Da Londra all'Italia: Soundreef raccoglie capitali e 'sfida' la SIAE

Da Londra all'Italia: Soundreef raccoglie capitali e 'sfida' la SIAE

La gestione dei diritti d'autore e dei diritti connessi  non è un monopolio. Lo si sente ripetere sempre più spesso anche in Italia, e su questo assunto è nata la Soundreef di Davide d'Atri, trentaduenne romano che ha studiato e lavorato a Londra (dove ha aperto Beatpick, un'agenzia di intermediazione per sincronizzazioni pubblicitarie e cinematografiche) prima di riaffacciarsi in Italia con una società di ambizioni internazionali che mantiene la sede legale nel Regno Unito. Una collecting society, appunto, che si propone  sostanzialmente in alternativa concorrenziale alla SIAE (ma anche alla SCF, e alle altre agenzie di raccolta diritti dei discografici) nell'intermediazione di un diritto specifico, connesso alla diffusione di musica "d'ambiente" nei grandi magazzini e nei centri commerciali (ma anche nei parchi divertimento, nei centri sportivi, nelle fiere, nei punti ristorazione) attraverso le cosiddette in-store radio.   
 "Le ascoltano ogni giorno decine di milioni di consumatori, eppure fino a oggi questo mercato è rimasto avvolto da una cortina di fumo impenetrabile" spiega d'Atri, che con gruppi della grande distribuzione come Interdis, Unes, Prix Discount e Giochi Preziosi ha già firmato accordi di licenza per un valore di 750 mila euro proponendo loro, e a chi per loro confeziona programmi e playlist, un catalogo di musica indipendente per lo più di origine estera (quasi 200 mila, spiega, le opere finora rappresentate). "La raccolta e distribuzione delle royalty nel campo della musica d'ambiente è ancora un mercato disastrato", sostiene. "All'utilizzatore finale viene richiesto di versare del denaro senza alcun servizio in contropartita. E l'autore, l'artista o l'etichetta non ha quasi mai modo di verificare davvero dove, quanto e in che modo la sua musica viene utilizzata. Grazie a un software proprietario sviluppato internamente, noi siamo in grado di garantire finalmente una rendicontazione analitica: un'informazione corretta, trasparente e aggiornata in tempo reale su utilizzi e incassi cui ogni avente diritto può accedere in qualunque momento. Un po' come avviene con l'home banking".
La "value proposition" di Soundreef è chiara:   costi di licenza estremamente concorrenziali (e inclusivi di assistenza legale) per gli utilizzatori del repertorio, accesso a un canale di promozione/diffusione musicale altrimenti dificilmente penetrabile e royalty potenzialmente più consistenti per gli aventi diritto.   
Tutto perfettamente legale, secondo d'Atri, che cita una decisione del 2008 con cui la Commissione Europea ha imposto alle società degli autori confederate nella CISAC l'obbligo di garantire libera concorrenza sul mercato del collecting. La SIAE non è dello stesso avviso, e l'estate scorsa ha chiarito sul suo sito la sua posizione: "Soundreef non può affermare di poter legittimamente intermediare il diritto di pubblica esecuzione e/o di comunicazione al pubblico di opere musicali i cui aventi diritto aderiscono alla SIAE" si legge nella nota, che rivendica un mandato esclusivo con riferimento agli autori ed editori aderenti e avverte gli utilizzatori del rischio di essere chiamati a rispondere personalmente, in sede penale, della diffusione di opere non regolarmente licenziate. Cosa risponde d'Atri? "Rispondo che nel suo comunicato la SIAE si guarda bene dal parlare di monopolio. E che invece di attaccarci sul piano del diritto ci attacca su quello della proposta commerciale. La nostra posizione, confortata dalla Commissione Europea, è che un avente diritto  può ricorrere alla tutela di più società di collezione compensi, purché a ognuna affidi la gestione di una categoria diversa di diritti. Il diritto d'autore può essere 'spacchettato'  e assegnato a intermediari diversi. L'era dei monopoli di fatto, che negli Stati Uniti è terminata nel 1945 per intervento dell'Antitrust, sta finendo anche qui: da qui a poco tempo  la presenza di offerte concorrenziali sul mercato renderà più efficiente e flessibile la gestione dei servizi".
Non è l'unico a pensarlo, se è vero che dopo un primo "seed" di finanziamento ottenuto nel gennaio 2011 una non meglio identificata "famiglia industriale" ha deciso di investire quasi un milione di euro in Soundreef. E poi che succederà? "Stiamo definendo accordi con altre importanti società utilizzatrici, il repertorio che rappresentiamo si allarga ogni giorno di più e pensiamo di replicare anche altrove il nostro modello di business: a cominciare dal digitale".  
 

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.