L'ad di Seatwave: 'Concerti in stallo? Colpa degli artisti troppo ingordi'

Il mercato britannico della musica dal vivo cresce meno di quanto dovrebbe? Colpa degli artisti e dei loro manager, che pretendono ingaggi sempre più consistenti.
La dichiarazione farà discutere, soprattutto considerando la provenienza: a dirlo è infatti Joe Cohen, l'ex dirigente di Ticketmaster Europe che oggi è alla guida della discussa impresa di secondary ticketing Seatwave. "Oggi", ha detto Cohen intervenendo alla conferenza Music 4.5 a Londra, "il 90 per cento dell'incasso lordo di un concerto va all'artista. A volte la percentuale arriva anche al 105 per cento, e non rimane nulla per nessun altro. E' questo, che sta  infrangendo il modello di business della musica dal vivo".
"Il prezzo di un concerto si basa su quanti camion servono per un tour", semplifica Cohen, "sostenendo che  "la maggior parte dei promoter lavorano già su margini esigui: se ottengono il 5 o il 10 per cento vuol dire che stanno facendo un affare. La cosa triste è vedere che, insieme ai gestori dei locali, cercano piuttosto di incassare  vendendo birra".
Grazie ad imprese come Seatwave e Viagogo, il secondary ticketing (cioè la rivendita online di biglietti di "seconda mano") ha conosciuto un vero e proprio boom in Inghilterra: tanto che proprio manager e promoter britannici hanno richiesto al governo di introdurre una norma che ne argini quantomeno i profitti incontrollati bloccando le vendite dei tagliandi che superino del 10 per cento il loro valore nominale.
 
 

    Il mercato britannico della musica dal vivo cresce meno di quanto dovrebbe? Colpa degli artisti e dei loro manager, che pretendono ingaggi sempre più consistenti.
    La dichiarazione farà discutere, soprattutto considerando la provenienza: a dirlo è infatti Joe Cohen, l'ex dirigente di Ticketmaster Europe che oggi è alla guida della discussa impresa di secondary ticketing Seatwave. "Oggi", ha detto Cohen intervenendo alla conferenza Music 4.5 a Londra, "il 90 per cento dell'incasso lordo di un concerto va all'artista. A volte la percentuale arriva anche al 105 per cento, e non rimane nulla per nessun altro. E' questo, che sta  infrangendo il modello di business della musica dal vivo".
    "Il prezzo di un concerto si basa su quanti camion servono per un tour", semplifica Cohen, "sostenendo che  "la maggior parte dei promoter lavorano già su margini esigui: se ottengono il 5 o il 10 per cento vuol dire che stanno facendo un affare. La cosa triste è vedere che, insieme ai gestori dei locali, cercano piuttosto di incassare  vendendo birra".
    Grazie ad imprese come Seatwave e Viagogo, il secondary ticketing (cioè la rivendita online di biglietti di "seconda mano") ha conosciuto un vero e proprio boom in Inghilterra: tanto che proprio manager e promoter britannici hanno richiesto al governo di introdurre una norma che ne argini quantomeno i profitti incontrollati bloccando le vendite dei tagliandi che superino del 10 per cento il loro valore nominale.
     
     

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