Madonna,
ritorno sulle scene italiane

Madonna, ritorno sulle scene italiane
E dopo le chiacchiere arrivò il momento della “music”: dopo essere stata inseguita da paparazzi, fan e pettegoli ancora prima del suo arrivo in Italia (vedi news), Madonna ha aperto ufficialmente ieri sera , 13 giugno, la sua tre giorni milanese. Ovvero i primi concerti in Italia da 11 anni a questa parte, dal “Blonde ambition tour” del 1990.

Poco dopo le 21 la signora Ciccone-Ritchie si è materializzata sul palco di un Forum di Assago largamente al di sotto dell’esaurito, con ampi spazi vuoti in platea. La data di ieri sera, infatti, era stata annunciata per ultima, dopo il sold-out delle altre due, previste per questa sera e per domani.
Attesa da un pubblico il cui indumento preferito sembrava essere il capello da cowboy/cowgirl indossato dalla cantante negli ultimi tempi e dalla consueta vipperia delle grandi occasioni (esattamente quelli che ci si può immaginare: personaggi TV, stilisti e modelle, cantanti e sportivi), Madonna si è fatta precedere sulla scena dalla band (6 persone) e dal corpo di ballo (8). Un’entrata da diva, dietro una cortina di fumo, intonando “Drowned world”, la canzone che dà il titolo al mastondico tour partito la settimana scorsa da Barcellona.
Diviso in cinque parti, lo spettacolo ha presentato molti effetti speciali e poche reali sorprese. Come da copione Madonna ha interpretato prima la punk-rocker, poi la geisha, quindi la cow-girl, la ragazza ispanica e infine la ragazza del ghetto. In queste cinque mise, curate dalla stilista Ariane Phillips, la show-girl ha passato in rassegna il suo repertorio, accompagnando pressoché ogni canzone con balletti e scenografie diverse. Nella scaletta, un occhio di riguardo al presente ed al passato prossimo (gli ultimi due album, “Ray of light” e “Music”) e poche concessioni agli hit del passato remoto (spiccano le sole “La isla bonita” e “Holyday”).

Su di un palco multiforme, con piattaforme mobili a scomparsa e numerosi videowall che rimandavano incessantemente immagini (soprattutto quelle dei videoclip), sono state eseguite le molte facce di Madonna: quella melodica/sentimentale, l’arrabbiata, la danzereccia, la latina. Da rilevare soprattutto la decisione della cantante di trasformarsi in musicista: nel corso della serata ha imbracciato più volte una chitarra, che si dice abbia imparato a suonare negli ultimi mesi; prima una Gibson elettrica per “Candy perfume girl”, poi l’acustica per “I deserve it”, “Secret” e “La isla bonita”.
Il pubblico ha applaudito entusiasta ad ogni trovata scenica ed alle poche parole in italiano che la cantante ha pronunciato. I soliti “Ciao Italia” e “Siete pronti?” sono stati accolti con boati, così come la dedica a Gianni Versace di “Gone”. Uscita di scena dopo poco meno di due ore di spettacolo senza soste e senza bis, sotto una pioggia di coriandoli luccicanti e sulle note di “Music”.

Al di là della cronaca rimane poco da commentare: quello di Madonna non è stato un concerto, ma uno spettacolo teatral-musicale, ad di là del bene e del male.

Estremamente piacevole e curato in ogni minimo dettaglio, in cui nulla è stato lasciato al caso e all’improvvisazione; completamente prevedibile eppure pieno di sorprese, è la rappresentazione di vent’anni di cultura popolare. Per questo, Madonna è una vera icona, al di sopra delle parti: in due ore è riuscita a mettere insieme musica e immagini, balli e canti, latini, orientali ed occidentali. Dieci anni fa i sociologi avrebbero parlato di “spettacolo postmoderno”, adducendo come prova il citazionismo culturale. Oggi Madonna non cita nient’altro che se stessa, e questo è il maggior segno della sua importanza nella cultura pop in generale, non solo quella musicale.


Questa sera, 14 giugno, e domani, 15, si replica.
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