La Ue aderisce al trattato ACTA anticontraffazione: altre polemiche sul Web

La firma apposta ieri, 26 gennaio, dall'Italia e da altri 21 Paesi membri dell'Unione Europea al trattato ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) già  ratificato in precedenza da Australia, Canada, Corea del Sud, Giappone, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore e Stati Uniti, scatena nuove accese polemiche (dopo i casi delle leggi antipirateria americane SOPA e PIPA, la chiusura del sito MegaUpload e l'emendamento proposto dall deputato leghista Giovanni Fava alla legge comunitaria 2011) sul tema della libertà d'espressione e di pensiero su Internet.
Il documento, che sarà oggetto di discussione al Parlamento europeo prima del voto finale previsto per l'estate prossima e della ratifica da parte degli Stati membri, predispone nuovi strumenti per la lotta alla contraffazione, alla pirateria informatica e alla violazione dei diritti di proprietà intellettuale, obbligando in particolare i service provider, su richiesta dei detentori dei diritti, a fornire l'identità dei soggetti che scaricano o condividono contenuti protetti.  
 
 "Non ci saranno operazioni censorie né verranno chiusi siti Internet in forza dell'adesione al trattato", rassicurano i portavoce della UE sul sito ufficiale dell'Unione, specificando che "l'ACTA consente di perseguire le organizzazioni criminali che sottraggono la proprietà intellettuale recando danno all'innovazione, alla concorrenza leale e riducendo la possibilità di nuovi impieghi. Nessuno sarà posto sotto controllo, i social network potranno essere utilizzati esattamente come in passato, senza nessun cambiamento".  "Diversamente dal SOPA americano", aggiunge la UE, "l'ACTA non modifica il quadro normativo vigente. Ciò che è possibile fare legalmente oggi resterà tale anche dopo la ratifica del trattato. Non è nemmeno previsto il taglio dell'accesso alla Rete". L'adesione al trattato è fortemente sostenuta dall'industria discografica, oltre che dalle grandi imprese del settore cinematografico, tecnologico e farmaceutico.   Anche secondo Enzo Mazza, presidente FIMI, "il trattato ACTA, sottoscritto anche grazie al lavoro del Ministero degli Esteri italiano, non introduce alcuna nuova normativa repressiva nella UE ma cerca di armonizzare a livello globale il contrasto alla pirateria commerciale". "Con ACTA", sostiene Mazza, "sarà semplicemente più facile colpire realtà criminali come MegaUpload o l'organizzazione camorristica che commercia prodotti contraffatti sul piano transnazionale.

Di avviso completamente Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale, che parla di provvedimento "liberticida", con un possibile "impatto negativo sulla libertà di espressione, l'accesso alle medicine ma anche alla cultura e alla conoscenza", mentre l'avvocato esperto in copyright digitale Marco Scialdone denuncia il rischio di "una sorta di privatizzazione della giustizia" e l'avvocato Fulvio Sarzana, nel suo blog, fa un esempio concreto, riferendosi proprio alla recente vicenda di MegaUpload: grazie all'ACTA, sostiene, "i titolari dei diritti avrebbero potuto chiedere ai diversi provider in giro per il mondo i nominativi dei titolari dei cyberlocker Megaupload e Megavideo senza passare per l’Autorità giudiziaria, facendosi giustizia da sé".  

 

 

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