Arriva in rete un programma gratuito per controllare gli usi illeciti di Napster

Tutti e due ventenni o poco più, tutti e due genialoidi e innamorati del Web: dopo Shawn Fanning, l’ormai celeberrimo studente universitario che ha inventato Napster, assurge agli onori della cronaca anche Travis Hill, pianista di formazione classica originario dello Utah, musicista part time e ideatore di Songbird, un software dedicato proprio al monitoraggio di Napster e che consente a qualunque utente – musicisti, autori, editori musicali o etichette discografiche - di identificare in tempo reale i propri brani scambiati attraverso il sito per farli, eventualmente rimuovere dalla rete. Il programma è disponibile sul Web da ieri, mercoledì 9 maggio, scaricabile gratuitamente dal sito dell’unità antipirateria della federazione dei discografici IFPI, www.iapu.org. Una volta installato sul pc, il software, che Hill ha elaborato in collaborazione con lo staff della sua azienda Media Enforcer LLC, consente di verificare la presenza dei propri brani sulle directory di Napster digitando semplicemente il nome della canzone o dell’artista in questione: secondo Hill, il programma è anche in grado di scovare i file i cui nomi sono stati alterati dagli utenti per eludere i sistemi di controllo. Per il momento, Songbird permette di risalire ai soli brani presenti sui 90 server di Napster, ma sono allo studio versioni più sofisticate che dovrebbero estendere le funzioni di ricerca ad altri servizi di “file sharing” presenti in rete. La tecnologia sviluppata da Hill sta creando grandi aspettative nell’industria musicale e gode del pieno appoggio dell’associazione internazionale dell’industria fonografica, IFPI, nonché di organizzazioni internazionali degli autori ed editori come BIEM e CISAC. Secondo Jay Berman, presidente e CEO dell’IFPI, “Songbird fornirà a migliaia di artisti, specialmente a quelli estranei al processo giudiziario contro Napster in corso negli USA, la possibilità di esercitare il diritto fondamentale di decidere come distribuire la propria musica in rete”: sempre che gli altrettanto inventivi hacker informatici non riescano ancora una volta ad aggirare l’ostacolo.
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