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In calo su Internet i 'cloni' di Napster

La controffensiva intrapresa contro la pirateria on-line dall’industria cinematografica e musicale americana (tramite le rispettive associazioni di categoria, MPAA e RIAA) sembra avere prodotto i primi risultati concreti: lo sostiene uno studio condotto da Clip2, una società specializzata nell’osservazione delle reti “peer to peer” che mettono in comunicazione i singoli utenti del Web. Secondo la ricerca, la presenza sulla rete dei cosiddetti servizi “OpenNap” (software che consentono lo scambio di file tra utenti ma senza passare da server centrali come Napster), è diminuita di oltre il 75 % nel periodo compreso tra fine febbraio e fine aprile, proprio nel momento in cui MPAA e RIAA intimavano ai maggiori service provider di eliminare quei servizi, ritenuti illegali, dai loro server. Nel medesimo arco di tempo, secondo i risultati dell’indagine, il numero di utenti globali dei siti di “file sharing” che consentono lo scambio non autorizzato di materiale audio e video è calato (Napster naturalmente escluso) da 100 mila a meno di 50 mila, mentre è crollato di circa il 50 % anche il numero dei file che circolano on-line. Il principale dei sistemi OpenNap è Gnutella, difficile da monitorare in quanto sprovvisto, a differenza di Napster, di server centrali, e dove il passaggio dei file avviene utilizzando una catena di singoli computer.
    La controffensiva intrapresa contro la pirateria on-line dall’industria cinematografica e musicale americana (tramite le rispettive associazioni di categoria, MPAA e RIAA) sembra avere prodotto i primi risultati concreti: lo sostiene uno studio condotto da Clip2, una società specializzata nell’osservazione delle reti “peer to peer” che mettono in comunicazione i singoli utenti del Web. Secondo la ricerca, la presenza sulla rete dei cosiddetti servizi “OpenNap” (software che consentono lo scambio di file tra utenti ma senza passare da server centrali come Napster), è diminuita di oltre il 75 % nel periodo compreso tra fine febbraio e fine aprile, proprio nel momento in cui MPAA e RIAA intimavano ai maggiori service provider di eliminare quei servizi, ritenuti illegali, dai loro server. Nel medesimo arco di tempo, secondo i risultati dell’indagine, il numero di utenti globali dei siti di “file sharing” che consentono lo scambio non autorizzato di materiale audio e video è calato (Napster naturalmente escluso) da 100 mila a meno di 50 mila, mentre è crollato di circa il 50 % anche il numero dei file che circolano on-line. Il principale dei sistemi OpenNap è Gnutella, difficile da monitorare in quanto sprovvisto, a differenza di Napster, di server centrali, e dove il passaggio dei file avviene utilizzando una catena di singoli computer.

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