Radio vs. discografia:
'non siamo pirati'

Con il “blitz” di fine aprile che ha portato al sequestro di migliaia di CD e di file MP3 presso la sede delle emittenti padovane Radio Company e Radio Gemini (vedi news), Guardia di Finanza, SIAE e l'unità antipirateria dell'industria discografica, FPM (nella foto, il logo della federazione), hanno gettato il sasso nello stagno, portando all'attenzione degli addetti ai lavori e dell'opinione pubblica una questione rimasta fino ad oggi sommersa. Sono annose, infatti – e oggi parzialmente risolte (vedi news) – le battaglie che autori, editori e case discografiche hanno sostenuto con la radiofonia privata sul terreno dei diritti di radiodiffusione (delle royalty, cioè, dovute in relazione ai passaggi radiofonici dei brani musicali). Ma il raid delle Fiamme Gialle di qualche giorno fa solleva nuovi interrogativi e svela scenari inediti: le radio italiane (non tutte, naturalmente) sono un covo di evasori e di “pirati” musicali? Così sembrano pensarla finanzieri, società degli autori e industria discografica, la cui azione dimostrativa sembra voler portare alla luce il fatto che sul territorio nazionale operano emittenti, anche importanti, che non solo non pagano i diritti di broadcasting, ma evadono il pagamento della SIAE e violano le norme antipirateria, utilizzando per la radiodiffusione o comunque in ambito pubblico supporti privi di contrassegno, CD masterizzati e file MP3 scaricati abusivamente da Internet: tutti comportamenti sanzionati penalmente, oggi, dal nostro ordinamento giuridico. “Accuse infondate, e per di più riprese erroneamente dagli organi di informazione” secondo Mauro Tonello, direttore di Radio Company, network a diffusione nazionale che programma musica pop-dance e la cui audience sfiora i 700 mila ascoltatori settimanali secondo i più recenti dati Audiradio. “Ricorrere a Internet per arrivare in anteprima sulle novità musicali? Assurdo, la nostra emittente è monitorata dal sistema di rilevazione del Music Control e non avrebbe senso lavorare in disaccordo con le case discografiche. Gli MP3 che la Finanza ha trovato sui nostri server sono copie lavoro dei CD che arrivano in redazione, e che trasferiamo nella memoria dei computer per gestire in automatico la programmazione notturna”.
Nella sede delle due antenne padovane, i finanzieri hanno anche sequestrato numerosi CD senza bollino o masterizzati (quasi 6 mila). “Quando il bollino è applicato sulla confezione esterna in cellophane del prodotto, capita che si possa perdere. Quanto ai CD-R, sono le stesse case discografiche che ce li mandano per farci avere le novità in anteprima”. Tonello non dice altro, sottolineando che le sue argomentazioni difensive verranno illustrate nelle sedi opportune dai suoi legali e che sullo sviluppo delle indagini (ora passate al sostituto procuratore della Repubblica di Padova, Paolo Luca), vige il segreto istruttorio. Ma se è vero che, come suggeriscono i fautori dell'operazione, blitz analoghi sono destinati a moltiplicarsi e a colpire altre emittenti, il problema potrebbe allargarsi dalla cronaca locale fino a diventare un “caso” nazionale, nelle prossime settimane. Per il momento, però, tutti scelgono il basso profilo, adducendo di essere informati poco o nulla sui fatti in esame. “Credo alla buona fede di Radio Company, che è una concorrente e che rispetto come tale”, dice Toni Vandoni, già promoter radiofonico in Ricordi e oggi responsabile dei rapporti con l'industria musicale per conto di Radio Italia Solo Musica Italiana. “E' pratica comune, in effetti, che le case discografiche mandino in radio CD-R come materiale di pronto ascolto. Certo, può capitare che qualcuno faccia il furbo e decida di trasmetterli in anticipo, contravvenendo ai patti: ma questo alle emittenti maggiori, che hanno un'immagine e un prestigio da difendere, non conviene. Quanto alla consuetudine di archiviare su computer materiale copiato da CD o reperito in rete, non vedo come la si possa contestare, finché quel materiale non viene destinato a pubblica diffusione: dal mio punto di vista, è un uso tutelato dal diritto alla privacy”. Per Dario Usuelli, responsabile della programmazione musicale di Radio DeeJay, il problema viene ingigantito rispetto alla sua portata reale: “Siamo sicuri che convenga dannarsi alla ricerca delle novità su Internet per arrivare con qualche giorno di anticipo sulla 'release date' ufficiale? A me sembra che delle anteprime, al pubblico radiofonico, tutto sommato importi poco. Possono far gioco tanto alla radio che alla casa discografica, e allora si concordano tempi e modi. Altrimenti, non vedo l'utilità di agire in quel modo. Può capitare che uno ricorra al Web per procurarsi pezzi vecchi e ormai introvabili: ma si tratta di casi sporadici e limitati”. Luca Viscardi, direttore dei programmi di RTL 102.5 Hit Radio, è ancora più drastico: “Queste indagini saltano fuori ogni volta che non ci sono cose più importanti di cui occuparsi. Mi sembra assurdo, francamente, che un'emittente gestita secondo criteri di professionalità possa pensare di trasmettere in radio brani in formato MP3, considerando la scarsa qualità che offrono nei confronti dei CD. Noi stessi – aggiunge Viscardi – trasferiamo tutto il materiale sulla nostra memoria centrale: ci è indispensabile per gestire in digitale e in automatico il flusso della programmazione. Alcune sentenze recenti della magistratura ci mettono al riparo da rischi: copiare sofware per uso personale non è reato”. Fin qui il pensiero dei programmatori radiofonici, i quali ostentano – senza eccezioni – grande tranquillità. Dall'altra parte della barricata, poche parole: il presidente dell'FPM, Enzo Mazza, opta per il no comment, in attesa di sapere se il magistrato di Padova comminerà delle sanzioni penali alla società proprietaria delle due emittenti: la sensazione è che il sasso nello stagno potrebbe continuare a rimbalzare e produrre più rumore di quanto abbia fatto finora.
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