Il Teatro degli Orrori: 'Un album sofferto e commerciale, ma non per tutti'

Il Teatro degli Orrori: 'Un album sofferto e commerciale, ma non per tutti'

"Questo disco è stato una faticaccia, lo odio questo album, è stato un lavoro terribile": è con queste parole che Pierpaolo Capovilla racconta a Rockol come è nato "Il mondo nuovo", terzo disco in studio de Il Teatro degli Orrori, uno degli album più attesi del 2012. "Ci abbiamo lavorato tantissimo e ci stiamo lavorando ancora, questo non è che l'inizio, adesso poi ci sarà la promozione, il tour. I momenti prima di una tournée sono quelli che mi spaventano di più, mi sento spesso insufficiente e inadeguato, me la vivo con uno stato di ansia totale, ma oramai ci sono abituato ". Di questo album, nonostante esca domani, si è in pratica già detto tutto. Quello che forse non si sa che è per Capovilla questo disco è un disco commerciale, nel senso buono del termine: "Il nostro obiettivo con questo terzo capitolo era anche di ampliare il nostro bacino di ascoltatori. La nostra non è musica per tutti e continueremo di certo a fare musica elitaria, ma guardiamo avanti e non abbiamo nessuna intenzione di stare fermi, vogliamo crescere. Essere un gruppo è straordinario, c'è processo di cooperazione nel fare le cose insieme e darsi degli obiettivi sconosciuti, si cresce imparando a fare, si conquista sensibilità. L'estetica di 'Il mondo nuovo' è differente e sì, è infinitamente più commerciale rispetto ai precedenti".
Nel 2010 Giulio Ragno Favero ha lasciato la band per poi ritornarci nel luglio 2011, annunciando che il gruppo era al lavoro su del nuovo materiale: "Stiamo scherzando? Giulio per Il Teatro è fondamentale. Non è solo uno dei migliori amici, non è soltanto un produttore con un'enorme esperienza, è anche un compositore eccezionale. Questo disco è il frutto di un lavoro lunghissimo, collettivo e non c'è dubbio che Giulio abbia fatto il grosso del lavoro incrementato egregiamente da Gionata Mirai e Francesco Valente. Per la prima volta abbiamo registrato e creato il disco in studio, c'è stato un cesellamento dei pezzi, passo per passo, e abbiamo voluto tentare questa via anche come sfida: voglio davvero stendere le mie lodi alla la band che è stata eccezionale. In ultimo poi arrivo io, con le armonie della voce e le scritture dei pezzi, quasi tutti si riferiscono a cose reali, tutto il lavoro di fantasia che c'è invece non è altro che qualche fatto della mia vita che ho romanzato".

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L'album inizialmente si sarebbe dovuto intitolare "Storia di un immigrato" (da "Storia di un impiegato" di Fabrizio De André): "Era l'idea con cui eravamo partiti ancor prima di definire il disco, poi una volta che siamo arrivati verso la fine del lavoro abbiamo capito cosa stavamo dicendo e abbiamo pensato che un riferimento così esplicito a De André forse non era il caso: ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti che era forse meglio lasciarlo in pace, sarebbe stato un paragone azzardato. Sia chiaro, come gruppo siamo molto ambiziosi, siamo rockettari e vogliano stare nel nostro territorio, e 'Il mondo nuovo' ci sembrava più adatto".
Il disco contiene sedici brani e raccoglie diversi ospiti tra cui Caparezza: "Michele è un nostro fan sin dagli esordi", spiega Capovilla, "Ci ha sempre mandato per iscritto i suoi complimenti, così per questo terzo album abbiamo pensato che forse avrebbe gradito un invito a partecipare. La storia che racconta lui in 'Cuore d'oceano' è un fatto realmente accaduto a una persona che conosceva la sua famiglia, un ragazzo che lavorava in nave e una volta arrivato vicino a New York si è tuffato in mare per raggiungerla a nuoto e trovare fortuna e invece non ce l'ha fatta. Quando ce l'ha fatta sentire siamo rimasti a bocca aperta, Michele è stato così amorevole che ha cercato in tutti i modi di imitare la mia voce, e a dire il vero sono un po' preoccupato al pensiero di quando mi toccherà cantarla in concerto senza di lui". "Un altro brano a cui sono molto legato è il singolo 'Io cerco te', una canzone veramente rock che si ispira a Roma, la nostra capitale, che negli ultimi anni ho visto riempirsi di cattiveria e violenza. Non è solo una canzone di critica, è anche di affetto e speranza, un atto d'amore nei confronti della città. Anche 'Ion', dedicata a Ion Cazacu bruciato vivo dal suo padrone perché voleva essere messo in regola al lavoro… è una vicenda che mi ha toccato molto da vicino, ho avuto la possibilità di parlare al telefono con la moglie Nicoletta, una donna enorme, una grande persona che non vedo l'ora di conoscere di persona. E' dal 2000 che volevo scrivere questa canzone".

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