Concerti, Metallica e Red Hot Chili Peppers prima in Europa per evitare la crisi

Concerti, Metallica e Red Hot Chili Peppers prima in Europa per evitare la crisi

Stando ad un'intervista realizzata dal Wall Street Journal a Cliff Burnstein, storico manager dei Metallica che cura gli interessi - tra gli altri - anche dei Red Hot Chili Peppers, le due band californiane avrebbero preferito anticipare i rispettivi tour nel Vecchio Continente per evitare un possibile crollo dell'euro e la conseguente perdita di una consistente fetta di guadagni: nello specifico la band capitanata da James Hetfield ha anticipato da quella del 2013 alla prossima estate una serie di eventi che la vedrà protagonista sui palchi di importanti manifestazioni all'aperto come il Rock Im Park e il Rock Am Ring in Germania, mentre quella guidata da Flea e Anthony Kiedis - di scena il prossimo weekend tra Torino e Milano - ha preferito anteporre la branca europea del proprio tour a quella americana, nonostante la maggior parte dei fan del gruppo risieda proprio negli Stati Uniti. "Non sono un economista, ma ho una laurea, che in questo caso mi è servita", ha dichiarato Burnstein: "La cosa che devi sempre chiederti è quando sia meglio fare cosa: nei prossimi anni il dollaro si rafforzerà sull'euro, e io sono intenzionato a trarre profitto da questa situazione, mandando i miei gruppi a suonare in Europa finché la valuta locale sarà più forte di quella statunitense". C'è poi un altro fattore da considerare, ovvvero le spese di produzione: in Europa, secondo Burnstein, i costi per trasferimenti, vitto e alloggio per band e staff sono troppo alti. "Con le tariffe di cambio attuali, i costi in Europa sono molto più alti che negli USA. E questa situazione sta diventando sempre meno sostenibile". Del resto, secondo stime effettuate dallo stesso manager, al giorno d'oggi il 75% degli utili per le band arrivano proprio dall'attività dal vivo: e considerando lo stile di vita dei proprio clienti ("case e auto lussuose, famiglie allargate da mantenere") gli impegni sui palchi diventano imprescindibili. "Funziona più o meno così", racconta lui: "Dai a tutti un calendario con segnati gli impegni dicendo: 'Ragazzi, ecco come saranno i vostri prossimi dodici mesi'. Abbiamo il controllo completo sulle loro vite, e su quelle delle loro famiglie. Dobbiamo compilare i calendari tenendo conto di feste, compleanni, anniversari, primi giorni di scuola, diplomi e tutto il resto. E' dura". Con la crisi sulla sponda orientale dell'oceano Atlantico, Burnstein e colleghi stanno concentrando i propri sforzi su mercati più stabili - come quello australiano - o su economie a più alti tassi di crescita, come quelle sudamericane o dell'estremo oriente: "Siamo esportatori americani esattamente come la Coca Cola: cerchiamo sempre i migliori mercati dove investire. Adesso come adesso, per quanto mi riguarda in cima alla lista dei sorvegliati speciali c'è l'Indonesia".

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