IFPI, nel 2011 il 32 % dei ricavi discografici nel mondo generati dal digitale

L'atteso e molto pronosticato sorpasso del mercato digitale su quello "fisico" (in altre parole, del download e dello streaming sul cd) è un fenomeno che riguarda per il momento pochi mercati - a cominciare da Corea del Sud e Stati Uniti. Ma intanto, rileva il Digital Music Report 2012 presentato oggi a Londra dall'IFPI, il consumo di musica (legale) attraverso i canali e le piattaforme digitali continua inesorabilmente - anche se abbastanza lentamente - a crescere in tutto il mondo e ha contribuito per il 32 per cento, nel 2011, ai ricavi globali dell'industria discografica: una percentuale in crescita rispetto all'anno precedente  (29 per cento) e soprattutto molto maggiore di quella che si riscontra negli altri principali mercati dei media, con i giornali in formato digitale fermi al 5 per cento, i libri al 4 e i film all'1 per cento.

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Gli introiti digitali delle case discografiche, rivela l'IFPI, sono cresciuti di circa l'8 per cento nel corso dell'ultimo anno, raggiungendo un fatturato complessivo di 5,2 miliardi di dollari, mentre in termini di volumi il mercato è cresciuto del 24 per cento.   
A conferma dei trend di evoluzione emersi negli anni precedenti, i download di album digitali sono cresciuti più di quelli di singoli brani (24 per cento e 11 per cento rispettivamente), mentre ancora maggiore risulta essere il tasso di sviluppo dei servizi di streaming "premium" (cioè a pagamento, + 65 per cento), che raggiungono oggi circa 13,4 milioni di abbonati nel mondo grazie anche alle numerose partnership che i gestori delle piattaforma hanno siglato con produttori di smartphone e di impianti hi-fi domestici, con costruttori automobilistici e operatori di telefonia mobile (i tassi di crescita dello streaming risultano particolarmente elevati in Svezia e Francia, patria rispettivamente di Spotify e Deezer).
Allo sviluppo del mercato digitale ha contribuito la penetrazione in nuovi mercati dei principali servizi, che oggi coprono 58 Paesi contro i 23 di fine 2010: nell'ultimo anno Deezer ha aperto in 25 Paesi europei, Spotify negli Stati Uniti e in quattro mercati in Europa, Google Music ha inaugurato il suo servizio negli Usa e iTunes ha esordito in 28 nuovi mercati.  
Secondo l'amministratore delegato IFPI  Frances Moore "ci sono buone ragioni per essere ottimisti in merito allo sviluppo del mercato della musica online". "Non dobbiamo mollare la presa", ha aggiunto Moore riguardo al problema della pirateria (che secondo la federazione dei discografici riguarda ancora un utente di musica digitale su quattro), sottolineando che "la crescita passa anche attraverso l’innovazione e lo sviluppo di nuovi modelli di business basati ad esempio sulla pubblicità, in grado di finanziare il business legale della musica in rete”.
 

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