Rats: 'Oggi cantiamo l'amore, ma è sempre rock'n'roll'

Indiani padani innamorati del rock'n'roll, i Rats ogni tanto escono dalle cantine e rialzano la testa.  Nei primi anni '90 firmarono per la CGD (Warner) diventando famosi  grazie a un singolo, "Chiara", e a un album ("Indiani padani", appunto) che vendette 50 mila copie. Nel '97 si sciolsero, tornando undici anni dopo sul palco a richiesta del pubblico contattato via Internet. Poi di nuovo silenzio, interrotto il prossimo febbraio dall'uscita di  un Ep con quattro canzoni inedite, "Metafisico equivoco", per la indie Bagana Records, e da un altro tour che prende il via il 4 di quel mese al Fuori Orario di Taneto di Gattatico, provincia di Reggio Emilia.
Storia di alti e bassi (e molto rock'n'roll) la loro. Di successi e occasioni mancate. Qualche rimpianto? "Gli stessi di molte delle band che emersero in quel periodo", racconta il cantante e chitarrista Wilko Zanni, che è sempre rimasto nell'ambiente (suonado ad esempio con gli Yuguerra, il gruppo bolognese che attualmente accompagna in tour nei teatri lo scrittore Enrico Brizzi). "Per la discografia italiana gli anni '90  avrebbero potuto essere un momento di svolta. Le major avevano in mano le carte per cambiare il mercato invertendo la tendenza al pop commerciale ereditata dal decennio precedente. Pensa a quanti nuovi artisti aveva la PolyGram con la Black Out: sono rimasti solo i Negrita... Sul mercato, allora, c'erano più di venti band che avevano firmato con le major e che avrebbero potuto davvero diventare una specie di 'plotone di esecuzione' per il mainstream imperante". Ai Rats come andò? "Bene e male. Fummo scoperti dal discografico che io considero ancora il più 'avanti' che ci sia mai stato in Italia, Stefano Senardi. Poi lui diventò presidente della PolyGram, e sai come succede in questi casi... ti trovi di colpo a lavorare con persone che non riconoscono il progetto come proprio e finiscono per affossarlo. Nel nostro caso, poi, alla CGD prese il suo posto chi ci aveva rifiutati alla WEA, quando a proporre i nostri provini andò direttamente Luciano Ligabue che con me aveva cantato in duetto 'Fuoritempo'. Comunque, nel '93 'Chiara' era stato il singolo più programmato dalle radio, e al Cocoricò di Riccione ci premiarono per il pezzo rock più suonato in discoteca. Trovammo il successo, e avremmo potuto conservarlo  se avessimo continuato a lavorare con le persone giuste".
I Rats furono anche tra i primissimi a cantare rock in italiano: "Ci è sempre sembrato giusto così, anche se all'inizio i puristi storcevano un po' il naso. Cantare in inglese è più facile: va bene tutto. In Italia invece tutti ascoltano attentamente i testi, le parole hanno molto più valore. Un Fabrizio De André o un Ivano Fossati se li mangiano, tanti blasonati autori inglesi e americani. Con i testi in italiano bisogna sforzarsi di più, soprattutto per adattarli metricamente a un genere come il rock": Cos'è cambiato da allora, per i Rats? "Stile e scrittura sono rimasti gli stessi, sono diversi i suoni. Dopo quindici anni di black out ci si ripresenta per forza diversi, e con la voglia di nuove sfide. E poi abbiamo un produttore nuovo, Jonathan Gasparini, che dal vivo con noi suona la chitarra: ci ha tolto tutti quei fronzoli che dal punto di vista della produzione - e guardando le cose con il senno di poi -  sono sempre stati la nostra pecca maggiore. Jonathan ci ha resi ancora più diretti, con suoni analogici che vanno dritti al punto".
Perché un silenzio così lungo?  "Ci eravamo sciolti e ci siamo riformati per le richieste pressanti del pubblico. Nel '97, quando Facebook non c'era ancora, sulla mia pagina Myspace e su quella di Romi (Ferretti, il bassista; il terzo Rat è il batterista Lor Lunati) ci siamo accorti di quanto seguito avessimo ancora. Ce n'era abbastanza per convincerci a riprovare l'ebbrezza di salire su un palco, al Vox di Nonantola nel 2008. Facemmo altri dieci-quindici concerti, e qualcuno del pubblico cominciò a reclamare pezzi nuovi". Così eccoci al nuovo Ep. Quattro canzoni, un antipasto? "Speriamo di sì. Ma con il mercato di oggi bisogna essere prudenti, vediamo come va. Se funziona andremo avanti. Farlo solo per passatempo non avrebbe senso, anche perché Romi abita a Miami... Intanto quattro pezzi ci permettono anche di stampare il supporto fisico, speriamo che la gente pensi che valga la pena spendere 6 o 7 euro".  Di cosa parlano le nuove canzoni? "Non c'è un vero filo conduttore, anche se tutti e quattro i pezzi si possono considerare in un certo senso canzoni d'amore. O forse no, se si intende l'amore nel senso classico, sentimentale e più scontato. A inizio carriera le nostre urgenze erano altre: la denuncia, la protesta, la ribellione latente...che ha senso quando hai vent'anni, un po' meno a quaranta. Le tematiche sono diventate più intime, più personali, ma musicalmente la dinamica e la forza del rock'n'roll ci sono sempre".
Quel rock'n'roll che portò i Rats molto lontano, nella loro prima vita... "Ricordo che nel '92, appena prima dell'uscita di 'Indiani padani', ci spingemmo fino a 50 km dal confine con la Cina, in Kazakistan. Suonammo al Palazzo del Ghiaccio di Almaty, la vecchia capitale. Era un festival, una specie di Sanremo asiatica che si chiamava Voice of Asia e veniva trasmessa in tv a due miliardi di telespettatori...Fu una bellissima esperienza. Davanti all'albergo trovammo ad aspettarci un gruppo di metallari russi, volevano il nostro autografo su una copia del Metal Hammer tedesco che  conteneva la recensione del nostro disco. Ricordo anche la grande soddisfazione di aprire per Jeff Beck, il mio chitarrista preferito di sempre. Era il 1990, il tour di 'Guitar shop' che fece con Terry Bozzio alla batteria e Tony Hymas alle tastiere. Una delle più grandi emozioni della vita. Come avere un figlio".
 

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.