Anche in Gran Bretagna spuntano i bootleg

Una ventina d'anni fa, se eri a Londra e volevi un bootleg, dovevi rivolgerti in qualche negozietto sotterraneo, possibilmente in zona Soho (mitico l'Oasis), e, con fare circospetto, dovevi dire al proprietario "British Leyland". Cioé BL, come BootLeg. Costui, guardandosi attorno, ti portava nello squallido retronegozio dove, sborsando un pacco di lira, potevi assicurarti una frusciantissima copia live di qualche concerto di Bob Dylan o dei Grateful Dead.

Ma è ormai da anni che in GB di bootleg, grazie a più recenti leggi draconiane, non si parla più di tanto. Ma forse anche lì, dopo gli esempi italiani e sanmarinesi, devono aver trovato qualche buco nel severo sistema legislativo.
Nell'ultimo numero del settimanale "Kerrang!", ad esempio, figura la pubblicità di un negozio, per la cronaca il "Mike Lloyd music rock mail order", che sfacciatamente vende bootleg. Il tutto, s'intende, è catalogato sotto la voce "rarità", "copie uniche", "promo" e non certo "bootleg", ma invertendo l'ordine dei fattori, come si sa, il prodotto non cambia.
Ed ecco quindi dei gustosi bootleggoni, più o meno taroccati come "original", "very rare US promo" et similia pronti a prendere la strada di casa vostra, se però provvisti di portafogli a fisarmonica perché i prezzi sono quello che sono. Tra le varie offerte citiamo ad esempio "Mandatory" dei Metallica a 290.000 lire, "Sliver" dei Nirvana (vinile giallo) a 340.000 e "Basket case" dei Green Day a 140.000 lire.
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