Indagine Doxa: i consumatori italiani sono pronti per la musica digitale

La rivoluzione digitale ha già iniziato a modificare abitudini e aspettative dei consumatori. Anche in Italia, dove il 20 % degli utenti di Internet, 1,9 milioni di persone, utilizza regolarmente il Web per ascoltare e scaricare musica. Mentre un italiano su quattro (il 27 % nella fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni, il 22 % dei 25-34enni) si dichiara già disposto ad abbandonare il CD per abbracciare i nuovi sistemi digitali di distribuzione della musica. Lo sostiene una ricerca commissionata alla Doxa da Creative Labs (azienda che produce hardware, periferiche per pc e lettori digitali), e i cui risultati sono stati presentati oggi, giovedì 10 maggio, a Milano, presente anche il direttore generale della Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI), Enzo Mazza. L’indagine, che tra fine novembre e fine dicembre 2000 ha coinvolto un campione di circa 2000 persone di età superiore ai 15 anni (tra cui i “downloaders”, coloro cioè che scaricano abitualmente musica da Internet, rappresentavano il 4 %), mette in risalto alcuni dati significativi, talvolta persino sorprendenti, su un fenomeno (quello del consumo di musica attraverso Internet) ancora poco esplorato nel nostro paese. I dati raccolti dalla Doxa sconfessano in primo luogo una credenza comune, e cioè che il compact disc sia un bene di consumo universalmente diffuso tra i consumatori italiani; secondo la ricerca, infatti, il 46 % della popolazione non possiede neppure un CD (ma va precisato che il dato include anche la fascia di età superiore ai 54 anni, che rappresenta ormai un terzo della popolazione nazionale), mentre è elevato anche il numero di coloro che, per un motivo o per l’altro (scomodità d’uso, ingombro, scarsa portabilità, problemi di manutenzione, ecc.) dichiarano disaffezione nei confronti del dischetto digitale: sono il 36 % degli intervistati (contro il 59 % in Europa, dove però il numero di acquirenti di prodotti musicali è mediamente assai maggiore). Questo significa che gli italiani sono già pronti a passare in massa alle nuove tecnologie di diffusione digitale della musica? Secondo Doxa e Creative Labs, lo stato delle cose ci vede, prevedibilmente, in ritardo rispetto al resto d’Europa (anche perché in Italia l’utilizzo di Internet è limitato per il momento al 19 % circa della popolazione, 9,3 milioni di persone, contro il 29 % della media europea). Resta il fatto che, come detto, un italiano su cinque utilizza già la rete per scaricare musica, e lo fa per i motivi più vari: perché si tratta di un modo poco costoso per procurarsi le canzoni preferite (62 %), ma anche perché – ed è uno dei dati forse più significativi ad emergere dalla ricerca – la rete permette di scoprire nuovi generi musicali (41 %), di scovare brani e album altrimenti irreperibili (38 %) e di ascoltare le novità discografiche prima di acquistarle (37 %), mentre non manca, naturalmente, chi vive l’esperienza del download come un modo di ribellarsi alle politiche di prezzo e alle “imposizioni” delle case discografiche (l’11 % di coloro che scaricano abitualmente musica dal Web). Quanto all’uso dei brani prelevati dal Web, la maggioranza dei “downloaders” italiani dichiara di memorizzarli sul pc (sono il 65 %), mentre il 27 % li utilizza per crearsi compilation su misura, il 24 % li masterizza su CD registrabili e solo il 4 % li copia su lettori MP3 portatili: ma, al di là di coloro che sono già convertiti al verbo della musica digitale, il 27 % della popolazione prevede di acquistare album e singoli in rete nei prossimi anno, o di ricorrere in futuro a modalità di fruizione in abbonamento o pay-per-play: non sono le percentuali europee (che danno il 57 % della popolazione già proiettata verso la musica digitale), ma segnalano comunque che anche in Italia il mercato sta evolvendo in direzione di forme di fruizione “immateriale” della musica: buone notizie per il committente della ricerca (che alla produzione di lettori digitali dedica una porzione rilevante dei suoi investimenti) e una conferma per l’industria discografica della necessità di ideare e sperimentare nuovi modelli di business la cui efficacia e sicurezza, in termini di protezione dei diritti, sono ancora tutti da verificare.
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