Aimster contro i discografici USA: 'siamo in regola con la legge'

La Web company di Albany, stato di New York, ha reagito a una lettera con cui l’associazione dei discografici americani RIAA intimava la chiusura del suo servizio di “file sharing”, ricorrendo a una Corte di giustizia distrettuale per ottenere un’ingiunzione che sancisca la legittimità del suo operato. La RIAA sostiene che il programma di condivisione dei file gestito da Aimster, analogamente a quello sviluppato da Napster, viola i diritti delle case discografiche e va bloccato di conseguenza. Ma l’amministratore delegato della società, Johnny Deep, replica che Aimster non ha commesso alcuna violazione e che gli scambi di informazioni criptate tra i suoi utenti non possono essere posti sotto osservazione neppure dai service provider, pena la violazione delle norme che tutelano la privacy su Internet. A differenza di Napster, che è un sistema aperto in grado di mettere virtualmente in contatto decine di milioni di persone, il programma di Aimster funziona appoggiandosi al servizio di messaggeria istantanea di America Online e solo tra gli utenti elencati da ogni cliente come destinatari dei suoi messaggi (sono circa 4,2 milioni di persone, secondo le ultime stime). Lo stesso programma, secondo i gestori della società, viene utilizzato principalmente come strumento per le comunicazioni di ufficio, consentendo lo scambio di file multimediali tra computer collegati tramite il servizio di messaggeria. Gli avvocati di Aimster, capitanati da David Boies (lo stesso che rappresenta Napster nelle cause contro l’industria discografica), hanno dichiarato di essere disposti a cercare un accordo extragiudiziale con le etichette discografiche e di essere ricorsi al tribunale solo per tutelarsi preventivamente. Di parere diverso Amy Weiss, portavoce della RIAA, secondo cui due incontri programmati con il management della società sono stati annullati nei giorni scorsi, e non per volontà dell’associazione dei discografici. “E’ evidente”, ha detto la Weiss all’agenzia Reuters, “che preferiscono battagliare in tribunale piuttosto che risolvere la questione a quattr’occhi”. Fin dal febbraio scorso (vedi news), la stessa RIAA ha intimato la chiusura di cloni di Napster a dozzine di service provider americani, sostenendo che simili servizi violano i copyright di artisti ed etichette discografiche.
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