UK, l'industria musicale si schiera contro le modifiche alla legge sul copyright

Le modifiche alla legge sul copyright che il governo britannico vorrebbe introdurre a partire dall'anno prossimo non piacciono per niente all'industria musicale. La quale, per bocca di uno dei suoi organismi rappresentativi, UK Music, ha spiegato di ritenerle potenzialmente dannose  per i detentori dei diritti e ha bollato come "sopravvalutate e irrealistiche" le proiezioni di crescita economica che l'Intellectual Property Office governativo lega al mutato panorama normativo.
Gli emendamenti proposti dall'amministrazione Cameron sulla base delle discusse risultanze del rapporto Hargreaves saranno oggetto di approfondite consultazioni con le parti interessate (imprese musicali, dell'editoria, del cinema e dei videogiochi) nell'arco delle prossime 14 settimane, e il ministro per la Proprietà Intellettuale, baronessa Judith Wilcox, ha incoraggiato pubblicamentele gli operatori a esprimere proposte e pareri.
 Se approvati,  modificheranno sostanzialmente, e in ottica più "libertaria", le norme vigenti in materia di copyright con l'obiettivo sperato di creare nuove opportunità di crescita economica nell'era digitale (l'IPO, che fa parte del Department for Business, Innovation and Skills governativo, stima un incremento del PIL nazionale tra lo 0,3 e lo 0,6 per cento, e cioè di 5,5/7,9 miliardi di sterline).
Tra le disposizioni chiave del nuovo progetto di legge, contestate da UK Music come "fuori bersaglio o ideologicamente motivate", spiccano la semplificazione delle procedure di licenza d'uso delle opere creative (2,2 miliardi di sterline  al'anno l'impatto economico sperato),  la facilitazione delle autorizzazioni all'uso delle opere di autori ignoti (0,3 miliardi),  la possibilità di realizzare parodie di opere protette senza richiederne preventivamente il permesso (0,6 miliardi) e la possibilità di copiare i propri Cd su lettori Mp3, iPod e altri dispositivi digitali (che nel Regno Unito è tuttora una pratica illegale, o,3/2 miliardi di sterline di nuovi introiti potenziali).
 

    Le modifiche alla legge sul copyright che il governo britannico vorrebbe introdurre a partire dall'anno prossimo non piacciono per niente all'industria musicale. La quale, per bocca di uno dei suoi organismi rappresentativi, UK Music, ha spiegato di ritenerle potenzialmente dannose  per i detentori dei diritti e ha bollato come "sopravvalutate e irrealistiche" le proiezioni di crescita economica che l'Intellectual Property Office governativo lega al mutato panorama normativo.
    Gli emendamenti proposti dall'amministrazione Cameron sulla base delle discusse risultanze del rapporto Hargreaves saranno oggetto di approfondite consultazioni con le parti interessate (imprese musicali, dell'editoria, del cinema e dei videogiochi) nell'arco delle prossime 14 settimane, e il ministro per la Proprietà Intellettuale, baronessa Judith Wilcox, ha incoraggiato pubblicamentele gli operatori a esprimere proposte e pareri.
     Se approvati,  modificheranno sostanzialmente, e in ottica più "libertaria", le norme vigenti in materia di copyright con l'obiettivo sperato di creare nuove opportunità di crescita economica nell'era digitale (l'IPO, che fa parte del Department for Business, Innovation and Skills governativo, stima un incremento del PIL nazionale tra lo 0,3 e lo 0,6 per cento, e cioè di 5,5/7,9 miliardi di sterline).
    Tra le disposizioni chiave del nuovo progetto di legge, contestate da UK Music come "fuori bersaglio o ideologicamente motivate", spiccano la semplificazione delle procedure di licenza d'uso delle opere creative (2,2 miliardi di sterline  al'anno l'impatto economico sperato),  la facilitazione delle autorizzazioni all'uso delle opere di autori ignoti (0,3 miliardi),  la possibilità di realizzare parodie di opere protette senza richiederne preventivamente il permesso (0,6 miliardi) e la possibilità di copiare i propri Cd su lettori Mp3, iPod e altri dispositivi digitali (che nel Regno Unito è tuttora una pratica illegale, o,3/2 miliardi di sterline di nuovi introiti potenziali).
     

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