Jammin' Festival, le provocazioni dei Placebo

Jammin' Festival, le provocazioni dei Placebo
I Placebo star della giornata? Brian Molko e compagni cercano sempre di stupire, in qualche modo. Ricordate la scenata sul palco del Festival di Sanremo? Sfasciarono chitarre e amplificatori, suscitando la disapprovazione di Raffaella Carrà.
Oggi, però, è un altro festival. I Placebo salgono sul palco del Jammin' alle sette e mezza, dopo essere passati a “salutare” i giornalisti in sala stampa nel pomeriggio. “Sanremo: Mi ricordo tutto…”, racconta il leader Brian Molko. “Ci sono momenti in cui ti rendi conto che dovresti fare una cosa e che devi avere il coraggio di farla. Il mio gesto a Sanremo è stata una manifestazione di disgusto, frustrazione e stress da troppo lavoro. Non era premeditato, semplicemente è successo perché non ce la facevo più. Non credo che ci inviteranno più…”
A chi gli fa notare che l’intemperanza sul palco sia una loro caratteristica, manifestata recentemente anche nel tour italiano, rispondono per bocca del bassista Stefen Olsdal: “ Vi riferite al concerto interrotto anzitempo a Perugia? Quella sera c’erano problemi di sicurezza, abbiamo smesso di suonare per evitare incidenti”. Ma poi parla la “star” Brian Molko ed ecco l’atteggiamento che tutti conosciamo: “in realtà, è che siamo una rock band e vogliamo divertirci nel backstage, per cui finiamo prima i concerti”, precisa con malcelata ironia. “A differenza di altri musicisti, non siamo dei robot, ma degli umani, e vogliamo che il nostro pubblico sia testimone dei nostri diversi stati d’animo, che ci portiamo sul palco”.
Su richiesta dei giornalisti, i Placebo entrano poi nella polemica del giorno prima, il tiro al bersaglio verso il palco. “Se la gente ti tira oggetti sul palco, vuol dire che ti vuole bene, è una dimostrazione d‘affetto, basta spostarsi per evitare di essere presi”, se la ride Molko. “Non mi incavolerei mai, anzi queste cose mi divertono. A festival puoi piacere ad alcuni, ad altri no, ma dovresti comunque continuare a suonare”.
Sul palco del Jammin’, però, succede ben poco. Il pubblico odierno dimostra di essere venuto, almeno in parte, soprattutto per loro: canta le canzoni, urla; e tira sacchetti d’acqua, che Molko guarda volare impassibile. Oggi, evidentemente, i Placebo sono di buon’umore: il concerto fila via liscio, senza particolari alti e bassi. Un paio di dediche (una al re del rock n’roll “che non è né Umberto Tozzi, né Zucchero, ma Elvis Presley”, precisa Molko; un’altra, quella della finale “Pure morning”, ai “compagni” Queens of the stone age), qualche ammiccamento e qualche posa per mostrare le tutine nere in cui i tre sono avvolti. E poi la musica, un po’ piatta rispetto ai dischi, soprattutto rispetto al capolavoro della band, il penultimo “Without you I’m nothing”. Insomma, tanto rumore per nulla?

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