Diritti connessi degli artisti: la liberalizzazione apre nuovi scenari

Recependo l'Ordine del Giorno votato dalla Camera dei Deputati, che il 16 dicembre scorso aveva spianato la strada al libero esercizio dell'attività d'impresa in tema di diritti connessi, il decreto sulle liberalizzazioni approvato venerdì 20 gennaio dal Consiglio dei Ministri contiene, all'articolo 39, una norma che ribadisce in sostanza la fine del monopolio di fatto esercitato fino ad oggi su questo fronte dall'IMAIE (oggi nuovo IMAIE).
 "Al fine di favorire la creazione di nuove imprese nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori, mediante lo sviluppo del pluralismo competitivo e consentendo maggiori economicità di gestione nonché l'effettiva partecipazione e controllo da parte dei titolari dei diritti", recita il testo del provvedimento, "l'attività di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi al diritto d'autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n.633, in qualunque forma attuata, è libera". Assegnando a un decreto del presidente del Consiglio dei ministri "da emanarsi entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge e previo parere dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato" il compito di individuare "i requisiti minimi necessari ad un razionale e corretto sviluppo del mercato degli intermediari di tali diritti connessi", il decreto precisa che tutte le disposizioni incompatibili sono abrogate e che "restano fatte salve le funzioni assegnate in materia alla Società italiana autori ed editori (Siae)".  
L'apertura ufficiale del mercato dei diritti connessi (spettanti agli artisti interpreti, oltre che a produttori e case discografiche, per la pubblica diffusione di musica registrata) apre nuovi e per ora imprevedibli scenari. Dopo l'entrata in scena, già a partire dal 2010, di Itsright per iniziativa dell'ex presidente di SCF Gianluigi Chiodaroli e la presentazione, la settimana scorsa a Milano, del nuovo IMAIE (la cui nuova banca dati, realizzata in collaborazione con AFI e SCF, include circa 6 milioni di registrazioni fonografiche e oltre 700 mila artisti), nel prossimo futuro potrebbero affacciarsi sul mercato  altri operatori: a cominciare dalle organizzazioni che rappresentano produttori ed etichette discografiche, come le stesse AFI e SCF. "E' un'ipotesi allo studio, e in futuro anche noi potremmo offrire questo tipo di servizio agli artisti",  conferma il presidente di quest'ultima Enzo Mazza. "Con l'entrata in vigore della nuova legge si apre comunque una lunga e temo problematica fase per gli stessi artisti, che comporta un lavoro delicato e complesso in seno al Ministero per i Beni Culturali, incaricato di stabilire i requisiti minimi per l'esercizio della tutela dei diritti connessi. Si rischia, insomma, di rimanere in impasse per almeno un anno, e nel frattempo sarà difficile capire come ripartire i diritti. Ad oggi, come da obblighi di legge, SCF (così come le altre organizzazioni dei discografici, che incassano i diritti connessi anche per conto degli artisti), ha cooperato con il nuovo IMAIE, in tutto e per tutto subentrato all'IMAIE, versando al nuovo ente tutti i diritti raccolti. Abbiamo già chiesto un incontro al Ministero e all'Ufficio Legislativo per capire quale comportamento tenere in futuro".  
 Per garantirsi una concreta rappresentanza in seno agli organi di  gestione e di controllo del nuovo IMAIE, intanto, l'organizzazione di etichette e artisti indipendenti Audiocoop ha creato al suo interno una Sezione Artisti affidandone la responsabilità a Tommaso Zanello, in arte Piotta.
 

    Recependo l'Ordine del Giorno votato dalla Camera dei Deputati, che il 16 dicembre scorso aveva spianato la strada al libero esercizio dell'attività d'impresa in tema di diritti connessi, il decreto sulle liberalizzazioni approvato venerdì 20 gennaio dal Consiglio dei Ministri contiene, all'articolo 39, una norma che ribadisce in sostanza la fine del monopolio di fatto esercitato fino ad oggi su questo fronte dall'IMAIE (oggi nuovo IMAIE).
     "Al fine di favorire la creazione di nuove imprese nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori, mediante lo sviluppo del pluralismo competitivo e consentendo maggiori economicità di gestione nonché l'effettiva partecipazione e controllo da parte dei titolari dei diritti", recita il testo del provvedimento, "l'attività di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi al diritto d'autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n.633, in qualunque forma attuata, è libera". Assegnando a un decreto del presidente del Consiglio dei ministri "da emanarsi entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge e previo parere dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato" il compito di individuare "i requisiti minimi necessari ad un razionale e corretto sviluppo del mercato degli intermediari di tali diritti connessi", il decreto precisa che tutte le disposizioni incompatibili sono abrogate e che "restano fatte salve le funzioni assegnate in materia alla Società italiana autori ed editori (Siae)".  
    L'apertura ufficiale del mercato dei diritti connessi (spettanti agli artisti interpreti, oltre che a produttori e case discografiche, per la pubblica diffusione di musica registrata) apre nuovi e per ora imprevedibli scenari. Dopo l'entrata in scena, già a partire dal 2010, di Itsright per iniziativa dell'ex presidente di SCF Gianluigi Chiodaroli e la presentazione, la settimana scorsa a Milano, del nuovo IMAIE (la cui nuova banca dati, realizzata in collaborazione con AFI e SCF, include circa 6 milioni di registrazioni fonografiche e oltre 700 mila artisti), nel prossimo futuro potrebbero affacciarsi sul mercato  altri operatori: a cominciare dalle organizzazioni che rappresentano produttori ed etichette discografiche, come le stesse AFI e SCF. "E' un'ipotesi allo studio, e in futuro anche noi potremmo offrire questo tipo di servizio agli artisti",  conferma il presidente di quest'ultima Enzo Mazza. "Con l'entrata in vigore della nuova legge si apre comunque una lunga e temo problematica fase per gli stessi artisti, che comporta un lavoro delicato e complesso in seno al Ministero per i Beni Culturali, incaricato di stabilire i requisiti minimi per l'esercizio della tutela dei diritti connessi. Si rischia, insomma, di rimanere in impasse per almeno un anno, e nel frattempo sarà difficile capire come ripartire i diritti. Ad oggi, come da obblighi di legge, SCF (così come le altre organizzazioni dei discografici, che incassano i diritti connessi anche per conto degli artisti), ha cooperato con il nuovo IMAIE, in tutto e per tutto subentrato all'IMAIE, versando al nuovo ente tutti i diritti raccolti. Abbiamo già chiesto un incontro al Ministero e all'Ufficio Legislativo per capire quale comportamento tenere in futuro".  
     Per garantirsi una concreta rappresentanza in seno agli organi di  gestione e di controllo del nuovo IMAIE, intanto, l'organizzazione di etichette e artisti indipendenti Audiocoop ha creato al suo interno una Sezione Artisti affidandone la responsabilità a Tommaso Zanello, in arte Piotta.
     

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