Sequestri a Roma e a Napoli contro i pirati del mix

Se i mix in vinile continuano ad alimentare una piccola ma importante nicchia di mercato in Italia, approvvigionando in particolare discoteche e dj, non c’è da stupirsi che i pirati del disco, sempre attenti alle evoluzioni del mercato, abbiano preso di mira anche questo settore: le dimensioni del fenomeno vengono ora a galla grazie ad un’operazione portata a termine nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza di Napoli sotto il coordinamento del PM di Torre Annunziata Ciro Cascone e con l’assistenza dell’unità antipirateria dell’industria discografica FPM. L’iniziativa antipirateria, battezzata “Mister Deejay” e iniziata con una serie di sequestri di mix bootleg e contraffatti effettuati in vari negozi di dischi di Sorrento, Castellamare di Stabia, Modena e altre città italiane, ha portato al sequestro di due impianti per il pressaggio di dischi in vinile localizzati presso uno stampatore di Napoli e in una villetta privata nel quartiere della Magliana a Roma. Nella rete delle Fiamme Gialle sono finiti 30 macchinari e 2.470 mix white label più diverse migliaia di etichette, master e buste per dischi già pronti all’uso; sei persone sono state denunciate per violazione delle norme antipirateria contenute nella legge sul diritto d’autore.
“Era ora che si facesse qualcosa contro un malcostume da cui anche noi siamo stati danneggiati: artisti di grande successo come Gigi D’Agostino sono naturalmente stati tra le prime vittime dei pirati” dice Pino Maresca, direttore della società di distribuzione napoletana Global Net. “La Finanza è venuta anche da noi ad effettuare i suoi controlli e ha trovato tutto in regola. La legge del resto parla chiaro: le ‘white label’ pubblicate dalle case discografiche a scopo promozionale possono circolare solo con regolare dichiarazione alla SIAE; invece, forse grazie all’aiuto di dj compiacenti, capita spesso di trovare in giro dischi in vinile privi di etichetta che replicano abusivamente i pezzi più richiesti in discoteca, magari anche hits di diversi artisti assemblati su un unico supporto. E’ chiaro che questo si traduce in una mancata vendita per tutti i detentori dei master originali”. “C’è evidentemente qualcuno che ha lucrato su un tipo di business illegale, ma non credo che la crisi di vendite del mix sia un effetto di questo fenomeno”, osserva invece Vittorio Lombardoni, managing director della milanese Self Distribuzione. “Noi, per non correre rischi, già da qualche anno abbiamo sospeso l’importazione di ‘white label’ dall’Inghilterra, a costo di perdere delle vendite certe”.
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