Clementino, Rapstar con Fabri Fibra: ''Non è gratis': non un disco, un diario'

Clementino, Rapstar con Fabri Fibra: ''Non è gratis': non un disco, un diario'

Non un album, né un mixtape: più che altro un diario di una collaborazione nata nemmeno troppo per caso e durata sette mesi tra due artisti animati da sincera e reciproca stima. Da una parte Fabri Fibra, superstar dell'hip hop tricolore, che in occasione di un suo concerto all'Arenile di Bagnoli, nel capoluogo partenopeo, riconosce tra il pubblico e saluta dal palco Clementino, giovane promessa del rap napoletano. E dall'altra lui, appunto, nome già consolidato in ambito underground che si reca nel backstage a ringraziare il blasonato collega e scopre un'anima gemella, artisticamente parlando. "Io e Fabri ci siamo capiti subito", racconta lui a proposito della genesi di "Non è gratis", progetto congiunto dato alle stampe sotto la sigla di Rapstar: "Ero con lui - una star con tre dischi di platino alle spalle - nel suo camerino e mi sembrava di parlare con mio fratello". Di lì a breve i convenevoli hanno lasciato spazio ai beat e alle rime: "La persona fantastica che avevo conosciuto a Napoli l'ho ritrovata, tale e quale, in studio a Milano, quando abbiamo iniziato a registrare le canzoni. E lì mi sono accorto come tutte le mie idee già avessero trovato una sponda, nel suo lavoro". Così, in tempi record - almeno per la discografia attuale - è nato "Non è gratis": "Un titolo che non ha nulla a che vedere con la musica scaricata senza pagare", specifica lui, "A non essere gratis sono il successo e le opportunità che ti si possono presentare. Fibra è arrivato dov'è dopo anni di gavetta, di concerti in piccoli locali e di battaglie di freestyle. Lavorando duro sulle sue canzoni e sulle sue rime. La strada per la fama non prevede scorciatoie". Un velato riferimento a certe esplosioni di popolarità che hanno fatto clamore, ultimamente? "Ne ho sentito parlare, di questa storia delle views comprate su Youtube, ma sinceramente l'argomento non mi interessa: tutto quello che so è che se un pezzo è valido la gente se ne accorge. Punto. Non escludo che possano esserci ottimi rapper con carriere decennali alle spalle ancora confinati nell'underground e nuovi arrivati pompati su tutte le riviste grazie ad un ottimo lavoro di promozione: bisogna però avere fiducia nel pubblico. E il pubblico, la qualità, la sa sempre riconoscere". Feste, ragazze, politica, società, relazioni umane: in "Non è gratis" c'è di tutto. "Considerate che questo disco unisce il rap del nord - con Fibra, che abita a Milano (ma che è di Senigallia, e che quindi conosce il mare, come me - a quello del sud, che ho avuto l'onore di rappresentare. E in mezzo ci sono almeno una decina di collaboratori, come Dj Nais - autore della maggior parte delle basi, Shablo, Deleterio, Tayone, Blatta & Inesha: la carne al fuoco era tantissima". Poco spazio per l'autocelebrazione e l'autoreferenzialità, quindi... "L'autocelebrazione, nell'hip hop, fa parte del gioco. Se c'è, magari anche in chiave autoironica, per un paio di pezzi su un totale di dodici, allora va bene, è anche divertente, sennò è una rottura di palle. Come per le battaglia di freestyle: devono essere prese per il verso giusto, come un gioco dove sia presente una normale e sana competizione tra due sfidanti. Poi il gioco deve finire lì, perché gli strascichi con tutti gli annessi e connessi del caso - oltre ad essere noiosi per chi ascolta - rendono il tutto un po' infantile". Ci si rifà così all'annosa questione dei riferimenti rivolti ad un preciso immaginario: "Non c'è cosa più sbagliata, per un rapper italiano, che fare il verso ad uno americano: se io mi presentassi a mio padre con la canottiera oversize dei Chicago Bulls muovendomi come Ludacris quasi sicuramente lui constaterebbe di avere un figlio deficiente e mi caccerebbe di casa. E farebbe bene, perché che credibilità potrei mai avere? La maglietta del Brasile, o quella del Manchester, dovremmo metterci. E poi ascoltare James Senese, Mario Musella, Pino Daniele: sono loro, per me, gli inventori dell'hip hop napoletano, ed è a loro che guardo. Anche perché a Napoli la musica la vivi, la respiri, e a certe influenze non puoi sottrarti".

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