Pirateria, sull' 'emendamento Fava' è scontro in Confindustria

Divergenza assoluta di opinioni e di interpretazioni, nell'ambito di Confindustria, tra le imprese del settore digitale e quelle del settore culturale a proposito dell'emendamento proposto dall'on. Giovanni Fava alla legge Comunitaria di cui oggi riprende l'esame in Parlamento (per contrastare la contraffazione e la pirateria online, il deputato leghista propone di attribuire ai detentori dei copyright facoltà di intervenire direttamente contro siti, ISP e servizi di hosting  che diffondono contenuti illegali senza dover ricorrere a nessuna autorità amministrativa o giudiziaria).

In una nota firmata dalle sue associate Assotelecomunicazioni-Asstle, Assinform, Anitec e Aiip, Confindustria Digitale e indirizzata a capigruppo, deputati della Commissione Trasporti della Camera e firmatari degli emendamenti soppressivi, Confindustria Digitale mette in guardia il Parlamento sulle "conseguenze depressive che la norma avrebbe sul nascente mercato dell'e-commerce in Italia e in genere sulle opportunità di sviluppo che offre il Web". "Giacché la norma consente di ritenere i fornitori di servizi di comunicazione responsabili della condotta dei propri clienti", sostiene il comunicato, "per evitare tale eventualità gli operatori dei servizi di comunicazione elettronica dovrebbero sostanzialmente mettere in atto un inaccettabile controllo dei contenuti che passano sulle reti, conducendo di fatto a un sistema di censura preventiva, che oltre a ledere i diritti dei cittadini, metterebbe in serio pericolo gli investimenti industriali nel settore dell'informazione online e della commercializzazione dei contenuti".
Secondo Confindustria Digitale l'emendamento all'art. 18 "oltre a minacciare i principi fondamentali della privacy, è destinato a rendere il quadro normativo nazionale del commercio elettronico disallineato rispetto a quello europeo e internazionale senza neanche dare la certezza di raggiungere l'obiettivo di contrasto alla contraffazione. Ritenere, infatti, che l'inasprimento delle responsabilità in capo ai fornitori dei servizi di comunicazioni elettroniche conduca a una riduzione del fenomeno è illusorio e indice di scarsa conoscenza dei ruoli e delle attività dei provider". "L'emendamento", secondo Confindustria Digitale, "non solo è dannoso, ma anche inutile, in quanto l'ordinamento già prevede una serie di strumenti in grado di assicurare il perseguimento dei reati legati alla contraffazione, che rientrano nell'ambito del diritto penale.  La legge, infatti, impone agli operatori di segnalare alle autorità le notizie di violazione che ricevono da parte di chi si qualifica come titolare dei diritti ed, essendo la repressione dei reati e le relative indagini prerogativa esclusiva della magistratura, non è consentita alcuna surroga da parte dei privati”.

Al contrario, per Confindustria Cultura Italia (ma anche per l'Istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione, e per Federlegno-Arredi) l'emendamento dell'art. 18 in materia di e- commerce è "un atto dovuto".  "La ratio dell’articolo 18 della Comunitaria", sostengono l' Indicam, le imprese culturali e quelle della filiera legno-arredo,  "è quella di agevolare la cooperazione dei soggetti su internet al fine di contrastare la pirateria e la contraffazione. La norma sana un vizio della nostra legislazione, facendo seguito alla sentenza della Corte di Giustizia UE (caso L'Oreal vs E-Bay - C-324/09) a cui l’Italia deve attenersi".

"E' evidente – prosegue la loro nota - che solo rimuovendo gli ostacoli giuridici preesistenti, si potranno favorire forme di collaborazione con i gestori di piattaforme web e dissuadere gli utenti da comportamenti abusivi e illegittimi. La direttiva europea all’articolo 14 ('Hosting') prevede espressamente che 'il prestatore non è responsabile, a condizione che non appena al corrente del fatto illecito, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l’accesso' (...). Nel nostro Paese, invece, la corrispondente previsione (implementata con il Dlgs 70/2003) richiede il preventivo intervento dell’autorità giudiziaria o amministrativa competente, tradendo palesemente l’intento del Legislatore comunitario. L’articolo ha quindi il fine di adeguare il nostro ordinamento alla disciplina comunitaria".  

"Nessun onere o impedimento verrebbe quindi imposto agli operatori di internet e ai mercati digitali", sostiene Confindustria Italia. "Tuttavia, web libero non vuol dire far west. E su questo binario bisogna muoversi, al pari dei nostri principali Partner Europei e Internazionali. Nessuno vuole comprimere le libertà digitali, censurare gli utenti e limitare la privacy. L’obiettivo è quello di bloccare l’illegalità diffusa e aiutare il mercato legittimo, cercando di inibire le piattaforme web palesemente pirata. A partire da quei siti pirata transnazionali grazie ai quali i titolari incassano ingenti somme tramite pubblicità spesso su conti correnti off-shore" (...) L’obiettivo – riteniamo condiviso – è quello di creare una rete libera, forte e aiutare la costruzione di un sano e-Content Market. Non garantire l'illegalità perpetua".  Non manca, in chiusura, un commento sulla recente chiusura di MegaUpload e MegaVideo: "il conseguente calo di accessi ai servizi di distribuzione online di opere illegali di queste ultime ore chiarisce in maniera inequivocabile che le attività di enforcement su internet possono avere un'indubbia efficacia e un'apprezzabile capacità deterrente presso il consumatore finale e i gestori di siti illegali".
 


 

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