Hed ('Angry birds'): 'Sulla pirateria ho imparato dagli errori dei discografici'

Hed ('Angry birds'): 'Sulla pirateria ho imparato dagli errori dei discografici'

"La pirateria può anche non essere una cosa negativa. In fin dei conti, può farci sviluppare il nostro business". E' l'opinione autorevole e controcorrente di Mikael Hed, amministratore delegato di quella Rovio Mobile che sta spopolando sul mercato dei giochi digitali con "Angry birds" ("Uccelli arrabbiati", nell'edizione italiana), scaricato - a novembre 2011 - in più di 500 milioni di esemplari nelle sue varie versioni.

Invitato a raccontare la sua esperienza al Midem di Cannes, Hed ha ammesso di avere avuto i suoi problemi con la pirateria, "non solo con le applicazioni ma anche per quanto riguarda i prodotti di consumo. In giro, e soprattutto in Asia, ci sono tonnellate di merci non regolarmente autorizzate". Ma ha anche svelato di "avere imparato molto dall'esperienza dell'industria musicale, e dal modo francamente terribile con cui ha cercato di combattere la pirateria".

Hed, come riporta il Guardian, la pensa diversamente: inutile e improduttivo perseguire i pirati in tribunale, salvo nei casi in cui i loro comportamenti truffino i consumatori e danneggino palesemente il brand di "Angry birds"; meglio sfruttare la loro presenza sul mercato come veicolo per attirare più fan, anche a scapito di perdere dei profitti. "Fan", per Hed, è diventata la parola chiave: "Un'altra cosa che abbiamo imparato da quel che è successo all'industria discografica", spiega, "è stato di smettere di trattare i consumatori come semplici utenti e cominciare a trattarli come fan.  Se perdiamo la fan base il nostro business è finito. Se la incrementiamo, il nostro business cresce di conseguenza".

Nell'incontro di Cannes, Hed ha anche spiegato di essere aperto a collaborazioni con case discografiche e artisti, sempre più attenti al mondo dei giochi online (si pensi alle collaborazioni di Lady Gaga e di Michael Bublé con Facebook e Zynga, produttore di Farmville e Cityville). "Le nostre app", ha spiegato, "stanno già diventano dei canali attraverso cui è possibile promuovere e vendere altri contenuti. I canali di distribuzione tradizionali non la fanno più da padroni, e nel nostro caso il contenuto stesso si è trasformato in un canale. Abbiamo già avuto discussioni con alcune etichette a proposito di quel che si potrebbe fare insieme".  
 
 

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