Ancora in sospeso il futuro della Fonit Cetra

E’ ancora in bilico il futuro della Nuova Fonit Cetra, uno degli ultimi baluardi della discografia indipendente italiana in un settore dominato dalle società multinazionali. Lo hanno ribadito ieri, martedì 19 novembre, i dipendenti e i rappresentanti sindacali dell’azienda discografica, riuniti in conferenza stampa alla Camera del Lavoro di Milano con lo scopo di illustrare agli organi di informazione la gravità della situazione. La Fonit Cetra, nata nel 1957 dalla fusione di due altre società e dagli anni ’70 entrata nell’orbita Rai, è da tempo in subbuglio: prima per la crisi finanziaria e di risultati che ne ha minato la solidità a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, poi per la decisione manifestata dal consiglio di amministrazione Rai di disfarsi dei suoi interessi musicali perché estranei ai nuovi obiettivi strategici del gruppo, che prevedono una concentrazione degli investimenti nel campo delle produzioni televisive.
Le intenzioni del cda dell’emittente di stato non sono ancora chiare: tra le ipotesi prese in considerazione, vi sono la cessione in blocco della divisione musicale, lo smembramento e la vendita separata delle diverse attività (dischi, edizioni musicali, video e studi di registrazione), oppure un accorpamento provvisorio dell’azienda nella holding commerciale RaiTrade di nuova costituzione (ogni soluzione, per diventare definitiva, deve essere autorizzata dalla capogruppo IRI). Una situazione di incertezza che, oltre a mettere in stato di comprensibile agitazione le maestranze e gli stessi artisti legati all’etichetta, sta provocando le dimissioni a pioggia degli uomini di vertice della casa discografica, dall’ex direttore generale Carlo Latini (dimessosi a fine maggio) a Elio Cipri, capo storico della promozione uscito di scena nei giorni scorsi.
I dipendenti dell’azienda, intanto, hanno confermato che tutte le major discografiche sono interessate all’acquisto di un catalogo ricchissimo di incisioni storiche: in prima linea nelle trattative figurano EMI e WEA, ma anche altre case multinazionali partecipano alla gara per assicurarsi un pezzo di storia della discografia italiana.
Sempre in attesa di sapere quali siano le reali intenzioni della Rai.
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