubilee 2000 (vedi News). Ma le tre domande che volevamo rivolgergli gliele abbiamo rivolte, e ne abbiamo ottenuto risposta. Eccole.
Lorenzo, c’era proprio bisogno di organizzare la manifestazione di Jubilee 2000 in concomitanza con il G8, che già si porta dietro tante complicazioni anche di ordine pubblico e di sicurezza?
“Jubilee 2000 è una delle organizzazioni attive nell’ambito del Social Forum. Sono il testimone italiano di Jubilee 2000, e sono convinto che abbia senso che Jubilee 2000 sia presente a Genova nei giorni del G8. Anche come privato cittadino credo che quella di Genova sarà una data spartiacque tra un ‘prima’ e un ‘dopo’, e credo che la presenza a Genova possa dare una importante legittimazione al movimento. La cancellazione del debito è il primo passo che la politica deve fare, il più indolore, il più semplice da attuare e il più importante. Andiamo a Genova per ripeterlo con forza”.
Ma non temi che la tua presenza e quella di altri artisti possa far arrivare a Genova anche persone attirate soprattutto dalla vostra notorietà, magari meno preparate alla situazione e ai suoi rischi?
“Essere presenti a Genova ci darà una grande visibilità, come essere presente al Festival di Sanremo dà grande visibilità a un cantante. Voglio che sia chiara una cosa: non andiamo a Genova per fare un concerto, non ci saranno esibizioni su un palco. Mesi fa mi era stato proposto il progetto di un concertone, ma ho risposto di no: se questa è una manifestazione spontanea non deve essere strumentalizzata in nessun modo. Noi vogliamo esserci perché ci sarà la stampa, perché ci saranno i media, e questo ci permetterà di amplificare il nostro messaggio. Io andrò con la chitarra, perché se ci sarà l’occasione di fare musica, anche cantando in un megafono e facendo suonare i radioloni, non mi tirerò indietro. E naturalmente spero, anzi mi auguro - e farò il possibile perché sia così - che tutto si svolga in maniera pacifica e colorata, per far girare una visione del mondo positiva e sorridente”.
E non c’è il rischio che qualcuno degli artisti veda questa presenza come un’opportunità d’immagine, più che come una sincera testimonianza d’opinione?
“Quando ho detto che spero di coinvolgere anche altri artisti mi riferivo a colleghi che conosco personalmente e sulla sincerità dei quali posso garantire. Faccio tutto a titolo personale: sto chiamando persone che fanno parte del mio gruppo di amici, italiani e internazionali, non sono un direttore artistico che deve mettere insieme un cast. Il mio sforzo consiste nel mettere a disposizione del movimento le mie capacità e le mie conoscenze: se fossi il proprietario di una tipografia stamperei dei volantini, sono un musicista e faccio le cose che so di poter fare.
Nella mia vita ho avuto la possibilità di viaggiare: ho visto tante cose, ho toccato con mano tante situazioni, e mi sento in dovere di criticare quello che non mi piace di ciò che ho conosciuto di persona. Considero mio dovere anche alzarmi e dire che questa è una cosa seria. Ho 35 anni, una famiglia alla quale tengo e al cui futuro penso con giusta preoccupazione. Non mi interessa fare casino, né è mia intenzione andare lì per delegittimare il G8. Voglio andare lì a chiedere, non a protestare. Ma ci tengo a ripetere un concetto al quale tengo molto: vorrei che passasse l’idea che andare a Genova non sarà pericoloso, non sarà come andare alla guerra. La nostra sarà una manifestazione pacifica e gioiosa”.
Tre domande avevamo in mente, tre domande abbiamo posto, tre risposte abbiamo avuto. Ci auguriamo , sinceramente, che l’auspicio di Lorenzo si avveri. E lo ringraziamo per l’amicizia che, ancora una volta, ha dimostrato per noi di Rockol; assicurandogli che è affettuosamente ricambiata.

(fz)
Dall'archivio di Rockol - "Vado a fare un giro" - (Lovely day)
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