Amir: 'La mia forza? Essere sempre e comunque vero'

Amir: 'La mia forza? Essere sempre e comunque vero'

“Scialla” non è solo un modo di dire tipicamente romano, che tradotto suona come “stai sereno”, ma è anche il titolo di uno dei film italiani più interessanti attualmente nelle sale. La pellicola, che vede come protagonisti Fabrizio Bentivoglio, Barbora Bobulova e l’esordiente Filippo Scicchitano , racconta la vita di Luca, un ragazzo come tanti, che a quindici anni ritrova il padre, un professore senza figli che ha lasciato l'insegnamento per rifugiarsi nell'apatia delle lezioni private. La colonna sonora di “Scialla” è stata interamente curata da Amir, rapper della Capitale, alla sua prima esperienza in tema di soundtrack. Rockol ha raggiunto l’artista di origini egiziane per parlare con lui della sua recente esperienza a contato con il mondo del cinema, della scena romana e dei suoi progetti futuri: “L’intera colonna sonora del film di Bruni, così come tutti i momenti musicali presenti nella pellicola, persino i rumori, sono stati seguiti da me e dal mio team della Ceasar Production, sono molto orgoglioso di ciò. E’ stata una bellissima esperienza poter creare il tema musicale di ‘Scialla’ e potersi occupare di qualsiasi tipo di effetto sonoro presente nel girato. Ho conosciuto Francesco Bruni grazie a suo figlio, che è un mio fan. Anni fa me lo presentò dopo un mio concerto, mi aveva detto che il padre lavorava nel cinema, ma non avendo idea di chi fosse, avrebbe potuto essere un film-maker così come l’addetto al bar di un multisala. Dopo qualche tempo, il ragazzo è tornato da me dicendomi che il papà era interessato a collaborare per una soundtrack. Ho fatto una ricerca su Internet e ho scoperto che Bruni era un notissimo sceneggiatore, aveva lavorato con Virzì, e aveva redatto le scene di ‘Montalbano’ e de ‘La stanza del figlio’. Francesco voleva utilizzare all’inizio solo un mio brano, ‘Questa è Roma’, contenuta nell’album ‘Paura di nessuno’ del 2008; poi mi ha chiesto di scrivere un inedito, ‘Le ali per volare’ e da qui è stato un crescendo. Ho ricevuto il copione e ho iniziato a lavorare sulle tracce ma ho avuto accesso anche al set, così da poterne trarre ispirazione per le liriche. E’ stata un’emozione unica e durante le riprese si era creato un clima davvero familiare, bellissimo. E’ stata la mia prima volta come autore di colonne sonore, la prima volta per Bruni alla regia e la prima volta sul set di Scicchitano, scoperto ad un casting in una scuola, accompagnava un amico. Questo ha creato tra di noi un legame umano ancora più forte. Nel mio piccolo è stato un traguardo, mi sento una sorta di ‘apri pista’ per l’hip hop al cinema. E’ la prima volta che questo genere accompagna una storia per il grande schermo e ne sono davvero contento. Dopo tanta gavetta, aver dormito ospitato a casa di amici dopo le prime serate nei locali, aver lavorato molto ed aver fatto innumerevoli sacrifici, è un motivo di orgoglio essere riuscito a portare il rap ad un nuovo livello, in modo tale da renderlo ancora più fruibile da tutti”, dice Amir. Parliamo con il rapper dell’hip hop nostrano e gli chiediamo di farci un quadro della scena romana, da cui proviene: “Finalmente in questi anni il rap ha trovato il giusto spazio nella musica italiana, abituata al cantautorato e con poco ricambio artistico. Si può dire che sta diventando sempre più mainstream grazie ad artisti come Fabri Fibra, Marracash e i Club Dogo. Devo dire che anche Mondo Marcio ha fatto il suo: è stato criticatissimo dalla scena ma ha aperto nuovi orizzonti a tanti altri artisti, è questo non può essere che un bene. L’hip hop deve poter parlare di tutto e, grazie a Dio, le rime, i testi ora si occupano di ogni aspetto della vita, dai sentimenti all’attualità. All’inizio questo genere musicale era legatissimo alle Posse e ai Centri Sociali e le canzoni erano quasi esclusivamente un mezzo di critica sociale: gli Assalti Frontali, i 99 Posse e Frankie Hi-NRG ne erano gli esponenti. Io ho iniziato ad ascoltare il rap con Jovanotti ma sono rimasto molto deluso dopo l’uscita di ‘Sei come la mia moto’. Sono passato poi ai RUN DMC e ai Technotronic, molto USA style. Ma la vera folgorazione è avvenuta con i Sangue Misto: Neffa , Deda e Dj Gruff hanno cambiato radicalmente la scena. C’erano tutti gli elementi che sarebbero poi andati a comporre l’hip hop italiano di oggi; dalle melodie allo slang, c’era ogni cosa. Io vengo dalla scuola romana, nettamente differente dalla scuola milanese, che è sempre stata un passo avanti. Giravo col Colle Der Fomento e con i Cor Veleno, ce l’avevamo a morte con i rapper di Milano, che ritenevamo troppo commerciali. Noi facevamo il nostro rap per noi stessi ed esclusivamente tra di noi, era una scena davvero hardcore, con reali scontri tra crew. Ma la scena milanese, col senno di poi, avevano capito tutto: mentre noi rappavamo nel nostro angolino, J-AX e Dj Jad erano in vetta alle classifiche con i loro pezzi, fregandosene di critiche e affini”, prosegue l’artista. E dopo questo excursus nel passato, cosa potremmo trovare nel futuro di Amir?: “Sicuramente ho tra i miei progetti l’apertura di un’etichetta indipendente per produrre nuovi talenti, come Fibra con la sua ‘Tempi Duri’ o Eminem con la ‘Shady’. Ho avuto un’esperienza importante con la Virgin nel 2006, ma dopo il fallimento dell’etichetta, mi sono ritrovato senza più nulla. Così ho ricominciato da capo, creando tutto da zero e sono soddisfattissimo di come sono riuscito a rinascere dalle mie ceneri. Inoltre, sono alle prese con un nuovo album, nel quale ospiterò dei musicisti e degli artisti che non fanno propriamente parte del mondo hip hop. Ho in programma di portare in giro questo lavoro di prossima pubblicazione con un liveset vero e proprio. Sono in continua evoluzione”, conclude l’artista.

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