Napster-MusicNet, ancora troppe ombre sull'accordo

L'annuncio ufficiale e la conferma del patto di collaborazione - anticipato ieri dal New York Times e firmato oggi- tra Napster e le major discografiche coinvolte nel progetto di distribuzione digitale MusicNet (vedi news) segna indubbiamente un passaggio chiave, probabilmente anche epocale, nello scenario della musica on-line, ma ancora una volta non dissipa i dubbi su quale sarà la reazione dei consumatori di musica e delle stesse case discografiche di fronte alla svolta intrapresa dal più celebre tra i siti di “file sharing” che affollano il Web. Le notizie diffuse dalla stampa statunitense nella notte di martedì 5 giugno parlano di un accordo di licenza in virtù del quale le tre major legate alla piattaforma distributiva MusicNet (e cioè Warner Music del gruppo AOL Time Warner, BMG del gruppo Bertelsmann, ed EMI) renderanno disponibile a pagamento il proprio repertorio sia per il download che per servizi di streaming e di Web radio attraverso il sito di Napster, a condizione che questa riesca effettivamente a rendere operativa una tecnologia che garantisca l’identificazione certa dei file scambiati in rete, la protezione dei copyright e la remunerazione degli aventi diritto (case discografiche, editori musicali, artisti ed autori dei brani circolanti sul Web).
I meccanismi di funzionamento della nuova versione “legale” di Napster, il cui debutto è atteso per l’estate, non sembrano tuttavia esenti da rischi e da complicazioni. Sul sito della Web company dovrebbero comparire, in virtù dell’accordo, due diverse “finestre” di ricerca: la prima introdurrà ad un servizio “basic” che consentirà lo scambio (gratuito o a pagamento) di musica caricata da artisti indipendenti e da etichette come TVT Records e Edel, che con la società californiana hanno accordi di licenza in essere (vedi news); la seconda fornirà invece un accesso esclusivo al repertorio delle tre major disponibile sulla piattaforma MusicNet (anche il catalogo BMG dovrebbe essere accessibile solo attraverso questo canale, nonostante gli stretti legami che intercorrono tra Napster e il suo finanziatore Bertelsmann). Entrambi i tipi di file saranno protetti da sistemi di gestione dei diritti che ne impediranno la copia su CD-R, ma il fatto che l’accesso avvenga attraverso due canali separati significa che i consumatori dovranno utilizzare due software diversi, quello interno a Napster e quello sviluppato per MusicNet dal partner tecnologico della joint venture, RealNetworks. In più, come ha sottolineato lo stesso amministratore delegato di Napster Hank Barry, agli utenti sarà richiesto di pagare due diversi servizi di abbonamento per accedere simultaneamente ad entrambi i repertori (successivamente, le due piattaforme dovrebbero essere integrate in un’unica finestra di accesso, che indicherà i cataloghi reperibili attraverso il sistema MusicNet e continuerà a richiedere agli utenti il pagamento di una somma “premium” se desiderano scaricarli). I navigatori del Web dovrebbero essere in grado di costruirsi playlist personalizzate di brani attingendo all’una e all’altra fonte: ma poiché l’accesso al repertorio delle major avviene attraverso una porta gestita direttamente da MusicNet, lo scambio di brani verrà regolato dai server di quest’ultima e limitato ai soli abbonati al servizio, anziché passare liberamente attraverso i pc dei singoli utenti come avviene tradizionalmente con Napster. Questo significa anche che i gestori del servizio saranno in grado di limitare il numero di download e di fare in modo che i brani scaricati spariscano dalla memoria del computer una volta scaduta la durata dell’abbonamento stesso.
Come reagirà la “base” di Napster, abituata (almeno fino a qualche tempo fa) a trovare sulle directory del sito tutto quanto desiderava e a scambiarlo in piena libertà? L’amministratore delegato di RealNetworks, Rob Glaser, si dice convinto che il pubblico della rete risponderà con entusiasmo di fronte a un’offerta che mette sul piatto decine di migliaia di brani proposti attraverso un servizio affidabile. Rifacendosi anche alle ultime rilevazioni effettuate dal sito Webnoize (secondo cui il numero di canzoni scaricate attraverso Napster è crollato da 2,79 miliardi a 360 milioni di unità tra il febbraio e il maggio scorso) numerosi osservatori sembrano invece convinti del contrario, e cioè che i limiti e le complicazioni legate all’uso della nuova versione del software spingeranno molti utenti verso i servizi “peer to peer” non regolamentati che ancora affollano la rete: anche perché, nonostante le trattative in corso, il sistema esclude esplicitamente per il momento i cataloghi delle due maggiori case discografiche del mondo, Sony Music e Universal, coinvolte nel progetto di distribuzione digitale alternativo Duet (vedi news).
Le stesse EMI e Warner, legate a MusicNet, hanno d’altra parte messo già le mani avanti, sottolineando per mezzo di due comunicati stampa emessi a ridosso dell’annuncio dell’accordo che allo stato delle cose non sussistono ancora le condizioni per concedere i loro repertori in licenza a Napster. Senza contare che quest’ultima e le maggiori etichette restano arroccate su fronti contrapposti nelle aule dei tribunali (dove sono ancora pendenti le cause legali per violazione dei copyright intentate dalle major due anni fa, vedi news), e che la messa in opera del servizio richiede anche un pieno accordo con gli editori musicali e gli autori, attualmente protagonisti di un’aspra battaglia con le stesse case discografiche in merito alle licenze di sfruttamento della musica su Internet (vedi news). Troppi se e ma, come si vede, troppi nodi e interessi contrastanti pesano ancora sul futuro della musica digitale, e sembra improbabile che il groviglio si dipani in fretta.
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