Francesco Baccini canta Tenco: 'Luigi è come il blues: o ce l'hai dentro o...'

Francesco Baccini canta Tenco: 'Luigi è come il blues: o ce l'hai dentro o...'

Questa è la classica storia del disco (e del tour che, contrariamente a quanto accade di solito, l'ha preceduto) nato per puro caso. Francesco Baccini era in studio, per le session di registrazione del suo ultimo disco in studio, "Ci devi fare un goal" del 2010: "Tra una pausa e l'altra, rimasto solo in sala di ripresa, ho accennato - quasi per scherzo - 'Vedrai vedrai' di Luigi Tenco", racconta lui, spiegando la genesi del nuovo album "Baccini canta Tenco", testimonianza del tour che ha visto l'artista portare nei teatri di mezza Italia le canzoni del grande cantautore genovese scomparso a soli 29 anni nel 1967: "Il fonico, senza dirmi nulla, mi ha registrato. La take era venuta benissimo, tanto da convincerci a inserirla come ultima traccia sull'album che stavamo preparando. La scelta piacque molto ai miei fan, così iniziai a suonare il brano anche nei bis dei concerti. Il risultato? Sorprendente". E dire che Tenco, per Baccini, è stata una presenza tanto scomoda quanto onnipresente. "A scrivere le canzonette - già, allora le canzoni di Tenco le consideravamo canzonette: se penso a quello che si ascolta in radio adesso... - ho imparato da lui", racconta: "A 14 anni mi ruppi una gamba, così fu costretto a passare diversi mesi in un letto con la sola compagnia di un po' di libri e di un giradischi Lesa. Un mio cugino più grande mi portò dei dischi, suoi e di De André. E fui illuminato". Cresciuto, Baccini i suoi miti ebbe l'opportunità di viverli in prima persona. "Fabrizio (De André) lo frequentai per una decina d'anni", ricorda: "Mi scambiava sempre per Luigi. In effetti, fisicamente, ci somigliavamo. E anche la voce, a conti fatti, ha lo stesso timbro. Per questo me ne sono tenuto sempre lontano, almeno per quanto riguarda la mia carriera di cantante. Io appartengo ad un generazione per la quale essere derivativi era un limite, non un pregio". Poi, però, galeotta fu la cover. "Stavo tornando da un concerto, pensando a quanto fosse piaciuta 'Vedrai vedrai' al mio pubblico. Mi venne in mente che Tenco, per una serie di ragioni, l'opportunità di fare un concerto vero e proprio non l'avesse mai avuta: il suo carattere schivo, la sua formazione - più da compositore che da performer - e la sua morte precoce gli impedirono di esprimersi live in tutto e per tutto. Così chiamai Pepi Morgia (storico registra e scenografo genovese, scomparso lo scorso 19 settembre, ndr), proponendogli l'idea di uno spettacolo, ovvero di portare in scena quel concerto che Luigi non ebbe mai l'opportunità di fare. Lui rispose: 'Va bene, ti darò una mano'. Ma la faccenda rimaneva parecchio delicata. Insomma, Tenco è un mito e andava approcciato con tutte le cure e le attenzioni. E qui spunta l'ennesima coincidenza. Solo due giorni prima, in modo del tutto casuale, venni in contatto con Armando Corsi (chitarrista, figura storica della scena genovese, ndr): lo chiamai, fissammo un appuntamento ad un'uscita della tangenziale, a Milano, per il giorno successivo, e iniziammo a lavorare all'idea. Immaginammo una band acustica, ed una selezione di brani che restituisse l'immagine reale di chi veramente fosse Tenco. E così nacque il tour 'Baccini canta Tenco'". Tour che fu la causa prima dell'incisione di questo disco, registrato in un teatro di Genova ("In una sala vuota, dove per tre giorni abbiamo suonato e risuonato la scaletta fino a trovare la take migliore: volevo dare l'idea dell'ensemble dal vivo, del lavoro corale del gruppo") e pronto a sbarcare sul mercato oggi, martedì 29 novembre: un disco fortemente voluto dai fan ("Dopo i concerti ce lo chiedevano tutti, dai completisti più preparati ai ragazzi più giovani, che non avevano la minima idea di chi fosse Luigi") ma nato con uno spirito quasi storiografico: "C'è questo grande equivoco, parlando di Tenco, ovvero del ragazzo tormentato, introverso, difficile e malinconico. In verità, chi lo conosceva davvero, ne restituiva un'immagine completamente diversa: De André, che gli era molto vicino, lo conosceva come il ragazzo esuberante, divertente, anche godereccio - sì, è vero, girava con una pistola, perché aveva paura dei mariti delle donne con le quali andava a letto... e non erano poche - che sapeva scrivere tanto canzoni di protesta - e in Italia è stato il primo, in assoluto - quanto struggenti canzoni d'amore. Il fatto è che, per il tipo di voce che aveva, era molto più convincente come interprete di brani malinconici che non come cantautore pungente e ironico. Eppure lui, ironico, sapeva essere eccome. Poi consideriamo il suo stile di scrittura: Tenco era un sassofonista, veniva dal jazz, e musicalmente era preparatissimo. Non era il tipo di autore al quale bastava piazzare un giro di do sotto i suoi versi. Le sue progressioni armoniche erano sofisticate, difficile da rendere, e noi - preparando la scaletta dello show, e facendo un lavoro filologico, anzi, quasi archeologico, sul suo repertorio - ce ne siamo accorti. E da qui, forse, nasce questo grande abbaglio presso il pubblico. Tenco viveva il dramma di essere troppo avanti per i tempi che l'ebbero per protagonista, e la sua morte schiacciò il resto della sua vita. Scriveva canzoni che, ancora oggi, sono attualissime, e - ancora oggi come allora - fanno fatica ad essere capite e metabolizzate da una società tutto sommato ancora molto conformista e chiusa. Se sei il primo a scrivere canzoni di impegno politico, il primo a sperimentare nuovi linguaggi, il primo a parlare d'amore senza per forza fare rima con 'cuore' e 'fiore', ti guardi alle spalle e non vedi nessuno. Lui si è guardato alle spalle e ha visto Orietta Berti. Come è andata, poi, lo sappiamo tutti...". La pubblicazione di "Baccini canta Tenco" non sarà però il suggello finale di questa operazione di omaggio e riscoperta: "Il tour riprenderà - letteralmente a furor di popolo: ormai ci chiamano direttamente i direttori dei teatri - già da gennaio: inizieremo con le città che non siamo riusciti a visitare la passata stagione, anche se i bis nelle città principali dove ci siamo già esibiti non mancheranno". E non è finita: "Guardando il girato delle riprese effettuate nel corso delle serata passate ci siamo detti che fare il solito DVD dal tour sarebbe stato riduttivo. Così abbiamo pensato di realizzare un vero e proprio docu-film incentrato sulla figura di Tenco: il plot partirà dalla figura dell'artista, quattordicenne, che immagina il suo futuro. Ci saranno parti di concerto suonato dal vivo, e parti recitate da attori. Sarà una specie di 'Buena Vista Social Club', o qualcosa di molto simile. Al momento siamo nel pieno della lavorazione. L'uscita? Sicuramente nel 2012, ma non subito per il mercato dell'home video: l'idea è quella di presentarlo ad un festival del cinema, tentando l'uscita nelle sale". Insomma, Baccini ha trovato una fonte di ispirazione quasi inesauribile sotto il cono d'ombra dal quale fuggiva: "Questa operazione ha emozionato tutti, adulti, ragazzi, fan di vecchia data e neofiti. Anche noi, sul palco, a tratti facciamo fatica a non far rompere la voce dalla commozione. Ci hanno fatto tutti i complimenti, anche se il complimento più bello me l'ha fatto la famiglia di Tenco, che - pur con assoluta discrezione - vigila molto attentamente sul suo repertorio: 'Se Luigi fosse vivo, sarebbe orgoglioso del tuo show'. Immaginate che soddisfazione sia stata per me, che Luigi ce l'ho nel sangue. Già, nel sangue, perché lui è come il blues: o ce l'hai nel sangue, o a farlo non riesci, nemmeno se ci provi".

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