NEWS   |   Italia / 20/06/2001

Musica alla maturità:
parla Sergio Bardotti, l'autore di 'Piazza Grande'

Musica alla maturità: parla Sergio Bardotti, l'autore di 'Piazza Grande'
La musica sbarca alla maturità. Due volte. Nella prova di Italiano, svoltasi questa mattina, era presente un doppio riferimento musicale. Nel “saggio breve o articolo di giornale”, la musica era protagonista dell'ambito socio-economico, con un tema dal titolo “musica per tutti, tra arte e industria”, in cui si doveva commentare articoli di giornale su Madonna, Festival di Sanremo, Napster; tra i documenti per l'elaborazione del tema nell'ambito artistico-letterario, il cui titolo era “La piazza luogo dell'incontro e della memoria”, è stato allegato un estratto dal testo di “Piazza grande”.
L'inclusione della musica nei temi di maturità ha sollevato il consenso generale. "Finalmente 'sdogana' un'arte ritenuta a volte erroneamente minore, mentre per i ragazzi è pane quotidiano ed è spesso propedeutica ad un accesso alla cultura alta ed altra", ha dichiarato Renzo Arbore all'ADNKronos. La stessa agenzia ha strappato anche una dichiarazione a Lucio Dalla, interprete di “Piazza Grande” all'edizione del Festival di Sanremo del 1972: "Questa cosa mi riporta a scuola e mi fa piacere anche per tutte le fatiche ho fatto sui banchi. E' una soddisfazione sociale più che artistica, perché è la dimostrazione inconfutabile che 'Piazza Grande' è arrivata alla gente. Ed io faccio musica per questo".
Il testo del brano, in realtà, è stato scritto da Sergio Bardotti con Gianfranco Baldazzi. Bardotti, nato a Pavia nel '39, lavora nell'industria discografica dal 1962. Già Direttore Artistico dell'ARC, etichetta della RCA, ha firmato testi storici della canzone italiana come “Occhi di ragazza”, “Amico è”, “Quella carezza della sera”, ed è stato autore di due brani vincitori del Festival di Sanremo: “Canzone per te” (Sergio Endrigo, 1968) e “Ti lascerò” (Anna Oxa e Fausto Leali, 1989). Dal 1996 è autore televisivo; Rockol lo ha raggiunto in esclusiva proprio mentre era impegnato alla lavorazione di “Sanremo estate”, comunicandogli la notizia. “Stiamo per debuttare con il programma, stavo pensando a tutt'altro, ma ovviamente mi ha fatto molto piacere saperlo proprio da voi”, spiega Bardotti.
“'Piazza Grande' è un pezzo portato a Sanremo nel 1972”, ricorda l'autore. “Al tempo ci deluse molto, perché sentivamo di dover vincere il Festival. '4 Marzo 1943' era stata la rivelazione dell'edizione precedente, quindi avevamo molta pressione addosso. Se ricordo bene 'Piazza grande' è il primo brano concepito da Ron, che lo aveva intitolato 'America', pensando solo alla melodia vocale. Inizialmente pensammo a qualche strana storia on the road. Poi ci siamo appassionati ad Amanda Rodriguez, dando al brano una vaga parvenza di fado."
“ 'Piazza Grande' è un nome comune del nord”, continua Bardotti. “Rappresenta il luogo d'incontro. C'è a Pavia, come a Modena come a Bologna. E' un posto che appartiene a tutti, anche ai vagabondi, e questo le avevamo ben presente quando ne scrivemmo le liriche”.
Il testo è stato inserito tra i documenti insieme a brani di Gropius, Cardarelli, Sandro Penna, Umberto Saba, Renzo Piano. Insomma, la musica insieme alla poesia, alla saggistica, all'architettura. “E' in buona compagnia”, ammette Bardotti. “Ma se posso essere sincero, vorrei fare una polemica. La nostra è una nazione dove si concedono onorificenze in base più alla notorietà che ai meriti. Ho visto fare grand'ufficiale una signora che abita in Svizzera, il che mi lascia davvero perplesso, pur con tutto l'amore e l'affetto”, dice l'autore, riferendosi al titolo recentemente conferito a Mina (vedi news). “Quando succedono queste cose ho la sensazione che diano la mancia ai cagnolini… Dopo tutto il De André, il Fossati, il Paolo Conte che sono stati scritti, spero davvero che qualcuno abbia capito che la nuova poesia passa di qui”.
Bardotti, pur sentendosi onorato dalla menzione, avrebbe indirizzato la scelta verso un altro testo della sua produzione: “Avrei preferito 'La casa', quella cantata da Sergio Endrigo: è una canzone innocente, ma piena di significati, proprio perché un po' assurda, esattamente come la musica leggera”.
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