Il ‘nuovo’ Neffa si racconta a Rockol, tra ‘Arrivi e partenze’

Il ‘nuovo’ Neffa si racconta a Rockol, tra ‘Arrivi e partenze’
Neffa è tornato. E lo ha fatto oltre che con un singolo molto radiofonico come “La mia signoria” con un album, da oggi 11 maggio nei negozi, che, al di là di consensi o critiche, sicuramente susciterà stupore in chi lo ascolterà. Sì, perché nelle tracce di “Arrivi e partenze” troviamo un Neffa come non siamo abituati a conoscerlo: tra jazz, accenni di reggae, etno e soul.
“Questa volta ho suonato solo la musica che avevo in testa” ha raccontato a Rockol “e i primi tempi non pensavo neanche di farne un disco. Faccio musica per divertirmi, come quando, tanti anni fa, suonavo gratis andando in giro per l’Europa con il mio gruppo a bordo di un furgone scassato. E non solo per questo: la musica mi aiuta a sciogliere dei punti irrisolti della mia vita.”
“Arrivi e Partenze” è quindi, come il titolo suggerisce, un punto di arrivo e di partenza al tempo stesso: “Sono un musicista ormai da molto tempo. Sono ‘nato’come un hippie che suonava Jimi Hendrix, poi sono passato all’hard – core fino ad approdare al rap. Adesso sono tornato al soul e al canto (lo faccio da quando ero bamabino) anche se sempre guardando avanti e mai indietro. Ho dato molta importanza in questo disco alla musica ricercando ciò che è spontaneo, quasi grezzo. Tutto è nato quando mio fratello ha cominciato a suonare il piano: ho pensato che sarebbe stato bello partire da questo per scrivere le mie canzoni.”
Certo, Neffa non dimentica i campionatori e i sequencer che hanno caratterizzato la sua produzione più nota, ma ora li usa in modo diverso: “Al contrario di quanto facevo prima, adesso i campionatori non sono i padroni del disco: li ho usati solo come strumenti di supporto, perché non volevo fare musica digitale e credo che eviterò di usarli al momento in cui presenterò dal vivo i miei brani.”
E a proposito di performance live, il cantante non esclude di cimentarsi in una tournèe che immagina “alla vecchia maniera, con un gruppo di musicisti e in location non troppo grandi per vivere un rapporto il più diretto possibile con il pubblico.”
Ma il titolo “Arrivi e partenze” è legato anche ad un significato più letterale: "In questo disco c’è molto del viaggio. La musica è come un micro cosmo che in qualsiasi momento può diventare un macro cosmo e al quale è possibile dare mille interpretazioni. Nei miei testi volevo lasciare uno spazio. Non come nel rap in cui per motivi di metrica tutto è inserito in certi schemi. Ho cercato di disegnare degli scenari dei quali do le chiavi a chi mi ascolta lasciandolo libero di vedere e sentire quello che vuole. La musica è lì per essere 'sentita' secondo le proprie esigenze. La cosa che comunque mi dà più soddisfazione in questo momento è che, nonostante mi stanchi presto di ciò che faccio,quando ascolto questo disco sono ancora molto contento.”
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