Irlanda: il governo ritarda le norme antipirateria, la EMI gli fa causa

Irlanda: il governo ritarda le norme antipirateria, la EMI gli fa causa

Finora le case discografiche avevano citato in giudizio singoli utenti di Internet o imprese come The Pirate Bay, LimeWire o Grooveshark (che, imperterrito, ha appena lanciato una nuova applicazione HTML5 per iPhone e cellulari Android), fatto pressione sugli organi istituzionali o litigato aspramente con gli Internet Service Providers.
Ma stavolta - e sempre per lo stesso motivo: la guerra alla pirateria e la protezione dei copyright - la EMI irlandese s'è decisa al "salto di qualità" portando in tribunale il governo nazionale, reo a suo giudizio di non fare abbastanza per proteggere l'industria dai download e dal file sharing illegale. L'azione, presentata presso l'Alta Corte di Giustizia del Paese, sollecita il Gabinetto irlandese a implementare tempestivamente i provvedimenti che dovrebbero garantire una tutela adeguata ai detentori dei diritti obbligando per legge gli ISP a bloccare l'accesso ai siti pirata. Le nuove disposizioni, promesse da tempo, non sono ancora state enunciate e Willie Kavanagh, ad di EMI Ireland, ritiene che "sia improbabile che soddisfino la richiesta dell'industria musicale di poter far valere un decreto ingiuntivo".
La mossa della major fa seguito a una sentenza favorevole emessa dalla stessa Corte in merito a una vertenza che coinvolge  la società di telecomunicazioni UPC.  Lo stesso Kavanagh cita come modello della cooperazione tra case discografiche e provider l'accordo siglato tra l'associazione di categoria Irma e la Eircom, che prevede l'applicazione di un metodo di risposta "graduata" sul modello francese: al terzo avvertimento andato a vuoto, al file sharer illegale viene sospeso l'accesso alla connessione in banda larga.
 

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