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NEWS   |   Industria / 01/06/2001

FIMI sottopone una 'agenda musica' al nuovo governo e parlamento

FIMI sottopone una 'agenda musica' al nuovo governo e parlamento
In simultanea all’insediamento del nuovo Parlamento e in attesa di conoscere i nomi dei componenti della nuova compagine ministeriale, l’industria discografica italiana fa pervenire al governo Berlusconi e ai nuovi membri di Camera e Senato la propria “agenda musica”, una sorta di memorandum di impegni istituzionali di cui la maggiore organizzazione di categoria, FIMI, chiede l’inclusione nel programma di lavoro immediato della nuova legislatura. Cinque i punti principali contenuti nel pacchetto di proposte, deliberato dall’assemblea annuale dell’organizzazione presieduta dall’avv. Alberto Pojaghi, e tutti da tempo in cima alle preoccupazioni della discografia nostrana: l’associazione invoca in primo luogo una ripresa rapida dell’iter di approvazione della legge sulla musica, votata al Senato negli ultimi mesi della scorsa legislatura (vedi news) e destinata ora ad essere riproposta al vaglio della Camera dei deputati (“insisteremo di nuovo perché nella legge quadro siano previste misure di sostegno agli artisti emergenti”, spiega il direttore generale della FIMI Enzo Mazza, specificando che “si potrebbero ad esempio studiare misure di defiscalizzazione a vantaggio delle opere prime, identificare spazi promozionali destinati ai giovani artisti nella programmazione delle emittenti radiotelevisive di stato, nonché enfatizzare la già introdotta norma che prevede l’accesso al credito cinematografico per i videoclip”). Il secondo punto contenuto nel “documento programmatico” dei discografici riguarda invece l’istituzione dell’ormai famoso ufficio “export” per la promozione della musica italiana all’estero, ispirato al modello francese (“non è una richiesta di assistenzialismo tout court”, assicura Mazza: “piuttosto, i ministeri dei Beni Culturali e dell’Industria dovrebbero entrare a far parte del board del nuovo organismo accanto alle organizzazioni di categoria e garantire un coordinamento con le attività di enti come l’ICE,l'Istituto per il Commercio Estero, e gli uffici di promozione culturale costituiti presso le ambasciate nei paesi stranieri; ogni membro del comitato dovrebbe poi contribuire finanziariamente per la sua parte ai progetti”), mentre una terza questione riguarda la rapida implementazione delle direttive europee in materia di copyright (già attuata in parte, in Italia, attraverso le modifiche apportate alla legge sul diritto d’autore) e di commercio elettronico (per la disciplina e la legalizzazione della vendita di prodotti e servizi on-line). Ultimi nodi principali sul tappeto, secondo la FIMI, riguardano la riduzione dell’IVA (“e qui – osserva Mazza – abbiamo qualche speranza fondata di ottenere subito un risultato concreto, tenendo conto delle promesse di semplificare il regime delle aliquote fatte in campagna elettorale dalla coalizione vincente: la riduzione di due o tre punti percentuali sarebbe già un primo passo, in vista della battaglia per l’inserimento dei prodotti discografici nel famoso allegato alla direttiva europea che riguarda i beni culturali”) e la lotta alla pirateria: dove, secondo FIMI, la legge fornisce oggi strumenti di tutela adeguati che dovrebbero però essere applicati su tutto il territorio e da tutta la magistratura grazie anche all’impulso dei ministeri di Grazia e Giustizia e dell’Industria. Il centrodestra sarà più ricettivo della precedente coalizione di governo nei confronti delle richieste dei discografici? La FIMI non si sbilancia e aspetta con trepidazione i primi segnali da parte del nuovo esecutivo.