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NEWS   |   Italia / 23/01/2012

Claudio Rocchi: 'Torno a far musica, è la mia quarta vita'

Claudio Rocchi: 'Torno a far musica, è la mia quarta vita'

Cielo, nuvole e stelle (Rigel, faro dei naviganti perché visibile da tutti gli oceani terrestri) dominano l'immagine di copertina del nuovo album di Claudio Rocchi, mistico e visionario bardo della musica anni Settanta che dopo molto peregrinare torna al "pop" a fianco della gloriosa Cramps da lui già frequentata nella seconda metà di quel vivace e turbolento decennio.

Da sei anni vive in Sardegna  ("in Costa Verde, il quadrante meno scintillante e turistico dell'isola a Sud del Golfo di Oristano"),  tra "cieli stellati, dune e strade sterrate. Uno scenario molto esotico, per essere in Italia. Ecco perché Milano non mi piace più. In cinque giorni che sono qui, di stelle non ne ho vista neanche una". Ma vale comunque il suo invito a guardare "In alto", come da titolo del disco: "Un  invito metaforico a uscire dal pantano, riguadagnando quella visione più leggera della realtà che l'altitudine suggerisce. Da troppi decenni siamo schiavi di dualismi esasperati. Destra e sinistra, brutto e bello, buono e cattivo. Ma le cose non stanno mai così, e la dice lunga il Tao con i suoi semi di campo opposto: nero su bianco e viceversa. Perché è quello l'andamento dell'esistenza, della natura, dell'energia. Che è la struttura intima della materia e che si muove a fasi, tra picchi d'altezza e di profondità".

Rocchi, che in una vita precedente ha aderito alla comunità Hare Krishna e fondato una radio indipendente a Katmandu, ha conservato una visione spirituale dell'esistenza. Però le brutture del mondo ci sono eccome, in questo disco che parla e molto di attualità, in canzoni di denuncia civile, ecologica  e politica come  "Facci un miracolo", "Alchimia" e "Lasciamoli andare" (la più esplicita di tutte). "Difficile sfuggire alla povertà della realtà attuale", conferma. "Mi capita, andando in giro, di incontrare tanti ventenni, trentenni e quarantenni oppressi da questo presente senza prospettive, senza lavoro, senza energia. E che così facendo celebrano inconsapevolmente  il trionfo di questo orribile sistema antagonista permettendogli di farsi beffe di ogni nostro impulso creativo e ideale. In queste situazioni  l'essere umano tende sempre a comportarsi allo stesso modo. Cerca protezione e difesa, si chiude nel suo privato, nella cellula familiare e nel lavoro pensando che tanto non cambierà mai niente. Col cavolo! Con tutte le forze che mi restano in corpo intendo oppormi a questo modo improduttivo di confrontarsi al presente. E' proprio in momenti come questo che ci sono spazi vuoti da riempire. Paradossalmente, nello stato attuale delle cose io percepisco  un'occasione straordinaria. E' il momento che qualcuno cominci a mettere ingredienti nuovi nella ricetta del quotidiano. Senza aspettare che sia sempre un miracoloso 'altro' a scodellarci una realtà diversa".
L'invito esplicito (in un'altra canzone di "In alto") è di inseguire la bellezza e la poesia.  "Ognuno di noi ha spazi infiniti di crescita", riflette Claudio. "Per diventare più capace, più coraggioso, più accogliente. In una parola, migliore. Il primo pezzo del disco si intitola 'Per gli stendardi': e gli stendardi da affidare al vento sono proprio i nostri slanci ideali".


Lo riconoscerete, se vi è rimasto in mente e nel cuore qualche capitolo della sua lunga e avventurosa storia, in questo mix di pop song, elettronica e psichedelia, in queste ballate stralunate per cui è difficile trovare paragoni vicini e lontani. Forse solo quel maverick di Roy Harper adorato dai Led Zeppelin e dai Pink Floyd. "L'ho scoprii quando avevo 13 o 14 anni", ricorda Rocchi. "E l'ho sempre considerato un maestro per quella sua libertà espressiva difficile da imbrigliare". Consonanze che ritornano, come quella con la Cramps: "Ne ho riconosciuto il dna, il giovane Tisocco jr. la sta gestendo con entusiasmo e intelligenza. Curioso, che questo mio ulteriore ripropormi sulla scena come singer-songwriter, artista e musicista corrisponda alla terza, forse quarta rinascita di un'etichetta che, per catalogo e forza del marchio, credo non abbia eguali nel panorama italiano". Intorno però tutto è cambiato... "Beh, certo. Ed è tornato cruciale il momento live, il suonare in giro che serve a crearsi una base di credibilità e di conoscenza. Io sono di nuovo pronto. Mi è tornata prepotente la voglia di suonare dal vivo, per me il 2012 sarà un anno di concerti". A Milano si è appena esibito, da solo, alla Santeria di via Paladini. "Alterno i concerti in solitaria a quelli con il gruppo, a seconda del budget  a disposizione. Mi sono messo a suonare con un quartetto di giovani jazzisti di Cerveteri, i Vertical Project, due ragazze e due ragazzi che suonano tastiere, contrabbasso, batteria e chitarra e che hanno collaborato anche al disco. Quando sono solo, invece, uso i miei strumenti filtrandoli con l'elettronica. Finalmente mi pare di aver trovato un equilibrio tra la mia anima di songwriter e quella di ricercatore di suoni, che in me sono sempre convissute trovando pochi spazi d'integrazione. Quand'ero adolescente adoravo ascoltare Xenakis, Berio e la musica contemporanea. Qualche anno dopo, quando cominciai a lavorare a  'Per voi giovani', ebbi occasione di frequentarelo studio di Fonologia Rai di Milano, un laboratorio sonoro pieno zeppo di filtri, oscillatori, modulatori ad anello e tante altre apparecchiature proto-elettroniche. Mi ha sempre affascinato, l'elettronica, e la ricerca effettuata attraverso gli strumenti di controllo delle forme d'onda. Di tutta la produzione Beatles, le cose che mi piacciono di più sono i dischi sperimentali di George Harrison. Ho amato molto la scena tedesca. E poi Terry Riley, La Monte Young e Philip Glass, compositori di confine tra i moduli della musica colta e un certo modo magico, sciamanico, di indurre l'esperienza sonora. Il tutto filtrato dalle esperienze con le sostanze psicotrope che a quei tempi erano ineludibili...Se ricordi, il mio primo disco solista del 1969, 'Viaggio', si apriva  con 'Oeuvres', un pezzo di sette minuti di musica elettronica".  


Si dispiace, Rocchi,  che gran parte del pubblico lo associ ancora a quei vecchi dischi Ariston, al primo album e a "Volo magico n.1"? "No, niente affatto, perché oggi mi sono riconciliato con tutte le mie fasi musicali e mi sento sereno. Nella mia visione del mondo tempo e spazio non esistono. E' l'essere che conta, e il divenire ha una sola direzione: in avanti. Così, nel mio nuovo set ci sono pezzi da quasi tutti i miei dischi: da 'Viaggio' e da 'Volo magico', da 'La norma del cielo' e da 'Essenza', da 'Il miele dei pianeti, le isole, le api'. Dai vecchi dischi Cramps,  'A fuoco' e 'Non ce n'è per nessuno', e dal nuovo album. Con diciannove album alle spalle ho un ampio repertorio a cui attingere".  


Come ama dire lui: Claudio Rocchi è davvero tornato nel mondo. "Ognuno di noi ha andamenti fasali, e i miei cicli sono piuttosto lunghi: quindici anni alla volta! Sto vivendo, mi verrebbe da dire, la mia quarta vita. Nella prima, fino a quindici anni, sono stato uno studente. Poi, fino a 29,  ho vissuto da  aspirante pop star. Nei quindici anni successivi sono stato  un aspirante santo.. E ora rieccomi qui. A fare musica e radio, a scrivere, a lanciare segnali. Non vedo l'ora che inizi la quinta, di vita". Come sarà? "Chissà, amo le sorprese  ("Le sorprese non amano annunciarsi sono un gruppo rock di fanciulle suonano nude e sono bellissime" è il titolo di un suo libro edito nel 2003) e potrebbero esserci dei risvolti inattesi. Magari il successo mainstream, che ancora mi manca. O addirittura un contributo creativo e un po' visionario alla cosiddetta 'politica'. Con alcuni amici mi sto appassionando a un progetto di architettura statale che ancora non esiste: immaginiamo  una trasformazione strutturale che inserisca accanto ai classici poteri istituzionali degli organi di rappresentanza della società civile. Un Senato che torni ad essere un'assemblea di saggi al servizio dei cittadini e un presidente della Repubblica espresso dal popolo. E' un progetto idealistico, mi rendo conto, e un tantino ingenuo. Ma l'intuizione mi sembra degna di essere sviluppata: una proposta alternativa per dare modo a ognuno di noi di tornare a essere determinante, in mezzo agli altri". Un Rocchi inedito, "costituzionalista" e appassionato di scienze politiche?  "Il primo a esserne sorpreso, data la mia storia precedente, sono io".
 

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